Marco Rossi è diventato una sorta di eroe in Ungheria. Il gol di Szaboszalai, nonostante l'assenza del Ct in panchina a causa della positività al Covid-19, ha infatti consentito alla sua Nazionale di staccare il pass per l'Europeo dopo la vittoria nello spareggio contro l'Islanda. Il punto più alto della sua carriera dopo essere stato a lungo in giro per il mondo a raccogliere esperienze più o meno importanti che ad oggi lo vedono come il secondo Ct italiano, al pari di Roberto Mancini, a prendere parta alla manifestazione al via il prossimo mese di giugno.

Classe 1964, Marco Rossi è sbarcato in Ungheria nel 2012 quando ha iniziato a intraprendere un percorso di crescita calcistica importante con l'Honved, prima delle esperienze con Dunajská Streda, militante nella Superliga Slovacca. È diventato Commissario tecnico dell'Ungheria nel 2018 con l'obiettivo di portare la Nazionale all'Europeo 2020. Obiettivo centrato con un gol nei minuti di recupero.

Marco Rossi, dalla Cavese al sogno Europeo

Cresciuto calcisticamente nel vivaio del Torino, Marco Rossi si è più che altro consacrato in Italia al Sud, con Campania-Ponticelli, Puteolana e Catanzaro. Da qui il passaggio al Brescia e poi alla Sampdoria di Eriksson protagonista nei primi anni '90 in Coppa Italia. Ma evidentemente Marco Rossi era destinato a fare bene all'estero. Da calciatore infatti ha prima vestito la maglia dell'America di Città del Messico nel 1995/1996 prima dell'esperienza in Germania con l'Eintracht Francoforte. Fu uno dei primi calciatori a varcare la soglia dell'Italia per intraprendere nuove esperienze all'estero. Tornato in Italia nel 1997, conquisterà la salvezza con il Piacenza prima di concludere la sua carriera con Ospitaletto e Salò.

In campo era un leader e la sua personalità di certo non sfuggì all'occhio di chi vedeva in lui subito un futuro da allenatore. Allenatore con la Berretti del Lumezzane come inizio prima delle esperienze con Pro Patria, Spezia, Scafatese e Cavese. Con gli Aquilotti sedette sulla panchina dall'estate 2010 a febbraio 2011 prima di trasferirsi definitivamente, l'anno successivo, in Ungheria. Aveva come obiettivo quello di valorizzare l'Honved. Con un ottimo terzo posto al primo anno sulla panchina della squadra dell’ex esercito ungherese, nel 2017 riesce a riportare lo scudetto dopo ben 24 anni. Un titolo che gli consentirà di vincere anche il premio come miglior allenatore della lega e la Panchina d’oro. Nell’estate dello stesso anno poi passa agli slovacchi del Dunajska Streda, chiudendo il campionato al terzo posto e portando la squadra ai preliminari di Europa League entrando anche qui nella storia del club.

Il rapporto ostile con l'Italia e la consacrazione da Ct dell'Ungheria

"Se fossi rimasto in Italia oggi sarei a lavorare nello studio di commercialista di mio fratello". Marco Rossi non ha rimpianti dell'Italia, anzi, non è mai sembrato subire la lontananza dal nostro campionato. Dopo le brutte parentesi tra Scafatese e Cavese, il Ct dell'Ungheria raccontò di essersi trovato in condizioni precarie per un allenatore: senza società in un ambiente ostile. Fattori che lo portarono a pensare di lasciare per sempre la carriera da allenatore. "Rimasi fermo un anno – dichiarò Rossi – e ricevetti tre proposte, ma mi dissero che avrei dovuto pagare per allenare in Serie C. Ne fui schifato. Anche questo succede in Italia". 

La svolta arrivò dopo un viaggio a Budapest per andare a trovare un amico. In un ristorante di Budapest, Marco Rossi conobbe per caso l'ex direttore sportivo dell'Honved. Da quel momento in poi iniziò la sua carriera che oggi l'ha portato ad essere Ct dell'Ungheria. L'obiettivo della Federazione è sempre stato quello di riportare la Nazionale ad una manifestazione di livello internazionale dopo aver mancato l'accesso al Mondiale 2018. Il secondo posto in Nations League ha consentito all'Ungheria di giocarsi lo spareggio con l'Islanda e staccare quel pass. In panchina non c'era Marco Rossi (risultato positivo al Covid-19), bensì il suo suo secondo, il tecnico salentino Cosimo Inguscio. Nello staff anche il messinese Giovanni Costantino, match analyst e assistente dell’ex difensore della Sampdoria.