Silvio Berlusconi, suo grande ‘sponsor', sarà costretto a farsene una ragione: l'avventura al Milan di Jesus Suso è terminata. Nel peggiore dei modi. Il laterale spagnolo, che da settimane viveva infatti da ‘separato in casa', ha visto l'ultima partita dei rossoneri (contro il Torino in Coppa Italia) seduto in panchina di fianco a Stefano Pioli. Tornato a casa dopo il match di San Siro, ha infatti preparato i bagagli e il biglietto aereo per Siviglia: volo che l'ex Liverpool ha preso regolarmente stamane dall'aeroporto di Linate.

Dopo aver sentito i fischi del Meazza per il suo nome, alla lettura delle formazioni, Suso non ha voluto rilasciare dichiarazioni al momento della partenza ("Parlerò più avanti") e si è dunque imbarcato per il volo e per la sua nuova avventura spagnola: confermata dall'accordo tra Milan e Siviglia sulla base di un prestito per 18 mesi con obbligo di riscatto a 22 milioni di euro in caso di conquista della Champions da parte degli spagnoli.

Perché Suso ha lasciato il Milan

Le tre panchine consecutive, tutte senza mai subentrare, sono state la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso dell'esterno di Cadice. Prima considerato da quasi tutti i suoi allenatori come un giocatore indispensabile, e poi diventato oggetto inutile e caprio espiatorio di una squadra dal gioco deludente, Suso ha finito per chiedere la cessione e per trovare nel Siviglia una buona opportunità per ripartire e ritrovare condizione fisica ed entusiasmo.

A mettere sull'aereo per la Spagna l'ex pupillo di Silvio Berlusconi, oltre alle partite giocate al di sotto delle aspettative con il 4-3-3 di Gattuso prima e Giampaolo poi, è arrivato anche il 4-4-2 con cui il Milan di Pioli (e di Ibrahimovic) è riuscito a dare una svolta alla sua stagione. Suso saluta dunque Milano e l'Italia. Lo fa senza rimpianti e dopo 153 presenze e 24 gol: pochi per uno che avrebbe dovuto essere il ‘top player' di uno dei club più importanti al mondo.