Sulla morte di Kobe Bryant e di altre otto persone (tra cui la figlia Gianna di 13 anni e due altre sue coetanee) ha sconvolto il mondo dello sport e non solo. Nei giorni successivi alla tragedia, avvenuta nella sera italiana di domenica 26 gennaio 2020, si sono sviluppate tante ipotesi sui motivi del disastro aereo, in attesa di sapere cosa diranno le indagini delle autorità californiane che si sono messe subito all'opera per capire la dinamica reale dell'incidente. C'è chi ha parlato di problemi di mal funzionamento del velivolo ancor prima di schiantarsi, chi ha messo in rete video ‘fake' dei momenti fatali prima dello schianto, chi ha dato la colpa alle pessime condizioni meteo.

Alcuni elementi sono veri e certificati. E' vero che l'elicottero su cui volava Kobe Bryant lo stava facendo in condizioni atmosferiche pessime, proibitive ma è anche vero che dalla torre di controllo era stata data autorizzazione a poter percorrere il tratto di cielo che avrebbe portato gli otto passeggeri alla ‘Mamba Academy‘. Non c'è riscontro invece, sul mal funzionamento dei motori o di un incendio avvenuto ancor prima dello schianto al suolo. Come spesso accade davanti ad una tragedia che coinvolge un personaggio importante, conosciuto a livello mondiale, non sono mancate le speculazioni, i complottismi (come nel caso del tweet di un utente che nel 2012 aveva ‘previsto' la morte di Kobe in elicottero).

La ricostruzione del volo fatale

La partenza, da Santa Ana alle 9 locali

L'elicottero privato di Kone Bryant aveva lasciato Santa Ana nella Contea di Orange, a sud di Los Angeles, poco dopo le 9 del mattino ora locale (le 18 italiane). La destinazione era la ‘Mamba Academy‘, la scuola di basket per giovani futuri talenti, creata e gestita dalla stessa ex stella NBA, in cui giocava e si allenava anche la figlia Gianna. Il velivolo, dai resoconti delle mappe di volo, ha virato a est dell'Interstate 5, vicino a Glendale dove i controllori del traffico aereo avevano notato una scarsa visibilità intorno alla zona.

I giri in tondo su Los Angeles, la virata verso sud

I dati del tracker di volo, mostrano che l'elicottero di Kobe, un Sikorsky S-76B, aveva riscontrato per la prima volta problemi meteorologici nell'area sopra lo zoo di Los Angeles. Ha sorvolato la zona almeno 6 volte a un'altitudine molto bassa – circa 268 metri – forse in attesa che la nebbia si schiarisse e la torre era a conoscenza del fatto che il pilota stava girando in tondo da circa 15 minuti. Verso le 9.40 – con le nebbia che si faceva ancora più fitta – l'elicottero ha virato a Sud, una scelta fatale perché si sono indirizzati verso un'area montuosa. Il pilota è salito improvvisamente di quota da circa 365 metri fino ai 609 metri.

La collina e lo schianto, a Calabasas alle 9.40

Poco dopo le 9.40 locali, l'elicottero si è trovato improvvisamente di fronte a una collina alta circa 500 metri e ha cercato di salire rapidamente in quota per superarla, non riuscendo in tempo ad evitare l'impatto. Quando ha colpito il suolo, l'elicottero stava volando a circa 160 nodi (296 km/h) e scendendo a una velocità di oltre 1.219 metri al minuto non lasciando alcuno scampo ai suoi passeggeri. L'elicottero si è schiantato a Calabasas, a circa 30 miglia (48 chilometri) a nord-ovest del centro di Los Angeles alle 9.40 locali.

La ricostruzione dei colloqui con la torre di controllo

L'autorizzazione a volare con le VFR

L'elicottero era stato autorizzato a volare: aveva avuto il permesso di farlo in base alle ‘Special Visual Flight Rules' (Vfr), ossia le regole del volo a vista, a causa delle condizioni meteorologiche (nel caso specifico, per fitta nebbia). Le VFR sono regole speciali con cui viene data l'autorizzazione ai piloti di volare in condizioni meteorologiche particolari, peggiori di quelle consentite dalle norme standard.

Nessuna deviazione del pilota, percorso accordato con la torre

Il pilota Ara Zobayan era stato autorizzato a percorrere la autostrada I-5, non ha fatto alcuna deviazione, non ha intrapreso alcun altro tragitto non previsto: nella conversazione audio del pilota con i controllori di volo, in mano agli inquirenti, la torre di controllo dell'aeroporto di Burbank ha permesso all'elicottero di procedere in quella direzione.

Il Sikorsky S-76, la ‘Cadillac' del cielo

L'azienda Sikorsky, una consociata di Lockheed Martin, produce veicoli per civili  ma anche produzione ai militari. L'azienda commercializza il Sikorsky S-76 a dirigenti di aziende per il trasporto privati, sebbene sia utilizzato anche per missioni di ricerca e salvataggio. In genere costa circa 13 milioni di dollari, può trasportare fino a 12 passeggeri, è dotato di due motori turboshaft e ha un'autonomia di 760 chilometri. Quasi 200 clienti, tra aziende internazionali e personaggi famosi usano quotidianamente elicotteri Sikorsky S-76, così come diversi capi di Stato.