Mario Scapini, l’atleta che ha corso più forte del tumore

Mario Scapini corre a Doha
Un anno fa, mentre stava cullando il sogno olimpico di Londra 2012, la diagnosi più dura: linfoma maligno alle pareti dello stomaco. Inzia l’incubo, un calvario fatto di sedute chemioterapiche e perdita di peso. Finito con la vittoria più grande.

Partiamo dalla fine per raccontare la storia di Mario Scapini, campione d'atletica che ha vinto la corsa più importante, quella contro il cancro.
Partiamo così dalla gara prescelta per la rinascita: gli 800 metri, inseriti nella riunione del Trofeo Volpi in programma giovedì sera a Cernusco sul Naviglio.
Il tempo finale è di 1'54"62 e vale a Mario un modesto quinto posto, distante anni luce dal suo personale di 1'46"95.
Ma tutto ciò conta poco o nulla.

Dal sogno di Londra all'incubo più terribile – "Questa gara me la ricorderò più di qualsiasi altra vittoria. Da oggi si volta pagina e ricomincia la seconda parte della mia carriera agonistica. Forse in gara ero più attento a gustarmi tutte le persone che facevano il tifo che non a correre". A fine gara, per Mario Scapini non conterà infatti il risultato, ma l'aver partecipato ad una competizione vera, per quanto marginale, che lo ha riconsegnato all'atletica. Uno sport per il quale ha dato tutto ottenendo anche importanti successi. Campione europeo juniores sui 1500 metri, dieci titoli nazionali in bacheca nelle varie categorie, tre primati giovanili su varie distanze. Fino a cullare il songo più grande, l'alloro olimpico. Quello che Scapini stava raggiungendo per i Giochi di Londra 2012, avendo realizzato con 1'46″95 al Golden Gala di Roma di fine maggio il proprio primato personale sulla distanza.

La lotta, il coraggio, la rinascita – Un sogno che si infrange davanti alla tremenda realtà, la diagnosi di un tumore alle pareti dello stomaco, causa degli improvvisi dolori a schiena e addome che lo obbligano anche a fermare bruscamente gli allenamenti. Un incubo ad occhi aperti, fatto di 12 durissimi trattamenti chemioterapici, una quindicina di chili persi in poche settimane, un fisico abituato ai sacrifici e alla fatica dello sport che viene martorizzato dalla malattia. Ma fortunatamente le terapie fanno il loro effetto, il linfoma diminuisce e poi scompare. Mario, che nel frattempo ha avuto il coraggio e la volontà di laurearsi in ingegneria, trova pian piano anche il via libera dei medici per ritornare ad allenarsi. Un calvario che sembra insormontabile per un fisico che fatica anche solo a reggersi in piedi. Ma la volontà è tutto, come il supporto dei propri familiari, l'aiuto di staff medici specializzati (come il medico sociale del Milan, dottor Tavana che lo segue da sempre), la vicinanza di amici e colleghi che non lo abbandonano mai.
Fino a quel giovedì di luglio. Quando su una pista della periferia milanese, Mario Scapini ritorna a vincere.

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