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21 Settembre 2021
16:50

È stata l’estate sportiva più azzurra di sempre: abbiamo un modo per non lasciarla finire

Europei di calcio, di volley femminile e maschile, Ganna campione mondiale a cronometro, l’Olimpiade da 40 medaglie, Jacobs oro nei 100 metri, Berrettini in finale a Wimbledon. Questa è stata l’estate sportiva più azzurra di sempre e se sapremo investire ora in uomini, strutture e competenze, potremo portarci dietro l’energia e la forza di questo momento anche nel futuro.
A cura di Jvan Sica
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Dobbiamo essere sinceri. L’11 giugno scorso, poco più di tre mesi fa, nessuno in Italia pensava che questa estate sarebbe stata così profondamente azzurra, principalmente nello sport ma non solo.

Quel giorno inauguravamo gli Europei spostati per colpa della pandemia, quelli da disputarsi in diverse città europee per festeggiare il 60esimo anno dal primo campionato continentale. Si diceva con grandissimo timore: sarà un europeo italiano nella sua prima parte. Noi esordivamo in casa e Roma e l’Olimpico facevano tornare nel mondo un po’ di spensieratezza dopo il terribile anno del Covid. C’era subito la Turchia da affrontare, avversario difficile per un’Italia che, non perdeva da molto tempo, ma che veniva comunque dall’esclusione da Russia 2018 e non aveva ancora affrontato avversari di grosso calibro nella gestione Mancini. Vinciamo 3-0, spazzando dal campo i turchi, dominiamo in tutti i fondamentali, mostriamo un calcio che di “italianistico” non ha niente e facciamo vedere di avere alcuni giovani campioni, come Donnarumma, e altri vecchi leoni, come Chiellini e Bonucci, che le altre squadre potranno solo invidiarci.

Come da pronostico detto però sussurrando, la prima fase degli Europei è stata davvero molto azzurra. Abbiamo vinto facile le tre partite del girone, giocando benissimo, meglio di tutte le grandi favorite, e andiamo agli ottavi di Wembley contro l’Austria con buone sensazioni. Siamo già al 26 giugno e quasi ci sembra strano essere così avanti nel torneo. Contro un’Austria tignosa vinciamo solo ai tempi supplementari grazie ai gol di Chiesa e Pessina e per i quarti contro il Belgio del 2 luglio ci facciamo poche illusioni.

Nel frattempo è iniziato Wimbledon, vediamo uscire uno per uno i tanti giovani italiani che facevano parte del tabellone principale, ma uno, il migliore dei nostri sull’erba, resta in gara. Matteo Berrettini arriva ai quarti del 7 luglio da giocare contro il canadese Auger-Aliassime, a braccetto con la Nazionale di calcio, che prima aveva vinto 2-1 contro il Belgio dei fuoriclasse e poi aveva battuto la Spagna dei giovani ai calci di rigore. Dopo aver superato anche il polacco Hurkacz in semifinale, l’11 luglio 2021 abbiamo da seguire due finali al cardiopalma, entrambe da disputare a Londra.

La prima è quella pomeridiana di Matteo Berrettini contro Novak Djokovic per lo scettro di Wimbledon, la seconda, serale, sarà Italia-Inghilterra, a Wembley, per la corona europea di calcio. Sarà un giorno che non dimenticheremo mai più, perché da una parte abbiamo visto, anche se perdente, lottare un campione del futuro contro uno dei migliori tennisti di sempre, e dall’altra, a 39 anni dall’11 luglio di Spagna 1982, rivincere l’Italia in un grande torneo internazionale. Un’Italia che non era tra le favorite ed è riuscita grazie alla leadership di Roberto Mancini (e Gianluca Vialli) a superare davvero ogni tipo di ostacolo.

Nemmeno il tempo di riprendersi che il 23 luglio iniziava a Tokyo un’altra competizione spostatasi di un anno per colpa della pandemia. Le Olimpiadi giapponesi dovevano mostrare al mondo una nuova normalità in cui vivere e con l’accensione del braciere da parte della tennista Naomi Osaka anche l’idea di un nuovo sportivo, capace di agire nella società.

Quello che sono state le Olimpiadi di Tokyo per l’Italia verrà raccontato ai posteri con grande enfasi, molto maggiore di noi contemporanei che l’abbiamo vissuta e ci siamo esaltati. Abbiamo stabilito il record di medaglie vinte in una sola edizione, 40, abbiamo vinto 10 ori e una medaglia ogni giorno dell’Olimpiade. Se la quantità fa già spavento, la “qualità” è sensazionale. Abbiamo vinto 5 ori nell’atletica leggera, la disciplina regina dei Giochi, di cui i 100 metri piani con Marcell Jacobs, il salto in alto con Gimbo Tamberi e la 4×100 uomini con un recupero al millesimo da parte di Filippo Tortu. Filippo Ganna ci ha portato alla vittoria nell’Inseguimento a squadre con una trenata finale che resterà negli annali, il nuoto ci ha portato 7 ori e alcuni talenti giovani che tutti ci invidiano, hanno vinto medaglie Irma Testa nel pugilato femminile, Vito Dell’Aquila nel taekwondo, Cesarini e Rodini il primo oro nel canottaggio femminile, Luigi Busà il primo invece nel karate. È stata un’Olimpiade incredibile, che ci ha messo sulla mappa dello sport globale come una delle potenze più complete (in quasi tutti gli sport in cui eravamo presenti abbiamo fatto ottimi piazzamenti) e anche narrativamente interessante. Abbiamo raccontato al mondo la storia di Tamberi e il suo gesso, Vanessa Ferrari e la sua voglia di farcela, Federica Pellegrini e la sua quinta finale olimpica consecutiva, Gregorio Paltrinieri, il quale non avesse avuto la mononucloesi a un mese dall’inizio dei Giochi…

Siamo stati uno dei baricentri di Tokyo 2020 e questo è un marchio che mai nessuno ci potrà più togliere. Terminata l’Olimpiade, dal 24 agosto, ci siamo tuffati nella Paralimpiade. Anche questa edizione ci ha visto vincere una medaglia dietro l’altra, alla fine 69, con eccellenze nel nuoto, nel ciclismo e due perle meravigliose: l’oro individuale nel fioretto femminile per Bebe Vio e il podio tutto azzurro nei 100 metri piani nella categoria T63 conquistato da Ambra Sabatini, Martina Caironi e Monica Contraffatto.

Tornando un attimo indietro alle Olimpiadi, in realtà avevamo fatto male solo con le nostre squadre, con due grandi delusioni soprattutto nel volley femminile e la pallanuoto maschile, in cui riponevamo speranze almeno di medaglia. Per le nostre due squadre di volley è arrivata subito la possibilità di rifarsi, ma c’erano diversi ostacoli da affrontare. Il 18 agosto è iniziato l’Eurovolley femminile e noi eravamo consci di avere una grande squadra, con Egonu, De Gennaro, stelle assolute nel loro ruolo e altre campionesse come Sylla e Chirichella. Il problema era che molto probabilmente avremmo dovuto affrontare in finale, a Belgrado, la Serbia, ovvero la squadra che in pochi anni ci aveva battuto ai Mondiali, agli Europei e alle recenti Olimpiadi. Riusciamo a sfatare anche questo tabu, in un’estate dove abbiamo superato ogni nostro vecchio timore, e le abbiamo battute per 3-1 davanti al loro pubblico.

Già che ci siamo il 9 settembre c’è la vittoria della Diamond League di Tamberi a Zurigo e poi arriva il 19 settembre, l’ultimo vero giorno sportivo di questa nostra lunga e meravigliosa estate. La Nazionale di volley maschile a Tokyo è uscita contro l’Argentina ai quarti e ha perso l’allenatore e tre punti di riferimento, Juantorena, Zaytsev e Colaci. Siamo ripartiti con Fefé De Giorgi allenatore e un gruppo giovanissimo, con la media età più bassa degli Europei, 24 anni. Migliorando set dopo set arriviamo in finale, battendo la Serbia in semifinale per affrontare l’esperta Slovenia. Intanto nel pomeriggio iniziavano i Mondiali di ciclismo e la prima gara era la crono uomini. Un percorso piatto, lungo, con pochissime curve, perfetto per il nostro campionissimo, Filippo Ganna, che deve superare se stesso per battere i due belgi padroni di casa, Van Aert ed Evenepoel. Ci restava da prenderci anche l’Eurovolley maschile e non ce lo lasciamo sfuggire, con una finale emozionante, piena di colpi di scena e nuovi protagonisti, come Yuri Romanò, di sicuro non uno dei giocatori più considerati del panorama pallavolistico italiano.

E adesso è finita, è finita l’estate, lo dice il calendario e lo dice il sole. Ma non è finita per il nostro sport. C’è ancora tanto da vivere e tanti campi su cui giocarci le nostre possibilità. Il bello di questa estate non è il presente ma il futuro, ovvero se il suo calore azzurro continuerà a irradiare su di noi per molti anni ancora. Per farlo è il momento di investire in uomini, donne, strutture, movimenti, competenze. Se lo faremo adesso che l’Italia sportiva nel mondo fa rumore, allora quel calore potremmo davvero portarlo con noi.

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