Centenario Napoli, la pronipote del fondatore Ascarelli: “Ferlaino sempre presente, altri sono prime donne”

Flavia Pantaleo abbozza un sorriso rispondendo "grazie" quando le si fanno gli auguri per il centenario del Napoli Calcio. Mentre accetta di essere intervistata da Fanpage si trova a Roma e la cerimonia a cui hanno preso parte Aurelio De Laurentiis e – tra gli altri – Diego Armando Maradona Junior è lontana, non solo geograficamente. "Ho guardato una trasmissione oggi, ma non emergeva che chi ha fondato il Napoli Calcio, cento anni fa nel 1926, è stato Giorgio Ascarelli. C'è una rimozione della memoria, non da oggi. Ma anche nei decenni passati le amministrazioni locali hanno totalmente rimosso la memoria. La nostra famiglia si è spesa molto per la città".
Flavia Pantaleo non è una tifosa o un'osservatrice comune. Di quell'Ascarelli è la pronipote, custode – non da sola – di una memoria che oggi non sente riconosciuta abbastanza. "Lui vedeva il calcio come un momento di aggregazione sociale in città. Tutto ciò è stato rimosso. Non credo che si faccia minimamente riferimento a questa figura. Questa è una mia visione un po' polemica". Una ferita che non sembra collegata solo alla festa a cui hanno preso parte migliaia di tifosi, ma che va indietro nel tempo. Lo si percepisce nella voce di Pantaleo.
Da dove cominciamo per raccontare questa storia?
"Allora, Giorgio era il figlio di Pacifico. Ebrei arrivati a Napoli. La famiglia Ascarelli accettò la sfida di iniziare un'attività imprenditoriale a Napoli. Pacifico arrivò con due dei suoi fratelli, con un gruzzolo di denaro e misero su un negozio di tessuti. Nel giro di pochissimo divenne un'azienda molto fiorente. Già alla fine dell'800 aveva 400 dipendenti ed esportava all'estero. Il padre di Giorgio è stato vicesindaco, si sono spesi durante l'epidemia di colera. Il Rione Ascarelli, lo chiamano Rione Luzzatti – Ascarelli, che poi è dov'è stata girata l'Amica Geniale, è dovuto alla famiglia Ascarelli. Il calcio è stata l'ultima delle iniziative di questa famiglia, se vogliamo dirlo"
E poi arriva Giorgio.
"Lui si è potuto permettere di costruire uno stadio [il regime fascista ne cambiò poi il nome perché costruito da un ebreo, fu poi bombardato e successivamente demolito ndr], di regalare anche la sede del Circolo Italia alla città, proprio perché nella generazione precedente era stato accumulato tanto. Diciamo che poi lui è morto giovane. Appena pochi giorni dopo l'inaugurazione dello stadio. Poi ci sono state le leggi razziali, la Seconda Guerra Mondiale e nel dopoguerra c'è stato una rimozione di questa memoria. E solo le persone anziane lo ricordano. Se oggi lei va al Rione e parla con persone giovani magari non sanno dirle chi è Giorgio Ascarelli, ma sanno che quello si chiama Rione Ascarelli. È rimasto nel tessuto sociale, ma c'è stata una rimozione"
Se lei a uno di questi ragazzi dovesse raccontare com'è nato il Napoli, cosa direbbe?
"Nasce quasi per gioco. Da una famiglia di sportivi, che credevano nello sport com'era concepito un tempo. Era aggregazione sociale, un momento ludico, di incontro. Esistevano altre squadre di calcio che appartenevano a delle città e lui aveva incontrato un giocatore. E da lì probabilmente, anche se non ricordo il nome del giocatore, è venuta la voglia di creare questa squadra che appartenesse alla città. Tant'è vero che poi scelgono i colori dell'azzurro come il mare di Napoli. Inizialmente doveva essere un cavallo il simbolo non l'asinello. Lui stesso era un appassionato di calcio, oltre che di vela. Una volta formata la squadra probabilmente gli è venuta l'idea di regalare lo stadio alla città"
Quindi, direbbe che il vero fondatore del Napoli oggi non è ricordato abbastanza?
"Ma assolutamente no. Tranne il presidente Ferlaino, il quale è sempre stato presente a tutte le manifestazioni che hanno riguardo Giorgio Ascarelli. Racconta molti aneddoti, ad esempio che la mattina quando si alza ringrazia Giorgio Ascarelli per aver fondato il Napoli. È venuto anche al cimitero ebraico. Svariati anni fa venne vandalizzata la tomba di Giorgio. Lui ha partecipato. Gli altri, dall'amministrazione cittadina agli alti dirigenti sportivi, assolutamente non gli viene mai in mente di ricordare che questa squadra è stata fondata da un personaggio che la città ha rimosso. Personaggio che, ripeto, ha fatto tantissimo per Napoli. Il destino ha poi voluto lui morisse dopo poche settimane dall'inaugurazione dello stadio. Questa è una cosa incredibile. Lui aveva voluto tantissimo questo stadio. Anche il destino si è accanito"
A cosa si riferisce quando dice che ha fatto tanto per la città?
"È sempre tutto focalizzato alla storia del calcio. Non si è mai parlato del fatto che gli Ascarelli fossero imprenditori illuminati. Erano antesignani di Giorgio Olivetti, avevano creato la mensa all'interno dell'azienda, davano un premio ai dipendenti per far studiare i figli. Tutte queste cose vengono esaurite nella figura del calcio. Quando se ne ricordano. Qualche tempo fa gli fu intestato uno stadio in periferia, a Ponticelli. C'è una targa che lo ricorda, ma non era il luogo. Assolutamente"
L'imprenditore oltre il Presidente, mi stava raccontando.
"Lui ha raccolto il testimone del padre che aveva creato un'azienda estremamente florida. Era un'azienda familiare. C'era lui, c'era il marito della mia bisnonna, che era un po' il braccio destro del padre. Con la morte di Giorgio l'azienda ha continuato a essere florida, fino alla Seconda Guerra Mondiale. Dopo la guerra c'è stato un tracollo, dovuto a vari fattori. Tra cui durante la guerra c'è stato il saccheggio di un intero magazzino della ditta Ascarelli. Era stato portato in salvo in un paese dell'avellinese e stoccato in un deposito. La popolazione locale, connivente con i nazisti, ha saccheggiato totalmente questo magazzino. Per giorni e giorni hanno depredato. E da questo episodio la ditta non è mai più tornata a essere quella che era. C'erano state deportazioni, delle morti. Se non fossero stati ebrei, dopo la guerra si sarebbero ripresi"
A tal proposito, è ancora aperta la questione dell'intitolazione di Piazzale Tecchio a Giorgio Ascarelli.
"Abbiamo fatto una raccolta firme, ci siamo impegnati per questa cosa. C'è stato un momento, qualche mese fa, in cui sembrava che fossimo arrivati a una svolta. E poi si è fermato tutto di nuovo. Continuiamo a portare avanti questa battaglia. Probabilmente anche chi, in buona fede si vorrebbe impegnare su questo terreno, deve fare i conti con l'elettorato, con tante altre cose. Per il momento questa cosa pare si sia arenata. Sarebbe un giusto riconoscimento. Sarebbe stato anche molto simbolico far coincidere questa intitolazione con l'anniversario, ma c'è ancora da battagliare"
C'è sempre un po' questa amarezza perché non lo ricorderanno nel modo giusto?
"La memoria va coltivata. Oggi è difficile. Ferlaino è perfettamente consapevole, è sempre presente. Poi ci sono altri che forse non gli fa neanche piacere ricordare perché talmente delle prime donne… non lo so. C'è una doppia rimozione: una rimozione nella dirigenza calcistica, probabilmente forse c'è anche un'ignoranza o una volontà precisa di non far emergere questa figura. E c'è poi una rimozione a livello sociale e politico. Questa persona ha fatto tanto per la città. Lui e la sua famiglia hanno fatto tanto per la città. Sono stati completamente dimenticati. Non è solo una rimozione sportiva, ma di memoria. Dagli anni '70 in poi c'è stata una tabula rasa. Se io dovessi usare una parola oggi, direi una mancanza di gratitudine"
Qual è invece la cosa più importante, secondo lei, che andrebbe ricordata di Ascarelli?
"Era un uomo a tutto tondo. Aveva investito nel calcio ma anche nel sociale. Avevano creato degli asili per far studiare dei ragazzini che erano diciamo orfani. Quando dico che la memoria non è stata coltivata, intendo che esistevano gli asili Ascarelli, esisteva il Rione Ascarelli, esisteva il Napoli Calcio. Oggi ricordarlo soltanto per il calcio – ma è bene farlo – non è rendergli merito. Quella è stata soltanto una delle cose. Giorgio è morto giovane, non sappiamo cosa altro sarebbe stato capace di fare".