Il Como fa 4 gol al Manchester United, la TV americana non ci crede: “Ti avrei detto che sei pazzo”
"Se un paio di anni fa mi avessi detto che il Como avrebbe battuto il Manchester United 4-1, ti avrei risposto: sei pazzo". La reazione del giornalista, Marco Messina, ospite di CBS Sport Golazo, fotografa meglio di qualsiasi celebrazione qual è stato l'impatto del risultato ottenuto dalla squadra di Cesc Fabregas contro i Red Devilsin Champions. O quel che resta della formazione di Old Trafford, che mercoledì sera ha vissuto forse il picco più basso della sua storia recente: prima le parole del capitano, Bruno Fernandes, che ha tirato in ballo le responsabilità del manager, Michael Carrick; poi i titoli impietosi dei tabloid che aspettano esonero e, contestualmente, l'arrivo di Antonio Conte.
Quella dei lariana non è stata solo una vittoria larga: è il risultato di un percorso che ha portato una società passata dalla Serie A alla ribalta internazionale nel giro di pochi anni. E il dato che rende ancora più evidente il salto è il confronto con il passato: nel 2008, quando il Manchester United conquistava la Champions League, il club lombardo era nei Dilettanti. Oggi, alla prima vera (nel senso di blasone dell'avversario) esperienza nella massima competizione europea per club, ha rifilato un poker di reti a una super potenza del calcio. Ecco perché Messina si lascia scappare quell'espressione ragionando con Troy Deeney e Nigel Reo-Coker che assieme a lui commentano una disfatta e un successo incredibili.
Dal ritorno in Serie A alla Champions, il Como ha bruciato le tappe
La discussione in studio verte su un punto essenziale: quel risultato non può essere letto come un episodio isolato. È il punto di arrivo (o di partenza, come ammesso da Fabregas dopo la gara) di un cammino che ha visto il Como bruciare le tappe da quando è tornato in Serie A: esordio incoraggiante, piazzamenti tra le prime quattro, una serata di Coppa di quelle da raccontare ai nipotini e un successo che vale tanto anche in chiave ranking per l'Italia. Una progressione che ha portato i lariani in una dimensione competitiva inimmaginabile e che lo stesso allenatore smorza ("piedi per terra", è il concetto che ha ripetuto più volte ieri sera).
"A lungo termine il cielo è il limite per questo club. Hanno superato ogni barriera", è stata la valutazione emersa nel dibattito. Il punto, però, non è soltanto la rapidità dei risultati ma anche il modo in cui il Como ha costruito la propria identità. È un gruppo che fa gioco e prova a imporlo, attacca e produce occasioni con atteggiamento e intensità più da calcio europeo che italiano. Un'identità riconoscibile anche quando cambiano gli interpreti: chi entra dalla panchina conosce già compiti e principi di gioco. È qui che il progetto mostra solidità.
Le prossime gare diranno quanto può crescere il Como
"È una situazione incredibile quella in cui si trovano adesso", ha aggiunto Messina che cita anche il passaggio più delicato di questa fase della Champions per la sequenza di partite e il coefficiente elevato di difficoltà. Lens, AEK, Betis e Paris Saint-Germain rappresentano test di livello diverso, utili per capire quanto il Como (attualmente 9° in classifica) possa misurarsi con le squadre più attrezzate. Entrare tra le prime 24 permetterebbe non solo di proseguire l'esperienza in Coppa ma anche di incamerare introiti preziosi per alimentare il progetto stesso investendo nella rosa e trattenendo i calciatori più ambiti come Nico Paz.