Piero Volpi, medico sociale (fonte inter.it)
in foto: Piero Volpi, medico sociale (fonte inter.it)

"Il mio corpo non rispondeva più, era come se si fosse spento il computer. A raccontare alcuni degli effetti collaterali del contagio da Coronavirus è Piero Volpi, medico sociale dell'Inter e direttore dell'Unità Operativa di Ortopedia dell'Humanitas di Rozzano (Milano). Nell'intervista alla Gazzetta dello Sport elenca tutti i dettagli e fa venire la pelle d'oca quando ricorda che era "come vivere in un'altra dimensione" perché sei abbastanza lucido da capire cosa sta accadendo ma al tempo stesso impotente rispetto ai sintomi e alle conseguenze dirette della malattia.

Respirazione difficoltosa, perdita di appetito, fatica perfino a fare i movimenti più semplici, quelli che quotidiani e più semplici come spostarsi per andare al bagno, versare un po' d'acqua nel bicchiere… Una sorta di tilt degli impulsi elettrici che rende impossibili anche i gesti più comuni.

Solo chi ha visto coi propri occhi cosa accade negli ospedali in questo periodo può comprendere cosa voglio dire. La realtà è molto diversa da quella raccontata nei bollettini giornalieri.

L'esperienza condivisa pubblicamente dal dottor Volpi scandisce l'ipotesi che s'è fatta largo nelle ultime ore: ovvero, favorire la ripresa degli allenamenti delle squadre verso il 4 maggio così da andare in campo entro la fine dello stesso mese  (nel periodo compreso tra il 24 e il 31) oppure all'inizio di giugno (entro la prima settimana così da arrivare a luglio per la conclusione del torneo).

Il rischio è che si tenda a sottovalutare l’emergenza che stiamo ancora affrontando – ha aggiunto il medico sociale nerazzurro, in riferimento alla linea emersa -. Non è giusto parlare di date adesso. Siano le autorità scientifiche a dettare l’agenda, a dirci se e quando riprendere l’attività. Poi in un secondo momento entreranno in gioco anche i medici sportivi con tutta l’attività di prevenzione.