Ci pensano Morata e Dybala, la Juve batte per 4-1 il Ferencvaros alla Puskas Arena. Il primo fa un gol per tempo, piazza la seconda doppietta della stagione in Champions (l'altra la realizzò contro la Dinamo Kiev), aggancia Rashford e Jota in cima alla classifica marcatori. Lo spagnolo regala un'altra serata sotto i riflettori, lasciando in un cono d'ombra Ronaldo (che ha giocato ma non ha brillato). Lo fa anche Dybala (escluso ancora una volta dalla formazione titolare anche contro un avversario piccolo, piccolo) che esce dall'anonimato mettendo la propria firma in calce a una gara troppo facile per essere vera. Uno-due anche per lui in una decina di minuti anche se per la Uefa il poker è autorete di Dvali. Messaggio chiaro al tecnico.

Troppo modesto il Ferencvaros. Troppo netta la differenza di valori con la Juventus che porta a casa la vittoria e un altro pezzetto di qualificazione agli ottavi di finale. A giudicare dalla pochezza degli avversari, non ha bisogno di sfiancarsi né sudare più di tanto per legittimare il successo. C'è un dato che balza all'occhio e traccia i contorni della sfida: nel primo tempo i magiari non hanno mai fatto un tiro in porta né creato un'occasione da rete che fosse degna di chiamarsi tale. E così, dopo la rete del vantaggio siglata da Morata (la terza in altrettante partite di Champions), l'impressione è che dopo sette minuti la sfida sia già chiusa. Solo la squadra di Pirlo può riaprirla, commettendo qualche sciocchezza.

Solo la squadra di Pirlo può chiuderla e staccare la spina. Se solo fosse un po' più precisa in avanti… Cristiano Ronaldo, protagonista assoluto con lo Spezia, corricchia, cerca l'affondo e quando gli capita una palla d'oro servitagli dallo spagnolo la spreca. Nella ripresa tenta anche una punizione alla sua maniera: fissa la palla, sbuffa, divarica le gambe, allarga le braccia lungo i fianchi ma né mira né potenza, tantomeno precisione, lo aiutano. Ne vien fuori una conclusione centrale, quasi ‘telefonata'. Ti accorgi che c'è quando, in occasione dello 0-2, è lui a servire il passaggio mancato da McKennie ma non da Morata.

Poca roba, davvero, i magiari: cinque sberle prese contro il Barcellona, due gol incassati contro la Dinamo Kiev spiegano bene quale sia la consistenza dei padroni di casa e alimentano le perplessità su questa Juventus che controlla il gioco ma non azzanna l'avversario. Lo lavora ai fianchi con Cuadrado (sua la discesa e il crosso che dalla destra propiziano la rete), lo punzecchia con Chiesa (altra prestazione molto ordinaria) e quasi infastidisce per l'incapacità di calare subito il sipario sul match.

Serata con uno sprazzo improvviso di Joya. Pirlo lascia Dybala in panchina, confermando come per l'argentino – con Morata in questo stato di grazia e CR7 intoccabile – ci sia al momento spazio solo nel ruolo di guest-star. Tant'è che quando lo manca in campo (intorno al 70°) l'incontro è già in ghiaccio e i venti minuti assomigliano tanto a una sorta di sgambatura un po' più robusta. Se li fa bastare e fa anche gol. Due per la precisione in una decina di minuti, anche se la seconda marcatura la Uefa la attribuirà a Dvali (autogol): un segnale molto chiaro lanciato all'allenatore. In Champions finora ha giocato mezzora contro la Dinamo, novanta minuti contro il Barcellona nella serata della disfatta con i blaugrana. Non c'era Ronaldo a fargli ombra, eppure non riuscì a incidere. Tra le cose che funzionano (ancora) a corrente alternata c'è  proprio lui. Per Pirlo, però, è tutto normale. In fondo, la sua squadra è un cantiere aperto. L'avesse ribadito Sarri questo concetto, sarebbe stato massacrato.