Bonucci: “Quando sono tornato dalla Bosnia ho litigato con mia moglie, le ho chiesto di andare in montagna”
Leo Bonucci lo scorso 31 marzo era allo stadio Bilino Polje di Zenica, in panchina al fianco di Rino Gattuso e Gigi Buffon – all'epoca rispettivamente CT e capodelegazione dell'Italia – ad assistere impotente alla sconfitta della nazionale ai rigori contro la Bosnia che ha condannato gli azzurri a guardare alla TV per la terza volta di fila i Mondiali. Fu un momento durissimo per il campione d'Europa, che ebbe bisogno di tempo per metabolizzare la mazzata, al punto da chiedere a sua moglie Martina e ai figli di lasciarlo solo per qualche giorno andandosene di casa.
"È stato difficile – racconta oggi Bonucci, ospite a un evento nella sala VAR di Lissone al quale era presente Fanpage – ho litigato anche con mia moglie perché quando sono tornato dalla Bosnia non volevo vedere nessuno per due-tre giorni, né i miei figli né mia mogli. Quindi me ne sono stato in casa da solo, loro sono andati in montagna. Gli ho chiesto gentilmente di andare in montagna, perché avevo un nervoso troppo grande, perché c'erano tutte le possibilità di farcela, avevamo fatto tutto quello che dovevamo fare per arrivare".

"Poi il calcio è strano – continua il 39enne viterbese – ci sono degli episodi che cambiano le partite e anche le stagioni, è stata dura. Mi viene ancora un po' di magone, perché soprattutto anche per il presidente, per il mister, per tutto il movimento era un obiettivo da centrare, però adesso stiamo creando qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso e quindi quel magone, quel pensiero, quella tristezza si sta piano piano addormentando lì, nell'attesa di arrivare a rivivere quelle notti, quelle partite che per l'Italia erano normali e oggi sono diventate un po' più difficili da vivere. Però ci piace pensare che al prossimo Mondiale ci saremo".
Bonucci elogia Mancini: lui e Conte sono gli allenatori che lo ispirano per la sua futura carriera
Bonucci intanto è stato confermato nello staff dell'Italia come collaboratore tecnico anche nella nuova gestione di Roberto Mancini, per il quale ha parole molto belle, dopo aver condiviso con lui la gioia di Wembley nel 2021: "Il mister è un numero uno, la capacità che ha lui di porsi sull'obiettivo e di regalare possibilità all'ambiente lo ha dimostrato. Poi con le partite che abbiamo giocato in Nations League, dopo la prima partita con il Belgio dove c'erano un po' di scorie di quella che è stata l'eliminazione dal Mondiale, abbiamo intrapreso un percorso che sarà lungo, che sarà difficile, però l'obiettivo è quello di ritrovare entusiasmo, di regalare agli italiani un motivo per stare davanti alla televisione".

Mancini è anche uno dei due allenatori che Bonucci cita come fonti d'ispirazione per una futura carriera in panchina per la quale sta studiando: "Mancini nella mia carriera è stato un allenatore importante, mi ha fatto esordire in Serie A, ho vinto in Europa, ho fatto la centesima nazionale con lui, quindi c'è un filo che ci lega. Poi l'altro è Antonio Conte che ha cambiato il calcio. Il suo consiglio che mi tengo stretto è questo, mi diceva sempre: ‘Ricorda che quando arrivi in alto sono tutti pronti a buttarti giù e l'unica cosa che devi fare è lavorare e non dar nulla per scontato'. E questo è un po' quello che poi mi ha portato a raggiungere gli obiettivi sia di squadra che personali alla Juventus e in nazionale, perché la mentalità che ci ha trasmesso è stata fondamentale per poi fare la carriera e portare a casa le vittorie che abbiamo portato a casa".

"Bastoni è il giocatore che più si avvicina a me"
Quanto al giocatore in cui si rivede oggi, Bonucci è abbastanza deciso: "Credo che Bastoni sia quello che si avvicina per caratteristiche di più a quello che ero io. Ai tempi, quando provavo quello che erano le mie caratteristiche in campo, era difficile tenere tutto sulle spalle, oggi fortunatamente il calcio si è evoluto e quindi vediamo tanto il gioco da dietro, mi piace l'idea di pensare che io possa essere stato un pioniere in questo, giocare da centrocampista nelle giovanili mi ha aiutato ad aprire la visione del campo, le letture durante la partita. Secondo me, lui è quello che si avvicina di più a me. Oggi trovo un Bastoni maturato a livello di leadership, a livello di comunicazione che è importante sul campo, nelle prestazioni. Poi è normale che ci stanno momenti difficili, purtroppo l'abbiamo vissuto ed eravamo insieme, ma come dico sempre a tutti i ragazzi, se hai un sogno, un obiettivo, fissati su quello e non ascoltare quello che ti gira intorno, perché poi diventa una pesantezza che difficilmente uno è in grado di gestire".