Così Totti voleva tornare in Serie A a 48 anni: “Calciotto lunedì, tre volte palestra, niente dolci”
Roma-Genoa del 28 maggio 2017, allo Stadio Olimpico, chiuse definitivamente la straordinaria carriera da calciatore di Francesco Totti, che è riuscito nell'impresa di giocare 25 stagioni con ben 307 gol realizzati con la stessa e unica maglia: quella della Roma. Da quel momento in poi, per il Pupone si è aperta una nuova fase della sua vita calcistica. Prima nella dirigenza della Roma con Pallotta, poi l'uscita di scena dal club giallorosso e la creazione della "CT10 Management", ovvero una società di consulenza sportiva per professionisti di alto livello e giovani calciatori. Nel mezzo, la passione per il padel, ma con in testa sempre e solo il pallone.
È come se Totti non avesse mai del tutto accettato il ritiro dal calcio giocato. L'ex numero 10 della Roma ha proseguito un po' nei vari campionati di calciotto, allietando il pubblico con prodezze degne del suo nome. È come se il calcio non avesse ancora chiuso totalmente con lui, e viceversa. E infatti Totti lo racconta all'interno della sua nuova autobiografia in uscita oggi, intitolata ‘Oltre'.
Il campione del mondo con l'Italia nel 2006 svela un retroscena clamoroso quando rende nota la sua trattativa con Genoa e Como, le quali volevano ingaggiarlo nonostante avesse 48 anni: "Ho detto di no a Genoa e Como – scrive Totti -. Gilardino aveva 42 anni, Fabregas 37, quindi avrei avuto rispettivamente 6 e 11 anni in più di chi era pagato per dirmi cosa fare".
Nessuna leggenda metropolitana, dunque, ma la pura verità. Totti iniziò a pensarci, ci ha ragionato per molto tempo. E, anche per non farsi cogliere impreparato, ha cercato di tenersi in forma. "Giocavo tutti i lunedì sera a calciotto e il mio stato di forma non era malaccio. Me la cavavo bene, mica ci si dimentica di come si tocca un pallone, di come si calciano le punizioni o si fa un assist". Totti era solito lanciare provocazioni circa un suo clamoroso ritorno in campo: "Sono pronto". E così Genoa e Como hanno pensato davvero di contattarlo: "I primi a farsi avanti sono stati i dirigenti del Genoa, con cui ho parlato direttamente. Mi hanno posto una semplice domanda: ‘Ma allora, la vuoi fare o no questa nuova esperienza?'". Tutti facevano sul serio e forse anche Totti, a un certo punto, ha iniziato a farlo: "Prima di dare una risposta, ho cominciato a lavorare duramente".
Totti ha iniziato a pensare a un programma di preparazione fisica ben preciso. Di certo, giocare nel Como di Fabregas, come lo vediamo oggi e con quei ritmi, non sarebbe stata proprio una passeggiata. Ma Totti è andato avanti: "Ho continuato col calciotto del lunedì, ho aggiunto tre sedute a settimana in palestra e due col fisioterapista, controllando l’alimentazione – spiega -. Via il pane, via i dolci, via tutto. Togliere i dolci è stata durissima".
Alla fine è stato un no: "Marassi mi piaceva, è un bello stadio, all’inglese, con gente di passione, che segue le partite attaccata al campo. Senti il fiato sul collo. E poi proprio contro il Genoa avevo giocato la mia ultima partita con la maglia della Roma, vedi il destino". Totti era combattuto: "Ho ringraziato, ho detto no. Di pancia la decisione sarebbe stata diversa. Ma come mi avrebbero visto i tifosi, se fossero cambiati il giallo e il rosso, i colori di sempre? Ecco, su quale base ho scelto".