Tutto dipenderà dal finale di stagione e dalla possibilità residua di portare in dote almeno un trofeo ma comunque vada sarà rivoluzione. L'eventuale vittoria dell'Europa League è l'ultima opportunità che ha l'Inter di Antonio Conte per non archiviare la stagione alla voce "delusione piena" (o fallimento, alla luce degli investimenti fatti) ritrovandosi con un pugno di mosche e gli stessi risultati di Luciano Spalletti (con il fiato sul collo dell'Atalanta che insidia la terza posizione).

Cosa accadrebbe in un'ipotesi del genere? Lo ha ammesso lo stesso allenatore che, tra un rimbrotto e un rimprovero ad alta voce, ha sì messo in discussione se stesso e buona parte dei calciatori che per effetto di quel "siamo a un livello più basso" non sono da Inter (secondo il suo parere) ma non ha risparmiato obiezioni anche alla società.

Conte cosa imputa alla dirigenza? In buona sostanza di avergli messo a disposizione una squadra non all'altezza del duello con la Juventus, abbastanza forte da strapparle lo scudetto. Del resto, lo aveva fatto a Torino quando puntò l'indice contro le scelte della società ("quando ti siedi in un ristorante dove si paga 100 euro non puoi pensare di mangiare con 10 euro") e lo ha ripetuto anche a Milano dopo il ceffone sul muso preso dal Borussia Dortmund quando si lasciò sfuggire una smorfia sulla "programmazione del mercato da parte della società".

Di rimando, la critica è molto semplice: nessuno immaginava che da un anno all'altro i rapporti di forza sarebbero cambiati di colpo ma è altrettanto vero che ci si attendeva una maggiore competitività per lo scudetto (anche con un duello più serrato, come accadde tra Napoli e bianconeri nell'ultimo anno di Maurizio Sarri) e soprattutto un successo da mettere in bacheca. Ha centrato un obiettivo Rino Gattuso, che sul treno azzurro è saltato in corsa ereditando la situazione difficilissima del post Ancelotti, mentre l'ex ct della Nazionale non ci è riuscito (ancora).

Non è finita, nelle note a margine ce ne sono almeno un paio che rappresentano una spina nel fianco dell'allenatore e che non possono essere spiegate solo con la "deficienza tecnica" (ovvero quel gradino più in basso al quale ha fatto esplicito riferimento il tecnico).

  • Rimonte subite. Sono 3 in 6 gare giocate da quando la stagione è ripresa. In Coppa Italia contro il Napoli, che l'ha eliminata dalla corsa al titolo. In campionato contro Sassuolo (3-3 rocambolesco dopo essere passati addirittura per 2 volte in vantaggio) e Bologna (sconfitta cocente).
  • La "maledizione del girone di ritorno". Al netto degli 8 punti in più rispetto all'anno scorso, per convenzione potrebbe essere definita così la tendenza dell'Inter a dilapidare occasioni e a sgonfiarsi cammin facendo. alla luce delle coincidenze con le precedenti esperienze di Mancini e Spalletti.

Comunque vada sarà rivoluzione ma metterla in atto non sarà così agevole. Soprattutto se il concetto di partenza è prendere grandi (e costosi, sotto tutti i punti di vista) giocatori. Qualcosa s'era già intravisto con la partenza di Valentino Lazaro, liquidato a gennaio dopo aver investito 22 milioni nell'estate scorsa. Adesso sono circa una decina i calciatori che per differenti ragioni potrebbero non far parte della prossima rosa, su tutti: Godin, Biraghi, Moses, Vecino, Gagliardini, Borja Valero, Esposito, Sanchez e Lautaro. Con quest'ultimo che se resta non permette al club di muoversi con maggiore scioltezza economica.