Inter-Real Madrid è un grande classico del calcio europeo, una specie di western sportivo con pistole fumanti e musica morriconiana che si diffonde. Il primo scontro è grande, sarebbe meglio dire Grande, perché al Prater di Vienna, il 27 maggio 1964 fu proprio quell’aggettivo con la maiuscola che le due squadre si scambiarono. Il Real di Di Stefano e Puskas, ormai anziani, diedero lo scettro all’Inter di Herrera, Corso e Mazzola. Ci sarebbe da dire che due anni dopo un Real ringiovanito batte i nerazzurri in semifinale di Coppa dei Campioni per poi vincerla contro il Partizan Belgrado, ma passa ancora una volta un anno soltanto e l’Inter ristabilisce la distanza ai quarti, violando addirittura il Bernabeu.

Dagli anni ’60 si passa agli ’80 e la sfida ritorna più terribile che mai. Dal 1981 al 1986 le due squadre si affrontano in tutte e tre le competizioni europee per ben quattro volte e saranno sempre gli spagnoli a passare, dopo che il miedo escenico del Bernabeu, una violenza sopportata da arbitri incapaci e la bravura de la Quinta del Buitre che in quegli anni si stava affermando avevano portato a partite violente, appassionate e indimenticabili.
Premesso tutto questo, quando le due squadre tornano ad affrontarsi nel girone iniziale della Champions League 1998-99 sanno tutti che non sarà una sfida come le altre. Al Bernabeu altra sconfitta interista, per 2-0 con gol di Hierro e Seedorf, ma non scende in campo l’ultimo grande acquisto di Massimo Moratti, Roberto Baggio.

La storia “europea” di Roberto Baggio è piena di capitoli meravigliosi. Con la Fiorentina arriva in finale di Coppa UEFA nel 1990 e se andate a vedere come giocò nel freddo di Kiev contro la Dinamo, capirete perché i fiorentini lo amavano così tanto. Con la Juve vince una favolosa Coppa UEFA nel 1993, letteralmente trascinando i bianconeri contro il Paris Saint Germain di Weah in semifinale ed esaltandosi in finale contro il Borussia Dortmund che batte al Westfalenstadion con 2 suoi gol. Anche nella Coppa UEFA 1994-95 è favoloso, segnando un altro gol storico sempre contro il Borussia Dortmund in semifinale, perdendo poi la Coppa in finale contro il Parma. Moratti lo ha preso dopo un campionato monstre a Bologna e le prove in Nazionale ai Mondiali di Francia. Doveva essere la ciliegina sulla torta di una squadra stracolma di talento e forza. Ma quel dream team non riusciva ad ingranare.

Tutti davano la colpa all’allenatore, Gigi Simoni, un buon padre da spogliatoio, capace di dare serenità ad un ambiente potenzialmente scintillante nella doppia valenza di brillantezza e innesco esplosivo. Per Moratti aver affidato il seguente parco attaccanti, Ronaldo, Djorkaeff, Baggio, Ventola, Zamorano, Pirlo, Recoba, a Simoni è come mettere l’autista di Scuolabus su una Ferrari. Quella partita contro gli spagnoli era decisiva per il tecnico, perché due giorni prima le aveva prese dalla Fiorentina che sognava in grande, prima che Edmundo poi a febbraio partisse per il Carnevale.

Contro il Real Madrid Simoni decide di tenere ancora Baggio fuori per giocare con Moriero tornante e il duo Ronaldo-Zamorano di punta. Ronnie è in forma e mette in porta un paio di volte il cileno, senza frutto. Decide a questo punto di fargli rimbalzare la palla addosso per l’1-0. Il Real è quello di Hiddink, pratico e dinamico. Savio sulla sinistra dribbla Taribo West e mette sulla testa di Seedorf per l’1-1. Al 68’ esce Zamorano ed entra Baggio e si apre una nuova partita.

Diventa una partita più razionale, meno furiosa, giocata su linee di passaggio pulite, insomma la prende in mano Roberto Baggio, come ha sempre fatto in tutta la sua carriera. All’86’, quando le squadre sono stanche dopo il loro continuo cozzare, Baggio riceve una palla a 20 metri dalla porta di Bodo illgner, invece di stoppare e magari cercare di forza lo spazio per il tiro, tocca di prima, di piatto per un triangolo con Simeone. Questa giocata è incapibile per l’argentino che corre in avanti senza sapere dove andare, ma è senza senso anche per Ivàn Campo, il quale cerca di toglierla dall’area di rigore, ma semplicemente chiude il triangolo che Baggio voleva. Tornata la palla, Baggio la accarezza portandosela avanti e tira. Oggi, ma anche allora tutti avrebbero cercato la sinistra del portiere, verso l’angolo lungo. Anche Illgner se l’aspetta lì e va con il corpo verso quel lato. Ma Baggio cambia impercettibilmente la direzione della caviglia e sposta la traiettoria del pallone, che va invece verso la destra del portiere. Illgner cerca anche di prenderla con il piede, ma ormai la spinta verso la sinistra era troppo decisa e la palla va sotto la traversa. Tutto l’Inter in pratica corre in campo per abbracciare il suo numero 10.

Dopo pochi minuti ancora Baggio corre da solo verso il portiere. Sempre Campo praticamente lo mette sotto con la macchina, facendogli almeno tre rigori in un solo movimento del corpo. Per sicurezza anche Illgner, dopo che Baggio si rialza, lo stende, ma l’arbitro Markus Merk dice che si deve continuare. Roba che quello del VAR oggi tirerebbe una scarpa contro il monitor.

Quasi a fine partita, di nuovo Baggio più o meno nella stessa posizione si trova davanti a Illgner. Questa volta lo dribbla con un tocco di una morbidezza che ancora non conosciamo e segna di sinistro, con la faccia di chi è andato alle Poste per una raccomandata. Rivedere questo gol almeno dieci volte è un modo per sentirsi da qualche altra parte. Un posto più bello e pieno di sole.

Questa è l’ultima grande notte di Roberto Baggio in Europa. Dopo la partita successiva (vinta con la Salernitana), Simoni viene esonerato e inizia una stagione inutile per tutti. A marzo nei quarti di finale di Champions League il Manchester United che vincerà la competizione supera l’Inter. Questa di Baggio contro il Real Madrid è un’ultima scintilla europea forse arrivata troppo presto. Però è stata una scintilla che ha provocato una luce e un calore che sentiamo ancora adesso.