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Gina Schumacher: “I cavalli mi hanno salvata, non potrei vivere senza di loro dopo l’incidente di mio padre”

Nel documentario ‘Horsepower’, la figlia di Michael Schumacher racconta come l’equitazione l’abbia aiutata dopo l’incidente del padre. Una storia di resilienza e passione, lontana dai riflettori ma profondamente legata alla famiglia.
A cura di Vito Lamorte
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Un cognome pesante e una vita difficile da portare avanti dopo il 29 dicembre 2013. Nel nuovo documentario trasmesso dal canale tedesco ZDF, la campionessa di reining Gina Maria Schumacher apre uno spiraglio sulla storia della sua famiglia, segnata da una passione condivisa per i cavalli e da un evento che ha cambiato tutto.

C’è infatti una data che rappresenta uno spartiacque e quel giorno di dicembre del 2013, durante una discesa sugli sci a Méribel, Michael Schumacher rimane vittima di un grave incidente che lo allontana definitivamente dalla scena pubblica. Da allora, la famiglia ha scelto il silenzio, mantenendo un riserbo durato anni.

A raccontare qualcosa di più è ora Gina, primogenita dell’ex pilota, protagonista del documentario ‘Horsepower', disponibile dal 17 aprile. Il film ripercorre una passione nata tempo prima, durante un viaggio a Dubai, dove gli Schumacher si innamorarono dei Quarter Horse. Per Gina, però, l’equitazione è diventata molto più di un hobby: "Non potrei vivere senza di loro. Dopo l’incidente di mio padre avevo bisogno di concentrarmi su qualcosa", spiega.

“Dopo l’incidente di papà avevo bisogno di qualcosa”: Gina Schumacher e la rinascita con i cavalli

Il legame con i cavalli è sempre stato forte nella famiglia, soprattutto grazie alla madre Corinna, che ricorda anche come Michael intravedesse nella figlia una determinazione speciale, qualità fondamentale nello sport. Già nel 2011, negli Stati Uniti, i genitori avevano investito in un ranch in Texas, dando vita a uno spazio tutto loro, lontano dai riflettori.

Oggi Gina è una delle figure di riferimento nel reining, disciplina equestre fatta di precisione, controllo e armonia. Chi la osserva riconosce in lei concentrazione e intensità: qualità che, secondo molti, richiamano quelle del padre.

Campionessa nel circuito NRHA, Gina ha costruito una carriera autonoma, pur portando un cognome ingombrante. "Sono fortunata a poter fare ciò che amo", racconta. Sul padre, invece, il silenzio resta totale: il documentario non entra nel merito delle sue condizioni, ma si concentra sul percorso di lei. Una storia di resilienza, in cui la passione diventa rifugio e forza.

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