Identificato dalle impronte digitali. Così è stato possibile capire quale fosse la salma di Kobe Bryant, morto a 41 anni nell'incidente avvenuto tre giorni e nel quale hanno perso la vita anche la figlia (Gianna Maria) e altre sette persone. I resti del corpo dell'ex star della NBA sono stati ritrovati tra i relitti della carcassa dell'elicottero precipitato tre giorni fa a Calabasas, nella conte di Los Angeles. Ricostruite anche le identità di altre tre persone, si tratta di due uomini e una donna: John Altobelli, 56 anni (allenatore di baseball deceduto con sua moglie Keri e la figlia Alyssa), il pilota Ara Zobayan, 50 anni, e Sarah Chester, 45 anni.

Esami sui resti della figlia di Kobe Bryant

Il lavoro dell'ufficio del coroner non è ancora finito, sono in corso gli esami per completare la ricostruzione di tutte le identità: tra le macerie e quel che resta dei cadaveri dilaniati dall'impatto e dalle fiamme che che avvolto l'abitacolo, ci sono ancora altri cinque corpi, tra cui quello della figlia di Kobe Bryant.

Le indagini sulle cause dell'incidente

L'audio nel quale è registrato il dialogo tra il pilota dell'elicottero e la torre di controllo è stato diffuso dai media americani nella giornata di ieri. Lo scambio di comunicazioni su visibilità, condizione del vento ed evoluzione del meteo è stato acquisito come materiale d'indagine per risalire alle cause della sciagura. Da quanto emerso, Ara Zobayan – l'uomo al timone del velivolo – stava "volando ancora troppo basso".

È stata questa l'ultima frase pronunciata dall'addetto al traffico aereo prima che le comunicazioni s'interrompessero del tutto e il velivolo finisse fuori dal radar alle 9.45, circa 40 minuti dopo il decollo. Il pilota aveva chiesto un'autorizzazione speciale per alzarsi in volo nonostante la nebbia fitta pochi minuti prima dello schianto, ed era ad un'altezza di 427 metri. C'è ancora un altro dettaglio ricavato dal dialogo: stava salendo per oltrepassare uno strato di nubi.