Corre la maratona di Rotterdam mentre è in malattia: licenziato in tronco, dovrà essere risarcito con 60mila euro

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Il dipendente di un tour operator che era stato licenziato in tronco per aver corso la maratona di Rotterdam mentre era in malattia ha portato l’azienda in tribunale e ha avuto ragione in entrambi i gradi di giudizio: dovrà ricevere un risarcimento di 60mila euro.

Si può correre una maratona in diretta TV se si è assenti per malattia dal lavoro, chiudendo peraltro con un ottimo tempo (per un amatore) di 3 ore 27 minuti e 58 secondi? Per i giudici olandesi che hanno dato ragione al dipendente che era stato licenziato in tronco dalla sua azienda assolutamente sì, al punto da riconoscergli un sostanzioso risarcimento di 60mila euro. Le cose ovviamente non sono così semplici come sembrano di primo acchito, va ricostruita l'intera vicenda per capire come si sia arrivati a questo epilogo.

Il protagonista della vicenda è un dipendente di ‘Prijsvrij', un tour operator online olandese. L'uomo, che era stato assunto nel luglio del 2024 con un contratto a tempo determinato di un anno e uno stipendio di 5500 euro lordi al mese, si è messo in malattia a dicembre di quell'anno per improvvisi e gravi problemi alla vista. Problemi assolutamente reali: nei mesi successivi gli è stata infatti diagnosticata la miastenia gravis, una malattia neuromuscolare cronica che spesso esordisce con sintomi oculari.

La visita con il medico aziendale: il dipendente non nasconde che corre e si allena per la maratona

Il dipendente peraltro non aveva omesso nulla in occasione del primo consulto con il medico aziendale nel gennaio del 2025, dichiarando di correre quattro volte a settimana e di allenarsi per la maratona. Anche l'azienda ne era a conoscenza, come risulta da una mail interna del 6 gennaio. E il dottore ha più volte ritenuto che non fosse ancora idoneo alla reintegrazione. Ma per l'azienda le cose non tornavano ed entro poche settimane ha messo in dubbio la sua condizione, citando l'attività di corsa e la presenza su LinkedIn. A quel punto lo ha convocato in ufficio, ha sospeso lo stipendio e minacciato lo stop al salario, nonostante il parere contrario del medico.

Il tour operator olandese è andato ancora oltre, incaricando Hoffmann Bedrijfsrecherche, ovvero la più grande agenzia di investigazione privata aziendale dei Paesi Bassi, di spiare il dipendente per trovare le prove della sua condotta fraudolenta. I detective peraltro hanno rilevato solo brevi spostamenti in auto, verso scuola e negozi, coerenti con quello che l'uomo aveva dichiarato al medico.

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Il suggestivo scenario della maratona di Rotterdam

Poi si è arrivati al 13 aprile 2025, giorno in cui si è corsa la maratona di Rotterdam. L'uomo ha messo a frutto gli allenamenti e ha chiuso col ragguardevole tempo di 3 ore, 27 minuti e 58 secondi, classificandosi al 3112simo posto su quasi 18mila partecipanti. Due giorni dopo, il 15 aprile, la sua azienda lo ha licenziato in tronco via e-mail, accusandolo di aver ingannato datore di lavoro e medico aziendale sulla corsa e sulla guida, di aver rotto il rapporto di fiducia e di aver ostacolato la reintegrazione. Secondo il tour operator, la prestazione sportiva era incompatibile con la malattia dichiarata.

Il tribunale olandese dà ragione al dipendente: il licenziamento è illegittimo, l'azienda condannata a risarcirlo con 60mila euro

Il dipendente si sentiva nel giusto e ha portato la vicenda in tribunale. E ha avuto ragione. Il giudice monocratico di Rotterdam, con decisione del 16 settembre 2025, ha dichiarato il licenziamento illegittimo: il dipendente non aveva taciuto nulla e l'uso dei detective, fondato su una sfiducia ingiustificata, è stato giudicato sproporzionato e lesivo della privacy non solo sua, ma anche della sua famiglia. Al lavoratore dunque sono stati riconosciuti 50mila euro di indennizzo equo per la condotta gravemente colpevole del datore di lavoro, 8250 euro per il mancato preavviso del licenziamento, 1820 euro di indennità di fine rapporto e circa 2750 euro di arretrati, oltre a ferie e relativa indennità.

Lo scorso 22 settembre, la Corte d'appello dell'Aia, ovvero l'organo giurisdizionale di secondo grado del sistema giudiziario olandese, ha confermato integralmente la sentenza di primo grado. I 50mila euro di indennizzo base sono stati mantenuti anche con funzione deterrente: l'azienda aveva agito in modo aggressivo, aveva messo sotto pressione un malato vulnerabile e non aveva mostrato consapevolezza dell'errore. Nel complesso le indennità di fine rapporto scucite da Prijsvrij superano i 60mila euro più gli stipendi arretrati dovuti, e oltre 5000 euro di spese processuali complessive ugualmente a carico dell'azienda.

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