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La nuova vita di Pistorius dopo l’omicidio della fidanzata: segue una routine, non gli servono soldi

L’ex campione paralimpico oggi è fuori dal carcere e vive in regime di libertà vigilata dopo il delitto nel 2013. Deve seguire un rigido protocollo di riabilitazione fino al 2029.
Oscar Pistorius è stato scarcerato nel 2024 e oggi vive in regime di libertà vigilata.
Oscar Pistorius è stato scarcerato nel 2024 e oggi vive in regime di libertà vigilata.

Oscar Pistorius oggi ha 39 anni e vive lontano dai riflettori, in una quotidianità fatta di passeggiate con il cane, chiesa e volontariato. È difficile conciliare quell'uomo con l'atleta che appena quindici anni fa era diventato il simbolo mondiale della resilienza. Ma è proprio questo il paradosso della sua storia: nessun'altra icona dello sport moderno è passata così rapidamente dall'essere fonte d'ispirazione a diventare uno dei volti più noti della cronaca nera.

Da gennaio 2024 è in regime di libertà vigilata dopo aver scontato 9 anni di carcere per l'omicidio della fidanzata, Reeva Steenkamp (2013, nel giorno di San Valentino). L'ex campione paralimpico sudafricano sta poco alla volta ricomponendo il mosaico della vita, quella nuova che ha provato a mettere assieme cambiando completamente la quotidianità.

La sua nuova vita sembra costruita per sottrarlo a qualsiasi esposizione pubblica. Vive a Pretoria (in Sudafrica), abita nella proprietà dello zio, ricco abbastanza da non fargli mancare nulla e garantirgli una realtà ovattata. La rete di protezione che c'è intorno a lui lo tiene al riparo, non ha bisogno di soldi. Meno lo si vede, meglio è. La libertà vigilata impone regole precise, ma anche oltre gli obblighi giudiziari Pistorius sembra aver scelto deliberatamente l'invisibilità.

La nuova quotidianità di Pistorius: le restrizioni della libertà vigilata

Prima della tragedia, Pistorius era diventato il primo atleta amputato a gareggiare alle Olimpiadi con normodotati (Londra 2012), un risultato che sembrava destinato a ridefinire il concetto stesso di limite nello sport. Per questo la sua caduta ebbe un impatto mediatico senza precedenti.

Gli ori alle Paralimpiadi sono un ricordo lontano. L'immagine dell'atleta che scatta in pista correndo con le protesi alle gambe è stata simbolo di resilienza, inclusività, di cuore oltre ogni ostacolo. Tutto inghiottito da quel buco nero che dal 2013 ha risucchiato imprese sportive, immagine, storia personale.

L'ex campione paralimpico sudafricano durante una fase del processo.
L'ex campione paralimpico sudafricano durante una fase del processo.

Il delitto, il processo, le sentenze e adesso la procedura di reinserimento nella società al di là delle sbarre. La vita dell'ex sprinter è regolamentata da una serie di prescrizioni molto severe: è uscito dalla prigione a gennaio 2024 e fino al 2029 dovrà rispettare la prassi prevista dalla libertà vigilata. Non può concedere interviste, deve sottoporsi a programmi di rieducazione, seguire terapie per la gestione della rabbia e sottoporsi ai controlli delle autorità.

La sua storia ha ispirato il mondo, oggi lo ricordano per il delitto Steenkamp

Fino al 2012 Pistorius era considerato uno degli atleti più straordinari della sua generazione. Le sue protesi in fibra di carbonio erano diventate il simbolo di una sfida vinta contro ogni limite. Per milioni di persone era l'uomo che aveva cambiato il modo di guardare alla disabilità nello sport, dimostrando che il talento poteva abbattere barriere considerate invalicabili. Poi arrivò la notte del 14 febbraio 2013 e tutto cambiò.

A oltre tredici anni dall'omicidio di Reeva Steenkamp, la curiosità nei confronti di Pistorius non nasce tanto dalla cronaca giudiziaria, ormai definita, quanto dalla domanda che accompagna tutti i grandi casi mediatici: è possibile che un uomo ricostruisca la propria esistenza quando la sua identità pubblica coincide ormai con il crimine che ha commesso? Qualunque passo faccia, continuerà inevitabilmente a essere osservato con gli occhi di chi ripensa a quella notte di San Valentino del 2013.

Il paradosso di Pistorius: la condanna ha una fine, la memoria pubblica no

Il 14 febbraio 2013 Pistorius esplose quattro colpi di pistola attraverso la porta del bagno e uccise la modella e compagna, Reeva Steenkamp. In giudizio si è sempre difeso sostenendo di aver premuto il grilletto non per ammazzare la donna ma per difendersi dall'irruzione di un ladro. Nel 2014 venne condannato a 5 anni per omicidio colposo.

L'atleta paralimpico sudafricano durante una delle gare dominate in carriera.
L'atleta paralimpico sudafricano durante una delle gare dominate in carriera.

Successivamente la Corte d'Appello riqualificò il reato in omicidio volontario, aumentando la pena definitiva e a 13 anni e 5 mesi di reclusione. A gennaio 2024, dopo aver scontato oltre metà della condanna, gli è stato concesso il beneficio della libertà condizionata. Resterà sotto stretto controllo e monitoraggio legale fino al 2029. La pena terminerà definitivamente allora. Quella giudiziaria avrà una fine certa. Quella pubblica, invece, probabilmente no. Prima del 2013 rappresentava la possibilità di superare ogni limite fisico, dopo quella notte è diventato uno dei casi di cronaca nera più discussi del XXI secolo.

Suo padre, Henke: "Oscar costretto ad accettare di essere un assassino"

Suo padre, Henke, non ha mai accettato veramente il verdetto del Tribunale né che suo figlio fosse colpevole. "Oscar un giorno racconterà la sua storia – ammise in un'intervista a Piers Morgan Uncensored -. Quello che è successo non è quello che è emerso in tribunale. È stato costretto ad accettare di essere colpevole e di essere un assassino. È stato ferito e distrutto, ed è questo che crede ora… di essere colpevole".

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