Castillejo racconta l’incredibile comportamento di Ibrahimovic dopo aver vinto lo Scudetto: “Insultò tutti”
Che Zlatan Ibrahimovic sia stato da calciatore un totem difficile da ‘maneggiare' per i compagni di squadra, dentro e fuori dal campo, non è certo un segreto: ego smisurato fino al punto di definirsi "Dio", pretese altissime verso sé stesso e gli altri, voglia di primeggiare inesausta. "Con lui eri costretto ad alzare il livello, mi è capitato di vedere ragazzi della Primavera del Milan piangere quando erano aggregati con la prima squadra per certi suoi comportamenti", ha raccontato un po' di tempo fa Andrea Conti.
Perciò non sorprende quello che oggi svela Samu Castillejo, che con lo svedese ha condiviso la vittoria dell'ultimo Scudetto del Milan nel 2022: un comportamento incredibile di Ibra appena dopo il trionfo, che ce lo restituisce in purezza così com'è sempre stato fin da quando lottava per farsi largo nel difficile tessuto di Rosengard, un sobborgo alla periferia di Malmoe.

Il Milan vince lo Scudetto, Ibrahimovic dice a ogni calciatore le cose peggiori
Il centrocampista spagnolo, che si appena ritirato a soli 31 anni dopo un'ultima esperienza al al Johor Johor Darul Ta'zim in Malesia, ha ripercorso la sua carriera a ‘Radio Marca' e tra i tanti ricordi significativi gli è ricomparso davanti quello che coinvolge Ibrahimovic. La scena si è svolta sul pullman che riportava la squadra a Milano dopo la vittoria 3-0 in casa del Sassuolo che aveva certificato il trionfo in campionato, il 22 maggio 2022.
"Il giorno in cui abbiamo vinto lo Scudetto, mentre eravamo sul bus di ritorno da Sassuolo, Zlatan ha afferrato il microfono e ha iniziato a parlare con tutti, uno per uno. E non ha detto niente di positivo a nessuno. Avevamo appena vinto il campionato e lui ha afferrato il microfono e ha insultato tutti, uno per uno", ha raccontato Castillejo ridendo.
Ibrahimovic era così, prendere o lasciare, ma aveva anche un grande cuore, come testimoniato da un altro episodio snocciolato dall'ex Villarreal e Valencia: "Un giorno Ibra è arrivato e ha chiesto se qualcuno volesse una PlayStation 5. Il giorno dopo si è presentato con 25 PlayStation. Le ha sistemate tutte negli armadietti di ognuno di noi…".
Immaginare quello Scudetto senza Ibra in campo e in spogliatoio appare davvero difficile: pur avendo 40 anni e contribuendo ‘solo' con 8 gol e 3 assist in 23 presenze – peraltro giocando in condizioni menomate come avrebbe dimostrato la successiva operazione al crociato – la sua leadership fu decisiva per cambiare profondamente un gruppo giovane. Trasmetteva esattamente quello che era, spingendo tutti ad approcciarsi a ogni partita come a una finale. E pazienza se il prezzo da pagare è stato qualche insulto, quello non resta negli almanacchi…