Franco Bragagna preoccupato per Alex Schwazer dopo il caso doping: “Ragazzi, stategli vicino. Ne avrà bisogno”

Franco Bragagna davvero non se l'aspettava, come del resto tutti coloro che anche adesso fanno fatica a credere che davvero Alex Schwazer sia stato così improvvido – per non dire stupido – da ripresentarsi in gara dopo aver assunto EPO, finendo nella rete dell'agenzia di antidoping tedesca. Proprio lui, un campione olimpico (nella 5okm a Pechino 2008) caduto nella polvere dopo la doppia positività al doping (2012 e 2016) e la lunga squalifica finita di scontare nel 2024. Il 66enne telecronista ex Rai, adesso presente come opinionista sugli schermi di Sky Sport, ha pubblicato un video per commentare la vicenda, facendo trasparire anche un po' di preoccupazione per il possibile contraccolpo nell'animo del 41enne marciatore.
Franco Bragagna sulla nuova positività al doping di Alex Schwazer: "La provetta C non esiste, è un'anomalia"
"Alex Schwazer, chi se l'aspettava – attacca Bragagna – Una vicenda che mi ha amareggiato la sua, quella che più mi ha lasciato il segno nella mia lunghissima carriera di giornalista anche inviato, che ha seguito tanto, praticamente tutto dell'atletica, e che ha gioito con tutti gli altri per la vittoria della medaglia d'oro nella 50 chilometri di marcia di Pechino, il punto più alto della carriera del ragazzo di vicino Vipiteno".
Il giornalista padovano, storica voce dell'atletica leggera, dello sci di fondo e di tanti sport olimpici per la Rai, dove ha lavorato per oltre 35 anni seguendo tante edizioni dei Giochi e numerosi Mondiali, spiega poi perché la sbandierata provetta C, fattasi consegnare da Schwazer al momento del prelievo, ha un valore probatorio pari a zero: "Si parla di provetta A e B per il sangue: non c'è una provetta C. Ma c'è per l'urina… che non è una provetta C, non esiste. Ed è un'anomalia. Perché le controanalisi verranno fatte – le richiederanno, Gerhard Brandsta, l'avvocato, lo ha annunciato in conferenza stampa – sulla provetta B".
"La C non fa testo – continua Bragagna – la C è il residuo dell'urina, e il massimo che si possa avere per un atleta è che sia presente al momento in cui viene gettata. Tutto qui. E invece tanto deve avere insistito Sandro Donati, che è stato allenatore dell'atleta e che è vicedirettore tecnico della federazione, che gli è stata consegnata una cosa, una provetta, non so nemmeno se sigillata – le altre due sì, in presenza dell'atleta devono essere sigillate – che non ha nessun valore. Non potrà essere esaminato il contenuto, veramente non si capisce, dovrà essere quella B, e avanti così".

"Ragazzi, stategli vicino. Assolutamente, ne avrà presumibilmente bisogno"
Bragagna si sofferma poi sull'aspetto umano della vicenda, chiedendo a chi è vicino a Schwazer di sostenerlo in questo momento: "Dice che non vorrà assolutamente andare avanti, è comprensibile, padre di famiglia di 41 anni. Già gli avevano detto i suoi: ‘Ma chi te lo fa fare di andare avanti con le gare'. Però troppo più forte di lui… Ragazzi, stategli vicino. Stategli vicino! Assolutamente, ne avrà presumibilmente bisogno".
Infine il veterano degli sport olimpici ricorda che Schwazer rischia di finire a processo nella giustizia ordinaria: "E c'è però il rischio che debba rispondere in sede penale, perché tanto in Germania che in Italia il doping è un reato, un pubblico ministero potrebbe chiedergliene conto, anche in Italia".