Domenica sera inizierà il suo sedicesimo campionato di Serie A in Juventus-Sampdoria. Gli ultimi nove, Giorgio Chiellini, li ha conclusi sollevando al cielo il trofeo dello Scudetto, quello che inseguirà per completare una serie da record di 10 titoli vinti consecutivamente. L'unico a riuscirci, tra tutti i calciatori passati dalla Juve nell'ultimo decennio. "Un grande orgoglio, ma avrei preferito condividerlo con Leo e Gigi", ha raccontato in esclusiva a Fanpage.it nel corso di una lunga intervista, tra passato, presente e futuro.

Leo e Gigi sono Bonucci e Buffon, compagni di mille battaglie in bianconero e con la Nazionale. Fratelli, più che compagni, in quella che nel corso del tempo è diventata qualcosa di più di una semplice squadra, per Chiellini: "La Juventus è la mia seconda famiglia. Sono arrivato qua che avevo 21 anni, in una regione diversa, con persone diverse. Il carattere del piemontese è molto diverso da quello del toscano e durante il primo inverno vissuto qui trovavo molta chiusura da parte delle persone. Poi Torino e la Juventus sono diventate la mia seconda casa. Mi hanno aiutato a diventare uomo prima ancora che calciatore".

Da calciatore il suo cammino era iniziato secondo un copione diverso da quello che lo ha portato alla ribalta: "Io nasco centrocampista centrale. Fino ai 13 anni giocavo in mezzo al campo, solitamente accanto ad uno tecnico, e io correvo per lui. Da lì sono passato alla fascia, perché la forza fisica e la corsa andavano sfruttate. È iniziato il mio percorso da esterno di fascia e terzino che ho portato avanti fino ai 20 anni, poi dalla Serie B ho iniziato a fare stabilmente il difensore centrale e mi sono sentito subito a mio agio e di valore superiore".

Un ruolo che Chiellini ha sempre interpretato al limite, con conseguenze anche fisiche in alcuni casi: "La forza di volontà e la voglia di metterci la testa dappertutto mi hanno portato numerosi taglie e fratture. Tagli e punti ormai non si contano neanche, si supera il centinaio abbondantemente. Fratture tre o quattro. Il primo taglio me lo sono fatto a 13 anni, la prima frattura del naso a 20 più o meno".

L'infortunio al ginocchio che ha compromesso la passata stagione è ormai alle spalle: "Sto bene, ho avuto un po' di problemi fisici durante l'anno, un'operazione che sinceramente non pensavo più di dover affrontare a 35 anni. Ma è stata una bella sfida". E la prossima, oltre che in Italia per il decimo Scudetto, sarà quella in Europa: "La Champions è un sogno, un obiettivo, chiamiamola come ci pare. Una cosa che tutti gli juventini vogliono dal lontano 1996. I due percorsi che abbiamo concluso in finale sono stati bellissimi, nonostante il brutto epilogo".

Ci riproverà ancora, insieme ai compagni e a Cristiano Ronaldo: "È stato sicuramente un avversario molto temuto, che purtroppo mi ha fatto perdere tante partite perché ha segnato spesso alla Juve. Ma qualche volta siamo riusciti anche a batterlo… Da quando l'abbiamo preso è stato un valore aggiunto, non pensavo potesse venire e sono stato davvero contento di riuscire a giocare, nella mia carriera, con un campione del genere".

Una carriera durante la quale ha lasciato il segno anche Massimiliano Allegri. Mai dimenticato dai tifosi della Juventus, così come da Chiellini: "Max è livornese come me ed è stato uno degli allenatori che hanno influenzato tanto la mia vita calcistica. Una persona che stimo tantissimo. Ogni tanto lo sento, poi magari capita che ci si può rincontrare a Livorno".

Livorno resta la sua casa, Torino continuerà ad essere il suo futuro. Insieme a Marchisio ha avviato un nuovo progetto nel campo della comunicazione con l'agenzia Mate, mentre è inevitabile affrontare le prime riflessioni su cosa succederà dopo il ritiro: "Ci penso ogni tanto, con serenità. Sicuramente cambierà la mia vita, ma non mi spaventa. Non mi pongo limiti, pur consapevole che sicuramente sarà una cosa a breve termine. Vengo da un anno di infortunio, comincio a star bene e mi sto godendo questo rientro. Poi piano piano si vedrà".

Nell'immaginario di molti è già pronto per un ruolo importante nei quadri dirigenziali della Juventus: "Dirigente? Obiettivo, sogno, programma, è il futuro. Una cosa a cui penso ogni tanto. Ma non troppo, perché il mio presente è quello da giocatore". Con il decimo Scudetto consecutivo nel mirino.