Come in un mondo alla rovescia, capovolto, la designazione per Milan-Juventus – big match dell’Epifania – sorprende e non poco gli addetti ai lavori. Arbitra Massimiliano Irrati della sezione di Pistoia, coadiuvato dagli assistenti Costanzo e Longo, ma soprattutto con il supporto al Var di Daniele Orsato di Schio. Una decisione totalmente inattesa e apparentemente “rovesciata”: Orsato è stato infatti recentemente eletto dall’Iffhs, l’istituto internazionale sulle statistiche del calcio, il miglior arbitro per l’anno 2020, riconoscimento arrivato soprattutto per aver arbitrato – e bene – la finale di Champions League tra Psg e Bayern Monaco. Specularmente, Irrati è universalmente riconosciuto come uno dei migliori Var al mondo, e non a caso è stato spesso impiegato come assistente al monitor nei match più delicati, in Italia e non solo. Mercoledì alle 20.45 a San Siro i ruoli “naturali” dei due fischietti verranno invertiti, anche se è bene precisare che tutti gli arbitri possono essere impiegati indistintamente per entrambe le posizioni. Incuriosisce però che per un match così delicato, con i rossoneri lanciati al primo posto e gli uomini di Pirlo che cercano di rientrare nella lotta Scudetto, il designatore Nicola Rizzoli abbia optato di fatto per la “scommessa” piuttosto che puntare sull’usato garantito.

Massimiliano Irrati e l'attitudine col Var

Come detto, Irrati ha dimostrato di essere uno degli arbitri che meglio degli altri ha acquisito padronanza del Var da quando la tecnologia è entrata nel mondo del calcio. Lo dimostrano le sue apparizioni davanti al monitor in gare importantissime a livello nazionale e internazionale. Ai Mondiali 2018 in Russia, infatti, era il Var del match d’esordio tra Russia e Arabia Saudita, “rompendo” anche la convenzione che vede la squadra arbitrale in ambito internazionale appartenere tutta alla stessa federazione: l’arbitro centrale di quella gara era infatti l’argentino Nestor Pitana, che avrebbe diretto poi anche la finale Francia-Croazia e, un anno dopo, la finale di Copa America. In Serie A quest’anno Irrati conta ben undici presenze in sala monitor, e – a dimostrazione della sua affidabilità – vanta nel curriculum di questa stagione match come Lazio-Inter alla terza giornata, il derby di Milano alla quarta, Napoli-Milan all’ottava, e ancora Juventus-Atalanta, Atalanta-Roma e il rocambolesco Milan-Lazio pre-natalizio. Una sola presenza da Var in Champions League per lui quest’anno, in Salisburgo-Bayern 2-6 di inizio novembre. Come arbitro centrale, invece, Irrati ha collezionato soltanto 5 presenze in questa stagione, di cui una in Serie B, e nessuna di queste lo ha visto impegnato in un big match. Per la sua ultima direzione in una gara di cartello bisogna risalire a uno Juventus-Inter del 7 dicembre 2018, in una stagione – la 18/19 – nella quale arbitrò anche un Lazio-Inter e uno Juventus-Lazio e che si può considerare la sua ultima annata ad altissimi livelli.

Daniele Orsato, il miglior arbitro al mondo

Per quanto riguarda Orsato, invece, le parole si sprecano. Da quando si sono ritirati Rizzoli e Rocchi, è lui l’uomo-garanzia dell’Aia per i match più importanti e sarà lui a rappresentare i fischietti italiani ad Euro 2020, che per la pandemia è stato spostato al 2021. Quest’anno per lui è iniziato dalla Serie B con la delicatissima gara tra Monza e Spal, poi il derby di Torino, Lazio-Napoli e, uscendo dall’Italia, gare europee del calibro di Manchester United-Psg e Germania-Spagna di Nations League. In totale è sceso in campo dodici volte da arbitro centrale in questa stagione, un dato altissimo. Al contrario, invece, Orsato non si può affatto definire un habitué del Var: per lui solo tre presenze, in gare di fascia medio-bassa.

Sarà interessante vedere come collaboreranno i due fischietti, e se l’abitudine dell’uno a stare al posto dell’altro inciderà sulla prestazione. Le regole e i protocolli sono uguali per tutti, e a certi livelli lo spessore umano e professionale degli arbitri si equivale. Rizzoli si gioca molto con questa scelta, che lo esporrebbe a forti critiche in caso non porti i risultati sperati. Il coraggio di certo non gli è mancato, anzi ha scelto proprio il match più “infuocato” per tirarlo fuori. Adesso la parola al campo.