Non sarà la sconfitta contro Indiana, nella seconda partita di un back-to-back, a cambiare il giudizio sulla stagione degli Atlanta Hawks. Una squadra che, considerati gli infortuni occorsi alle prestigiose firme della scorsa off-season e il cambio di coach oggi può ritenersi estremamente soddisfatta del quinto posto in solitaria della Eastern Conference che vale, per ora, l'accoppiamento al primo turno di Playoffs contro l'altra grande rivelazione dell'anno, i New York Knicks di Tom Thibodeau.

Una squadra rinata

L'avvicendamento in panchina tra Lloyd Pierce e Nate McMillan è stato il vero spartiacque della stagione. Dall'esordio del coach ex Pacers la squadra è praticamente rinata, ritrovando la forma migliore in primis delle firme estive Bogdan Bogdanovic e Danilo Gallinari, finalmente coinvolti in attacco e fisicamente ristabiliti, e efficienti come nelle migliori idee della franchigia, che ha aggiunto  due ulteriori tiratori con l’intenzione di potersi permettere quintetti “estremi” con 5 giocatori capaci di segnare oltre l'arco. Grazie a McMillan non sono però solo i tiratori ad aver dato una svolta alla loro stagione ma anche i giocatori di rotazione, in un roster che può permettersi idealmente 9 uomini in doppia cifra di media considerando l'addizione delle ultime ore di trade deadline Lou Williams e i due giovani attualmente ai box DeAndre Hunter e Cameron Reddish, rispettivamente 16.0 e 11.2 di media prima di stare ai box. Il tutto ovviamente lasciando carta bianca e possibilità di inventare a Trae Young, il franchise-player designato e giocatore sulla cui esplosione punta Atlanta per diventare avvero grande. Trae è uno dei 5 giocatori in stagione a segnare almeno 25 punti con 7 assist, assieme a Damian Lillard, Luka Doncic, De'Aaron Fox e Nikola Jokic. Nonostante questo, le critiche spesso mosse nei suoi confronti lo inquadrerebbero come un giocatore egoista e che mal si sposerebbe al gioco corale che ha tirato gli Hawks fuori dalle sabbie mobili.

Clint Capela è diventato un fattore

Un altro dei segreti di questa squadra è il rendimento del big-man svizzero Clint Capela, che sta affiancando ai soliti solidissimi numeri in difesa una insospettabile presenza offensiva. Il lungo più di ogni altro giocatore del roster sembra beneficiare in. maniera evidente della pallacanestro di Trae Young. Capela raccoglie 4.7 rimbalzi offensivi a partita, il migliore in NBA, e ha pochi eguali nella lega nel coprire il campo in transizione, premiata dagli assist del compagno per comodi punti in schiacciata. Non è la prima volta che le caratteristiche fisiche del lungo si sposano al meglio con un esterno di grande talento, considerati i pregressi di Capela ai Rockets con James Harden, che a suon di lob e passaggi in transizione aveva trovato il modo di sfruttare al meglio l'esuberanza fisica del suo lungo. Idem dicasi con Chris Paul e Russell Westbrook, coi quali era scattata una grande intesa.

Nelle 50 partite giocate assieme a Trae Young, Capela ha una media di 15.8 punti e 2.18 stoppate, con il 61.3% al tiro su 11.2 tentativi a partita. Nelle 7 partite giocate senza la sua point-guard invece, i numeri crollano a 12.3 punti a partita e 1.43 stoppate, ma soprattutto al 43.8% al tiro su 11.4 tentativi, a dimostrazione di come anche la semplice presenza e la "gravity" (condizionamento sulla posizione dei difensori avversari) di Young stiano avendo un'influenza estremamente positiva su di lui.

Le prospettive di Atlanta

Con le vittorie delle ultime settimane è tornato comunque il sorriso ed è proprio nell’entusiasmo e nella sensazione di vedere un gruppo finalmente coeso in cui coach McMillan (nominato miglior coach della Eastern Conference nel mese di marzo) ripone grandi speranze, consapevole che la costruzione di un progetto vincente richiede anni e che questi Hawks sono solo all’inizio del loro percorso. Per fare un ulteriore passo in avanti va registrata in primis la tenuta difensiva di una squadra decisamente più votata all’attacco (ottavo defensive rating) ma che proprio nella sua metà campo deve fare il vero salto di qualità (in questo momento hanno il 22esimo defensive rating NBA, meglio del 27esimo dello scorso anno, e arrivano dai 133 punti subiti nella notte contro i Pacers).

Dal record di 14-20 con cui hanno iniziato tra mille dubbi e l'attuale 37-31 le cose sono cambiate e tanto, in positivo, con l'impressione comunque di aver visto solo la superficie per ora di un progetto che può regalare molte soddisfazioni e esplodere da un momento all'altro, risolte alcune grane interne (il rinnovo di John Collins su tutti). Motivo in più per dire che dopo una stagione di "lancio" partita malissimo e che culminerà coi Playoffs, di questi Hawks abbiano ammirato giusto l'antipasto. Il meglio deve ancora venire.