L'ex responsabile sanitario della Nazionale, Enrico Castellacci ha voluto spiegare la sua visione della situazione delicatissima che il calcio sta vivendo in questi giorni. Un sistema tirato per il colletto, da un lato da chi vuole tornare a giocare a tutti i costi e dall'altro da chi predica prudenza e, perché no, l'annullamento della attuale stagione fermata a marzo. Nel mezzo, gli allenamenti, che sono a metà strada tra lo stop assoluto e il ritorno a gare ufficiali.

Castellacci a riguardo ha idee chiarissime comprovate da anni di esperienza sul campo. Soprattutto se davanti al prossimo decreto governativo verrà confermata la ripresa degli allenamenti individuali, dello jogging per tutti, dei parchi aperti. Un forte controsenso nei confronti di chi vorrebbe allenarsi per professione, al di là della garanzia successiva di poter riprendere partite e campionati.

L'allenamento: forma sostanziale per il lavoro di un professionista

Su questo punto, Castellacci è categorico: "Non posso pensare che un atleta professionista non si possa più allenare per un periodo così lungo di tre-quattro mesi. E riaprire i campionati non c'entra nulla perché la questione è un'altra: è una questione anche della professionalità dei giocatori, hanno diritto a mantenersi in forma. E poi lo farebbero rispettando le norme".

Le perplessità di Castellacci: sì ai parchi non ai campi da calcio

Capisco la prudenza e la paura di vedere ripartire una pandemia che mettere ancor più in ginocchio un sistema già al collasso, ma la ritengo eccessiva

Campi da calcio, strutture adeguate, filtri, protocolli. Per Castellacci c'è tutto per tornare ad allenarsi: "Avete presente un campo da calcio quanto è grande? In questo senso il Governo ha utilizzato una misura preventiva eccessiva. Va bene la cautela ma quando poi senti che riaprono i parchi, i giardini, si può tornare a correre, resti interdetto perché se ti organizzi per bene, anche in un campo da calcio si possono mantenere distanze e isolamenti".