Muhammad Ali compie 70 anni, auguri al pugile “ballerino”
Cassius Clay nasce a Louisville nel Kentucky, già da ragazzino dimostra di avere grandi qualità. Nel 1960 vince la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma, nella categoria dei pesi mediomassimi. L’anno dopo passa al professionismo. Sul ring sembra un ballerino che schiva i colpi dell’avversario e lo colpisce di rimessa. Dopo aver vinto quindici combattimenti, sfida a Miami Sonny Liston, in palio c’è il titolo Mondiale dei Pesi mediomassimi. Clay manda al tappeto l’avversario, che getta la spugna nell’ottava ripresa. Il giorno dopo annuncia al mondo la sua conversione all’Islam. Il suo nuovo nome è Mohammed Ali. L’anno successivo concede la rivincita a Liston. Tutte le grandi città pugilistiche non vogliono l’incontro, che si disputa nel Maine. Dopo due minuti Liston è già al tappeto. Difende il titolo otto volte con successo, vince anche contro Floyd Patterson.
Rifiuta di combattere in Vietnam, perde la licenza e il Mondiale
Negli anni Sessanta gli Stati Uniti sono in guerra con il Vietnam. Monta la contestazione, l’opinione pubblica inizia ad essere divisa. Gli americani hanno bisogno di un eroe. Muhammad Ali, che due anni prima era stato scartato, viene arruolato, i test che non aveva superato vengono rivisti. Lui rifiuta di combattere, diventa obiettore di coscienza e dice: ‘Non ho niente contro i vietcong, loro non mi hanno mai chiamato negro.’
Muhammad Ali si riprende il titolo
Muhammad Ali ricomincia la scalata al titolo. Vince dieci incontri, poi perde da Ken Norton. Intanto Joe Frazier perde il titolo Mondiale, sconfitto da George Foreman. Ali e Frazier si sfidano per la seconda volta, il vincente sfiderà Foreman. Alì vince ai punti. Il 30 ottobre 1974 a Kinshasa si scontrano Muhammad Ali e George Foreman. Il campione in carica sembra nettamente favorito. E’ imbattuto ed ha sconfitto Frazier e Norton. Quello non è solo un incontro di boxe.
Don King, che aveva organizzato l’incontro a Kinshasa, organizza la terza sfida tra Ali e Frazier a Manila. L’incontro, definito all’epoca ‘Thrilla in Manila’, è stato uno dei più intensi nella storia del pugilato. Al termine del quattordicesimo round erano entrambi stremati, l’angolo di Frazier gettò la spugna. Mantiene il titolo fino al ’78, quando trentaseienne perde da tale Leon Spinks, che poi batterà sette mesi dopo. Nel suo ultimo combattimento, alla Bahamas nell’81, erano già chiari i segni del Parkinson, che gli fu diagnostico nell’84. La sua carriera finisce. Il mito commuove quando è l’ultimo tedoforo ad Atlanta ’96. Celebrato dal cinema, con un magnifico film di Michael Mann, Alì che si è sposato quattro volte ed ha avuto nove figli, è stato festeggiato con tutti gli onori un paio di giorni fa.
Il suo allenatore, Angelo Dundee, novantenne, ha detto: ‘Muhammad mi chiama una volta al mese, di mattina quando è più riposato e riesce a dirmi: "Angie, voglio venire ad allenarmi in palestra da te. Mi manca tanto.”