Muhammad Ali compie 70 anni, auguri al pugile “ballerino”

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Definire Muhammed Ali uno dei più grandi pugili di tutti i tempi è riduttivo. La storia di un uomo mai banale passa tra grandi combattimenti, titoli Mondiali vinti e persi, la conversione all’Islam e la guerra del Vietnam.

Cassius Clay nasce a Louisville nel Kentucky, già da ragazzino dimostra di avere grandi qualità. Nel 1960 vince la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma, nella categoria dei pesi mediomassimi. L’anno dopo passa al professionismo. Sul ring sembra un ballerino che schiva i colpi dell’avversario e lo colpisce di rimessa. Dopo aver vinto quindici combattimenti, sfida a Miami Sonny Liston, in palio c’è il titolo Mondiale dei Pesi mediomassimi. Clay manda al tappeto l’avversario, che getta la spugna nell’ottava ripresa. Il giorno dopo annuncia al mondo la sua conversione all’Islam. Il suo nuovo nome è Mohammed Ali. L’anno successivo concede la rivincita a Liston. Tutte le grandi città pugilistiche non vogliono l’incontro, che si disputa nel Maine. Dopo due minuti Liston è già al tappeto. Difende il titolo otto volte con successo, vince anche contro Floyd Patterson.

Rifiuta di combattere in Vietnam, perde la licenza e il Mondiale

Negli anni Sessanta gli Stati Uniti sono in guerra con il Vietnam. Monta la contestazione, l’opinione pubblica inizia ad essere divisa. Gli americani hanno bisogno di un eroe. Muhammad Ali, che due anni prima era stato scartato, viene arruolato, i test che non aveva superato vengono rivisti. Lui rifiuta di combattere, diventa obiettore di coscienza e dice: ‘Non ho niente contro i vietcong, loro non mi hanno mai chiamato negro.’

“ Non ho niente contro i vietcong, loro non mi hanno mai chiamato negro ”
Muhammad Ali
L’anno successivo rifiuta l’incorporazione in un centro di reclutamento. Il 20 giugno ’67 viene condannato a cinque anni di prigione, che non farà, riceve una pesante multa, perde la licenza e di conseguenza anche il titolo Mondiale. La sua presa di posizione lo porta ad essere una delle persone più conosciute della sua epoca. L’establishment americano non vede con occhio benevolo la lotta contro la segregazione razziale, che diventa la missione di Alì. Nel ’70 torna a combattere, due incontri ‘semplici’ prima della sfida a Joe Frazier, il nuovo campione del mondo. Al Madison Square Garden di New York va in scena il "combattimento del secolo". Di fronte due pugili imbattuti. Frank Sinatra, che non riuscì ad acquistare il biglietto, si fece accreditare come fotografo per assistere al match a bordo ring. Il telecronista americano fu affiancato da una star di Hollywood, Bart Lancaster. Frazier vince ai punti, la decisione è unanime, ‘Smokin Joe’ dimostra di meritare il titolo di Campione del Mondo.
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Muhammad Ali si riprende il titolo

Muhammad Ali ricomincia la scalata al titolo. Vince dieci incontri, poi perde da Ken Norton. Intanto Joe Frazier perde il titolo Mondiale, sconfitto da George Foreman. Ali e Frazier si sfidano per la seconda volta, il vincente sfiderà Foreman. Alì vince ai punti. Il 30 ottobre 1974 a Kinshasa si scontrano Muhammad Ali e George Foreman. Il campione in carica sembra nettamente favorito. E’ imbattuto ed ha sconfitto Frazier e Norton. Quello non è solo un incontro di boxe. 

“ Vola come una farfalla e pungi come un’ape ”
Muhammad Ali
 Ali, adorato dalla folla, si allena duramente, il suo obiettivo è aumentare la resistenza. Con una tattica sorprendente, Alì si appoggia alle corde e fa attaccare Foreman, che colpisce per otto round con tutta la forza possibile. Alì non cede e quando vede stanco l’avversario inizia a colpirlo e lo manda al tappeto. E’ di nuovo campione del mondo.

Don King, che aveva organizzato l’incontro a Kinshasa, organizza la terza sfida tra Ali e Frazier a Manila. L’incontro, definito all’epoca ‘Thrilla in Manila’, è stato uno dei più intensi nella storia del pugilato. Al termine del quattordicesimo round erano entrambi stremati, l’angolo di Frazier gettò la spugna. Mantiene il titolo fino al ’78, quando trentaseienne perde da tale Leon Spinks, che poi batterà sette mesi dopo. Nel suo ultimo combattimento, alla Bahamas nell’81, erano già chiari i segni del Parkinson, che gli fu diagnostico nell’84. La sua carriera finisce. Il mito commuove quando è l’ultimo tedoforo ad Atlanta ’96. Celebrato dal cinema, con un magnifico film di Michael Mann, Alì che si è sposato quattro volte ed ha avuto nove figli, è stato festeggiato con tutti gli onori un paio di giorni fa.

Il suo allenatore, Angelo Dundee, novantenne, ha detto: ‘Muhammad mi chiama una volta al mese, di mattina quando è più riposato e riesce a dirmi: "Angie, voglio venire ad allenarmi in palestra da te. Mi manca tanto.”

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