Andrea Conti racconta cosa succedeva al Milan: “Ho visto piangere per i comportamenti di Ibrahimovic”
Duro, durissimo, per spingere gli altri a tirare fuori il massimo e poter alzare il loro livello nell'interesse anche suo, visto che a calcio vincere da soli è impossibile. Zlatan Ibrahimovic in questo non era diverso – quando giocava – dai campioni degli sport di squadra, ma lo svedese ci aggiungeva quella ‘cattiveria' che avrebbe voluto inculcare nei suoi compagni, soprattutto quelli più giovani.
Sembra quasi di vederlo Ibra – intimidatorio per la sola stazza dall'alto del suo metro e 95 e con un carisma che già era ‘aura' quando nessuno usava ancora questo termine che oggi è tanto di moda – troneggiare nei campi di Milanello spargendo il terrore in chi non era abituato a quel ‘trattamento'. Un'immagine che ci è restituita plasticamente dal racconto fatto da Andrea Conti, che con Zlatan ha condiviso lo spogliatoio al Milan.
"Con Ibrahimovic eri costretto ad alzare il livello – ha spiegato al ‘Corsera' l'ex terzino destro, ritiratosi prematuramente a soli 31 anni per i ripetuti problemi fisici – Mi è capitato di vedere ragazzi della Primavera piangere quando erano aggregati con la prima squadra per certi suoi comportamenti. Fuori dal campo, invece, cambiava: scherzoso e simpatico".
Cosa accadeva negli allenamenti al Milan con Ibrahimovic
Ma cosa succedeva realmente in quegli allenamenti – o magari anche in spogliatoio – di così sconvolgente per ragazzi giovani, al punto di portarli fino al crollo emotivo? Non esistono resoconti pubblici o altre testimonianze dirette che descrivono scene precise, episodi isolati o parole dette in spogliatoio da Ibra.
Quello che si sa del periodo che culminò nell'ultimo Scudetto rossonero, vinto nel 2022, è l'approccio di Zlatan: pretendeva lo stesso ritmo e la stessa aggressività dai più giovani come dai titolari, riprendeva in modo diretto e ad alta voce errori anche banali e non faceva sconti sull'immagine o sull'atteggiamento, come nell'episodio dei guanti con Kalulu all'esordio in Europa League nella stagione precedente. Il giovane Pierre se li era messi per il freddo, Ibrahimovic glieli fece togliere subito appena lo vide: un giovane difensore che debutta con i guanti non mette paura all'avversario.
Se questo era Ibra con un calciatore della prima squadra, per un ragazzo della Primavera – spesso alla prima chiamata a Milanello – quella pressione arrivava tutta insieme: un campione già leggenda, in uno spogliatoio zeppo di senatori, l'obbligo di non sfigurare e la sensazione di essere messo alla prova davanti a tutti. Non era un trattamento riservato solo a loro – ex compagni come Antonini e Leao hanno descritto la stessa durezza anche con i titolari – ma per chi non aveva ancora gli strumenti per reggerla, la differenza tra un rimprovero da spogliatoio di Serie A e un crollo emotivo poteva essere molto sottile.