"Se mi dovesse succedere qualcosa, donate i miei organi". Jordan Sinnott, 25 anni, era il calciatore morto a fine gennaio per l'aggressione subita nei pressi di un locale a Retford da parte di due uomini. Gravemente ferito per i colpi ricevuti alla testa, il giocatore del Matlock Town venne ricoverato in ospedale in gravissime condizioni. Fu impossibile per i medici salvarlo, le lesioni riportate e il peggioramento del quadro clinico determinarono il decesso del giovane a poche ore di distanza dalla partita di calcio che avrebbe dovuto giocare e fu annullata per quanto accaduto.

La morte di Jordan Sinnott fu uno shock fortissimo per compagni di squadra e familiari ma oggi, nel rispetto delle sue volontà, è "ancora in vita" grazie agli organi che hanno permesso ad altre persone in attesa di trapianto di avere una speranza: sono sette, di età compresa tra i 20 e i 50 anni, tutte "beneficiarie" del sacrificio e dell'atto di amore compiuto dall'ex giocatore.

Sua madre, Melanie Tait, acconsentì all'espianto degli organi una volta appreso che per il figlio non c'era più alcuna speranza. Medici e infermieri le furono accanto in quel momento durissimo, rendendo omaggio alla famiglia che lo accompagna nel suo ultimo viaggio.

Jordan era una persona molto generosa – ha ammesso al "Mirror" suo fratello, Tom – e anche dopo la sua morte è riuscito a esserlo… Almeno il suo cuore batte ancora.

La notizia e le circostanze del decesso di Jordan Sinnott furono un brutto colpo per il calcio inglese, in particolare per quella porzione dilettantistica che rappresentava l'ambito nel quale l'ex calciatore dell'Halifax Town Fc era stato tante volte protagonista. Due uomini adesso sono in attesa di essere processati per omicidio colposo, entrambi vennero bloccati pochi giorni dopo la rissa che provocò la morte di Sinnot.