Subito dopo aver terminato il suo periodo d'isolamento, Diego Godin ha ricevuto l'autorizzazione dell'Inter per il rientro in Uruguay. Ai microfoni di ESPN, il difensore ex Atletico che potrebbe lasciare i nerazzurri al termine della stagione ha parlato della gestione dell'emergenza Coronavirus, riservando numerose critiche nei confronti di chi non ha deciso di fermare prima il calcio

Lo sfogo di Godin dopo il ritorno in Uruguay

Diego Godin non le manda a dire. Il centrale uruguaiano è tornato in Uruguay dopo la conclusione della quarantena legata alla positività di Daniele Rugani, difensore della Juventus incrociata nell'ultima uscita in campionato. Parole tutt'altro che leggere quelle del difensore dell'Inter: "Siamo stati esposti fino all'ultimo momento, hanno continuato a tirare la corda per vedere se si poteva continuare a giocare, fino a quando la situazione non è stata insostenibile e il sistema sanitario è crollato".

Coronavirus, Godin punta il dito contro il mancato stop anticipato del calcio in Italia

Una decisione irresponsabile e tardiva a giudizio del calciatore: "Abbiamo continuato a giocare per diverse settimane, abbiamo continuato gli allenamenti e giocato a porte chiuse, fino a quando è stato rilevato il positivo Rugani: a quel punto noi e i giocatori della Juventus siamo stati messi in quarantena ed il campionato si è fermato. Sicuramente in quella partita c'erano altri giocatori che sarebbero già stati infettati, quindi hanno messo direttamente tutti in quarantena. All'inizio si pensava che fosse un problema cinese e che non avrebbe raggiunto altri Paesi. Hanno preso le misure a poco a poco, piuttosto lentamente: ci hanno avvertito, ma a livello governativo non sono state prese misure drastiche per prevenire ciò che sarebbe potuto accadere".

Godin e le belle parole per chi combatte in prima linea contro Coronavirus

Massima stima invece per chi sta combattendo in prima linea contro il Coronavirus, e in particolare a tutti i componenti del personale sanitario: "Non ci sono abbastanza posti o dottori. Lo sforzo che fanno i medici e le persone nel servizio sanitario è impressionante, tutto ciò che può essere pagato a queste persone non è all'altezza, oggi sono davvero eroi: c'è solo da vedere le immagini di ciò che fanno, è davvero commovente".

Il futuro del campionato e la difficoltà di allenarsi ai tempi del Coronavirus

E a proposito degli scenari per la Serie A, Godin evidenzia le difficoltà del ritorno alla normalità, soprattutto alla luce della situazione attuale: "E' difficile stare tutti i giorni a casa e ripetere gli stessi esercizi in poco spazio: e bisogna stare attenti al cibo, stando in casa si rischia di mettere su grasso. Non sappiamo se e quando si tornerà a giocare: torneremo ad allenarci, ma è difficile prevedere quando gli stadi potranno contenere ancora 70mila persone. E' come se fosse una mini-stagione per le squadre: siamo a casa da un mese senza toccare una palla. E' come se fosse una vacanza e come se fossimo a giugno-luglio. Se torniamo a giocare, dovremo farlo intensamente e ogni due-tre giorni: ma con altri 20-25 giorni non so cosa può succedere"