Caro Alex, per il tuo compleanno vogliamo dirti qualcosa di davvero semplice. Ti stiamo aspettando.

Noi non siamo come te. Per te il tempo scorre con dei multipli speciali, come se un minuto ne valesse quattro. Noi siamo sempre stati affascinati dal tuo vivere al quadrato, ma non andiamo così tanto avanti come ti potresti immaginare.
Siamo ancora qui, appesi alla tua voglia senza fine di restare attaccato alla vita.

Dopo l’incidente del Lausitzring fu proprio questo desiderio incessabile che ci scioccò, ci fece bene e ci diede forza. Sì, sei stato tu in quel momento a dare energia a noi, pensa che atomica c’hai dentro. Negli anni successivi quella energia continuava a diffondere benessere. Un uomo di cui ne era rimasto la metà viveva e amava il doppio: una lezione che dovrebbe guidare ogni essere umano sulla Terra.

Prima eri e volevi essere un pilota di automobili. Da quando ti hanno detto che ti andava di lusso sopravvivere, hai voluto essere tutto: uomo di spettacolo, di cultura, di sport, padre, marito, oro olimpico, testimone, esempio. Nessuno forse ti ha mai detto che sei diventato anche un traguardo, un limite che forse nessuno di noi raggiungerà, ma che, guardandoti, vogliamo almeno cercare di intravedere.

Poi di nuovo un colpo. A Pienza, in Toscana. Ancora una volta questa lotta forsennata tra te e la vita ricomincia, furiosa e colossale, come solo i miti antichi hanno saputo raccontare nella sua purezza più vera. Tu, la vita, la morte, il dolore. Un titano, questo sei per noi che siamo troppo piccoli anche solo per comprendere.

Non ci resta quindi che restare qui, fermi ad aspettare. O meglio, noi continuiamo a correre in un mondo che si è trasformato e non riconosciamo più, in un quotidiano che ci fa continuamente porre domande, per un futuro nebuloso e già stanco, ma la nostra corsa a te sembra immobilità, povertà d’intenti e di sogni, menefreghismo, stupidità. Ma noi non siamo come te. Per questo ci servi, Alex. Fallo per noi, anche questa volta.