L’allenatore di Joanna Wietrzyk si sfoga dopo l’HYROX: “Un caso umano. Quanto odio nei suoi confronti”

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Chris Bayens, coach dell’atleta colpita da diarrea, interviene per difenderla dagli attacchi, distinguendo le critiche dall’odio e parlando di responsabilità oggettive.

"Il dibattito è legittimo. L'odio e gli attacchi personali che ne sono seguiti, invece no". A parlare è Chris Bayens, allenatore di Joanna Wietrzyk, l'australiana che ha vinto l'HYROX Pro Women di Pechino nonostante una grave emergenza intestinale. La sua prestazione aveva aperto una discussione sul comportamento durante la gara: le considerazioni sulla resilienza della concorrente, che non si è fermata nonostante l'indisposizione per diarrea, hanno fatto il paio con le critiche fortissime per la gestione della situazione d'emergenza (percorso sporco, situazione igienico sanitaria rischiosa per gli altri partecipanti) e per il regolamento.

Gli organizzatori hanno annunciato modifiche ai protocolli e il rimborso della quota d'iscrizione per gli atleti coinvolti loro malgrado, riconoscendo le conseguenze fisiche ed emotive dell'episodio. L'intervento del coach sposta il focus su un altro aspetto della vicenda: non fa riferimento solo a quanto accaduto in pista ma soprattutto a ciò che ne è scaturito. Ovvero, le aggressioni verbali, alcune molto pesanti, ricevute dalla 24enne, costretta a cancellare alcuni post o addirittura a chiudere i commenti per arginare l'ondata di livore che l'ha travolta.

L'allenatore di Wietrzyk: "La salute mentale è plasmata dalla comunità"

Bayens parla del suo compito, che è occuparsi della condizione fisica e della prestazione della propria atleta, ma introduce un altro argomento altrettanto importante: la salute mentale dipende anche dall'ambiente che la circonda. "La salute fisica e le prestazioni di un atleta sono il mio lavoro. La salute mentale degli atleti è molto più plasmata dalla comunità che li circonda, in questo momento proprio la comunità dovrebbe fare una severa autocritica".

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Il riferimento è alle reazioni che hanno accompagnato il caso: Wietrzyk era stata criticata per aver continuato la gara in evidente situazione di disagio fisico, mentre HYROX era finita sotto pressione sia per non aver preso alcun provvedimento (né immediato, né a livello di sanzioni con penalità). sia per il paradosso di un regolamento inflessibile su diverse forme di comportamento sul percorso (come far cadere un po' d'acqua nel rifocillarsi) sia per la falla clamorosa per un episodio come quello verificatosi a Pechino.

La difesa dell'atleta: "Si è trattata di una situazione straordinaria"

Secondo il tecnico dell'australiana l'incidente capitato è il frutto di una combinazione di fattori eccezionali, che hanno colto di sorpresa tutti. "Ciò che è accaduto è stato il frutto di una straordinaria serie di circostanze impreviste, in rapida evoluzione e quasi impossibili da comprendere appieno in tempo reale". Tempismo e lucidità nella valutazione della situazione in tempo reale sono le pecche di un caso le cui responsabilità vanno cercate anche altrove.

E il fatto stesso che HYROX abbia riconosciuto che la gestione di quel frangente presentava criticità e annunciato cambiamenti per essere pronti nel caso si ripresentino situazioni simili dà sostegno alla lettura dell'episodio fatta dal coach.

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Altro elemento di discussione che segna il passaggio più marcato dell'allenatore: "È possibile riesaminare quelle decisioni e trarne insegnamento, ma giudicare le intenzioni, il carattere o la moralità di una persona alla luce del senno di poi non è né giusto né onesto".

Il regolamento cambiato dopo la gara di Pechino

Dopo le proteste degli altri atleti, la disciplina è stata modificata in base a quell'evento che ha fatto scuola. Prima di Wietrzyk erano previste penalità per chi sputava sul percorso, soffiava il naso per terra, lasciava fazzoletti o altri rifiuti sul tracciato oppure lo bagnava lasciando cadere acqua durante il ristoro. L'emergenza intestinale, invece, non era mai stata annoverata tra le punizioni.

"È molto facile immaginare la risposta perfetta una volta che il momento è passato. Il senno di poi offre tempo, informazioni e quel distacco che semplicemente non esistevano per chi stava vivendo la situazione in prima persona".

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Ecco perché Bayens contesta l'atteggiamento di chi ha espresso giudizi, anche molto severi, solo in un secondo momento tralasciando la lettura più importante che parte dall'assenza di procedure chiare e arriva a una riflessione altrettanto importante: esiste una linea che non dovrebbe mai essere superata. "Lo sport genera talvolta momenti imperfetti e casi profondamente umani. Il dibattito è legittimo; l'odio e gli attacchi personali che ne sono seguiti, invece, no".

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