Possibile svolta nella vicenda che ha legato il nome di Alex Schwazer al doping nel gennaio del 2016. Il marciatore di Vipiteno spera che questa volta si possa dare spazio alla verità che lui ha sempre sostenuto: è stata presentata al tribunale di Bolzano una nuova perizia nell'udienza dedicata all'incidente probatorio nel caso che riguarda la sua seconda positività antidoping e, secondo quanto ha affermato il perito nominato dal gip del Tribunale di Bolzano e comandante del Ris dei carabinieri di Parma Giampietro Lago,"la concentrazione del Dna nelle urine non corrisponde a una fisiologia umana e i dati confermano quindi un'anomalia". 

Il perito ha illustrato le conclusioni della sua terza perizia in merito all'elevata concentrazione di Dna sul controllo a Schwazer del primo gennaio del 2016, che portò alla seconda squalifica (in questo caso per la positività al testosterone) e non gli permise di partecipare all'Olimpiade di Rio de Janeiro. Nelle urine dell'atleta altoatesino erano stati rinvenuti metaboliti di testosterone e un'alta concentrazione di Dna ma dagli esami effettuati su 37 atleti italiani, che si erano messi a disposizione volontariamente per il test in assenza di una letteratura scientifica sul tema, è emerso che in nessun caso è presente una quantità di Dna simile a quella trovata nelle provette dell'ex marciatore.

Schwazer all'agenzia Ansa ha commentato così queste novità sull'esito del supplemento di perizia effettuata nell'ambito dell'inchiesta per doping: "Ogni volta che si va avanti e si fanno accertamenti in questa indagine, si scoprono delle nuove cose, finora sempre a mio favore. Sono ottimista. Non è stato doping né una patologia, perché all'epoca mi allenavo ad alto livello e stavo benissimo. Il giorno del prelievo avevo percorso 40 km di allenamento. Resta quindi solo una causa: la manomissione della mia provetta".