11 Agosto 2022
10:24

Addio ‘falso nueve’, il mercato sancisce il ritorno del centravanti (o forse non era mai andato via)

Ritorno al passato o semplice evoluzione del gioco? Il dibattito è aperto e già accende tutti gli appassionati di calcio con i movimenti di mercato e la partenza dei massimi campionati europei.
A cura di Vito Lamorte

Il ‘falso nuove’ è morto, viva il ‘falso 9’. Per poco non siamo arrivati a questo, perché c’è stato un periodo dove si è parlato spesso a sproposito di questa concetto tattico ma negli ultimi tempi si va nel senso opposto: dopo le ultime sessioni di mercato sembra essere tornata voglia di avere un centravanti in rosa da parte di tutte le big d’Europa. È così? Può darsi, ma si tratta di una reductio e non è così semplicistico come può sembrare. Una cosa è certa: tutti vogliono il loro attaccante di riferimento, sia per quanto riguarda il numero di gol che per orchestrare la manovra offensiva.

I colpi più eclatanti dell’estate 2022 in attacco sono quelli di Erling Haaland al Manchester City e Darwin Nunez al Liverpool, per quello che preannuncia una scontro diretto su tutti i fronti sia oltre la Manica che in chiave Champions. Sia Guardiola che Klopp hanno puntato molto sui due centravanti per dare nuova linfa alla loro fase d’attacco e il manager catalano si era mosso in anticipo regalandosi anche una punta duttile come Julian Alvarez, di cui sentiremo parlare prestissimo in altri termini rispetto a quelli attuali.

Dalla Premier League alla Liga, dove in attacco si sono rifatti il look soprattutto Barcellona e Atletico Madrid. I catalani hanno preso Robert Lewandowski dal Bayern Monaco e hanno regalato a Xavi un altro pezzo da 90 dopo essersi assicurati Aubameyang e Ferran Torres lo scorso gennaio. Diego Simeone ha visto partire Luis Suarez, in scadenza di contratto; ma si è cautelato con il ritorno di Alvaro Morata dalla Juventus: i colchoneros stanno operando un ricambio generazionale importante e davanti dovrebbero affidarsi allo spagnolo, a Joao Felix e al brasiliano Cunha. Inutile ricordare perché il Real Madrid non ha operato in attacco, nonostante la voglia di portare Mbappé al Bernabeu fosse enorme: il futuro Pallone d’Oro Karim Benzema ha incantato tutti la scorsa stagione e punta a ripetersi quest’anno per la gioia di Carlo Ancelotti.

Anche in Italia molte squadre si sono mosse per rinforzare il reparto d’attacco: se nelle passate sessioni di mercato erano state Milan (Giroud), Roma (Abraham) e Juventus (Vlhaovic) a muoversi; in questa estate è stata l’Inter riportando a casa Lukaku dopo aver preso Dzeko l’anno scorso mentre i rossoneri campioni d’Italia si sono assicurati l’ex Liverpool Origi. A Firenze è arrivato Jovic, ma non bisogna dimenticare la presenza nel nostro torneo di prime punte del calibro di Immobile e Osimhen, che influiscono in maniera importante gli equilibri delle loro squadre.

In Francia il PSG è riuscito a trattenere Mbappé, senza dimenticare Messi e Neymar; e a Lione è tornato Lacazette, mentre il Marsiglia e il Monaco si affidano a Milik e Ben Yedder per scardinare le difese della Ligue 1. Cambiamenti notevoli, invece, in Bundesliga: il Bayern Monaco ha sostituito Lewandowski con Mané e il giovanissimo Mathys Tel; il Borussia Dortmund aveva puntato su Adeyemi e Haller ma un tumore ai testicoli riscontrato a quest’ultimo ha costretto i gialloneri a prendere anche Modeste. Il Bayer Leverkusen si affida ancora a Schick, a Francoforte hanno affiancato Alario a Santos Borré e il Lipsia ha riportato a casa Timo Werner.

Si tratta di un vero ritorno al passato? No, è il normale sviluppo di un gioco in continua evoluzione e figlio di un equivoco che va avanti da qualche anno. Il falso 9, più una funzione che un vero e proprio ruolo come spiegato da diversi tecnici ed esperti, è stato spesso indicato come una invenzione della seconda decade degli anni 2000 ma, in realtà, nacque nel 1910 grazie ad una geniale intuizione dell’uruguaiano José Piendibene.

L’equivoco in cui si è caduti in questi ultimi anni è dovuto all’esasperazione di alcune idee, non da parte degli interpreti ma del circo mediatico intorno per perorare questa o quella causa. E questa è la cosa che dovrebbe far più riflettere. Come sentenziò Pep Guardiola a Martì Perarnau, “un falso 9 che non fa gol non è un vero falso 9”, e lo stesso giornalista spagnolo in una lunga disamina su questa ‘funzione’ ha definito il raffronto tra falso nueve e il classico centravanti "il confronto tra forza bruta e astuzia”.  L’uomo addetto a fare gol nell’immaginario comune è sempre stato identificato come calciatore potente, che con la sua forza doveva scardinare le difese e far saltare il banco.

Nel calcio c’è bisogno di tutto, a seconda dei momenti e del modo in cui si vuole sviluppare una squadra, perché come disse Angel Cappa qualche anno fa: “Il futuro del calcio è nel passato”.

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