Un cross di esterno destro e un gol di collo pieno, un destro scaricato con potenza e precisione, un diagonale che fa la barba al palo. In calce alla vittoria del Napoli contro l'Empoli (3-2) c'è la firma di Lozano e di Petagna, che toglie le castagne dal fuoco scacciando i soliti, cattivi pensieri. E, diciamolo chiaramente, è davvero poco edificante assistere a uno spettacolo del genere: qualsiasi squadra che abbia coscienza di sé, della propria forza, della propria identità tattica, della propria ambizione di restare al vertice e andare in Champions non permette a un avversario coraggioso e generoso (ma pur sempre di Serie B e imbottito di giovanotti) di tenere in bilico la qualificazione quasi fino al 90°. E quando Fabian Ruiz centra il palo del possibile 4-2 l'ansia resta tale fino all'ennesimo contropiede subito nel finale per opera dei toscani.

Meno male che il Chucky fa la differenza nei momenti cruciali della gara e regala la qualificazione ai quarti di finale di Coppa Italia (Roma o Spezia la possibile avversaria). È il Chucky che serve a Di Lorenzo – appostato a centro area – un pallone sul quale c'è scritto "basta spingere" e il difensore lo fa centrando il sette alla destra del portiere. L'attaccante messicano gioca in posizione mancina (Insigne entrerà nella ripresa al posto di Politano) e dal suo lato martella il fianco dei toscani: corre, scivola via, affonda, è difficile tenerlo a bada.

L'ex Psv si conferma nota lieta di questa formazione che, nonostante tutto, mostra evidenti segni di squilibrio quando lascia ai toscani spazio (anche troppo) per affacciarsi alle parti di Meret. Come in occasione della rete di Bajrami, autore del momentaneo pareggio: approfitta del classico momento di black-out dei padroni di casa, arriva fino al limite del vertice sinistro dell'area partenopea e – complice il pressing mancato – lascia partire un destro a giro imparabile.

Com'è possibile? Non è solo questione di tensione emotiva, di concentrazione che cala perché se fai fatica e rischi tanto anche contro un avversario nettamente inferiore c'è qualcosa che non gira. Toglie equilibrio e serenità. Sembra un film già visto in altre occasioni (Torino e Spezia, o anche Udinese) con gli azzurri che mostrano una straordinaria capacità di farsi del male da soli. Il difetto è sempre lo stesso, chiaro a tutti tranne all'allenatore: il Napoli schierato con due mediani e un tridente alle spalle della prima punta lascia praterie immense nelle quali vanno a nozze gli avversari.

Lo fa anche l'Empoli che tiene in costante apprensione i campani. Accadrà anche nella ripresa quando, ancora una volta Bajrami, effettuerà una rete in fotocopia riportando il match in equilibrio. A sorpresa. Nemmeno tanto contro la squadra di Gattuso che manifesta l'incapacità di controllare la gara, addormentarla, chiudere gli spazi, vive di strappi e spunti individuali, si allunga e si spezza in due. Per Gattuso, però, è solo questione di veleno.