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Andrea Bargnani: “Il Draft NBA mi ha cambiato la vita. Tra Lebron e Jordan scelgo Kobe, ci parlavo”

Dalla storica ascesa in NBA come prima scelta nel Draft alla nuova sfida da dirigente in LBA, Andrea Bargnani racconta a Fanpage.it l’evoluzione del basket tra intrattenimento americano e riforme europee.
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Andrea Bargnani è partito da Roma e ha scalato un gradino alla volta il mondo del basket prima di arrivare nell'olimpo come prima scelta assoluta al Draft NBA. Quel ragazzo che segnava 41 punti al Madison Square Garden oggi ha svestito la canotta per indossare l’abito da Executive Advisor, mettendo la sua esperienza al servizio di una Lega Basket Serie A che cerca di ritrovare la sua identità in un mercato globale.

A Fanpage.it il "Mago" ripercorre le tappe di un viaggio straordinario: dai primi tiri nel quartiere San Paolo fino ai duelli con leggende come Tim Duncan e Kobe Bryant. Tra aneddoti su Ettore Messina e riflessioni sul futuro del movimento, Bargnani analizza con lucidità il divario tra il modello entertainment statunitense e quello europeo: non è solo il racconto di una carriera leggendaria, ma la visione di un dirigente che guarda al domani con la stessa precisione con cui scoccava i suoi tiri da tre punti. Una viaggio tra passato e futuro, dove la mistica dei parquet americani incontra la concretezza delle nuove sfide istituzionali.

Come si trova Andrea Bargnani in questa nuova veste di Executive Advisor della Lega Basket Serie A?
"Mi trovo sicuramente bene all'interno della struttura e con tutto il team. Di fatto, sono a fianco del Presidente Gherardini. Il mio è un ruolo molto trasversale perché la Lega si muove su tanti fronti, un po' come una NBA in scala: commerciale, marketing, branding, comunicazione… Io mi muovo su vari tavoli, ma paradossalmente mi occupo meno della parte strettamente sportiva e più di tutto ciò che riguarda l'azienda Lega Basket".

Interessante, molti si sarebbe immaginati un ruolo da campo e invece… Domanda banale ma necessaria: come sta il basket italiano oggi?
"Quando giocavo io l'Italia era la prima opzione dopo l'NBA. I migliori giocatori che non andavano oltreoceano venivano qui. Oggi non è più così. Il livello in Europa si è livellato: ci sono ingaggi stratosferici in Turchia o in Grecia, cifre come 4 milioni netti che per i nostri numeri sono pazzesche. L’Italia non è più il secondo campionato indiscusso; c’è tanto lavoro da fare per tornare ai livelli che il nostro basket merita".

Bargnani dopo lo sbarco in NBA a Toronto.
Bargnani dopo lo sbarco in NBA a Toronto.

Da cosa dipende questo livellamento? Solo questione di soldi o c'è altro?
"Entrano in gioco tanti fattori. La globalizzazione dell'NBA è uno di questi: prima era una cosa di nicchia, ora con i social e YouTube è ovunque. Loro vendono ‘sport ed entertainment', non solo sport. In Europa, e parlo anche di Francia e Spagna, ci siamo soffermati troppo solo sulla parte giocata, trascurando il marketing e l'intrattenimento. Gli americani su questo sono molto più bravi".

A proposito di NBA, che ne pensa del progetto NBA Europe? Potrebbe danneggiare le leghe nazionali?
"Per come è pensato ora, no. Anzi, può essere un volano. La Serie A resterebbe e le migliori squadre potrebbero giocarsi la qualificazione per entrare nell'NBA Europe. La sfida vera sarà mettersi d'accordo: se FIBA, Eurolega e NBA trovano una quadra, ne beneficeranno tutti. Se continuano a farsi la guerra, rischiamo la ‘frittata'. In Europa abbiamo troppe squadre professionistiche; in Italia ne abbiamo 100, mentre in tutta l'America ne hanno 30. C'è una dispersione di risorse mostruosa".

Facciamo un passo indietro. Quando ha incontrato il basket per la prima volta?
"Ho iniziato a sei anni a Roma, quartiere San Paolo. Mio zio giocava in Serie B e mio nonno era stato nel roster di Serie A. Essendo alto, fu il primo sport che mi fecero provare insieme al nuoto. Poi, se metti un ragazzino in uno spogliatoio con gli amici, si diverte a prescindere dallo sport".

Bargnani ai tempi della Benetton.
Bargnani ai tempi della Benetton.

Roma e poi Treviso. Quanto sono state importanti per la sua formazione?
"Al Basket Roma mi sono formato come tiratore, giocando più da guardia che da lungo. Poi ci fu il passaggio alla Stella Azzurra e infine la Benetton con Ettore Messina. Avere Ettore tra i 17 e i 20 anni è stata un'esperienza incredibile. Ti forma in modo profondo".

Ettore Messina che personaggio è visto da vicino? Molti lo definiscono come un ‘guru'…
"È il più grande allenatore italiano della storia per distacco. È un allenatore duro, tosto, non per tutti. Ad alcuni giocatori il suo approccio non piace, ma a me ha dato tantissimo. Oggi ci incrociamo nelle assemblee di Lega — lui con l'Olimpia Milano — e fa sorridere ripensare al viaggio fatto insieme da quando ero un ragazzino".

Esattamente venti anni fa Bargnani vinceva lo Scudetto a Treviso. Qual è l'istantanea che si porta dietro?
"L'ultimo tiro della Fortitudo. Šiškauskas mette il libero del +1, palla a loro… io non ebbi il coraggio di guardare. Abbassai la testa e aspettai il boato del pubblico. Solo lì capii che avevamo vinto. Ricordo la paura di perdere, un momento intensissimo".

Lo stesso anno vinse il premio di Rising Star e glielo consegnò una leggenda come Sabonis, roba forte…
"Fu fighissimo. Riceverlo da Sabonis, che per me è al livello di Petrović, ha cambiato il senso del premio. Sapevo di aver giocato bene, ma riceverlo da lui è stato davvero emozionante".

Bargnani cin i Knicks in NBA.
Bargnani cin i Knicks in NBA.

Cosa ha provato Andrea Bargnani ad essere scelto come prima scelta assoluta al Draft NBA 2006?
"Quei giorni furono un frullatore. Vinsi lo Scudetto mercoledì, volai in America giovedì e sabato c'era il Draft. Non sapevo di essere la numero uno fino all'ultimo secondo, anche perché lì è tutto business e possono cambiare idea all'istante. È la sliding door che ti cambia la vita per sempre".

E se lo ricorda il suo esordio in NBA?
"Terribile! Contro i New Jersey Nets. Giocai pochissimo. I giornalisti italiani avevano pompato tutto e fu un flop clamoroso. Per fortuna durò solo un mesetto, poi iniziai a giocare tanto. Ma adattarsi fu facile: in NBA è tutto più bello, viaggi con aerei privati con i letti… è più difficile adattarsi quando torni indietro!"

Che ricordi ha Bargnani del suo career high da 41 punti contro i Knicks al Madison Square Garden? Le capita mai di rivedere quella partita?
"Un paio di volte sì. La cosa bella fu la location. Segnare così tanto a New York è diverso. Il Madison ha un'aura particolare: entri in un parcheggio stretto nel mezzo dei grattacieli di Manhattan e ti ritrovi in un'arena da 20.000 persone con le luci soffuse e le celebrità in prima fila. Impressionante".

Tornare in Europa dopo la NBA che impatto ha avuto?
"Dal punto di vista del gioco è stato bello, l'Eurolega è un prodotto divertentissimo che non ha nulla da invidiare all'NBA a livello tecnico. Purtroppo l'ho vissuta male per via degli infortuni, che mi hanno portato tanta frustrazione".

Bargnani in azione con Brooklyn.
Bargnani in azione con Brooklyn.

Bargnani è stato punto di riferimento della Nazionale per anni: qual è la difficoltà principale che riscontra nell’Italbasket degli ultimi tempi?
"In realtà facevamo fatica anche quando giocavo io (ride, ndr). Però oggi sono fiducioso. Sotto la guida di Petrucci e con persone come Banchi, Datome e Trainotti, si sta facendo un lavoro che prima non c’era. Serve pazienza perché sono investimenti a medio-lungo termine. Storicamente siamo tra i migliori nei settori giovanili, ma dobbiamo tutelare le società che crescono i giovani, altrimenti se li prendono le università americane e noi non ci guadagniamo nulla".

Chiudiamo con un "quintetto ideale" dei tuoi compagni e l'avversario più forte…
"Il più forte con cui ho giocato è Carmelo Anthony: una superstar totale. L'avversario più tosto nel mio ruolo dico Tim Duncan: tecnica, forza e leadership incredibili. Il mio quintetto ‘del cuore'? Belinelli, Türkoğlu, Nesterović, Anthony Parker (che era il mio idolo da ragazzino) e Garbojosa".

Bargnani protagonista anche in maglia azzurra.
Bargnani protagonista anche in maglia azzurra.

LeBron James o Michael Jordan?
"Ti dico Kobe Bryant. Per mentalità è quello che più si avvicina a Jordan. Ho avuto il piacere di conoscerlo, di andarci a cena e parlarci spesso in italiano. Se devo sceglierne uno, scelgo lui".

Ultima curiosità. Facciamo un passo indietro di qualche settimana e torniamo alle parole dell'ex presidente della FIGC, Gravina, sugli ‘sport dilettantistici' con toni che hanno fatto discutere. Cosa l'ha infastidita di più di quell'uscita e perché ha pensato di dover rispondere…
"Mi riferivo soprattutto al tono del messaggio. Il risultato sportivo non dipende dalla distinzione tra professionismo e dilettantismo; l'Italia è stata campione del mondo e d'Europa con l'attuale inquadramento normativo. Detto ciò, lo Stato deve sostenere tutti gli sport a livello infrastrutturale, non solo il calcio. È una responsabilità del sistema".

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