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Opinioni
9 Agosto 2022
15:47

Il caso “Mare Fuori”, la serie Rai diventata un fenomeno su Netflix

L’arrivo su Netflix ha fatto letteralmente esplodere “Mare Fuori”, a dimostrazione dell’influenza della piattaforma su un prodotto sottostimato fino a quando è stato associabile solo alla Rai.
A cura di Andrea Parrella
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Dallo scorso giugno "Mare Fuori" è arrivata su Netflix. Prodotto Rai nato nel 2020, la serie creata da Cristiana Farina e Maurizio Careddu (qui l'intervista) è giunta oggi alla sua terza stagione, attualmente in preparazione, con una quarta già prevista. Se ad agosto del 2022 "Mare Fuori" si presenta come un titolo imprescindibile che spunta in molte conversazioni, c'è da dire che non è sempre stato così e questa anomala dinamica di successo del drama adolescenziale più chiacchierato al momento in Italia, racconta molto di come stia andando la battaglia dell'audiovisivo e quale ruolo giochino due dei principali attori di questa disputa: Rai e Netflix.

La partenza su Rai2

Inaugurata su Rai2 nell'autunno del 2020, "Mare Fuori" non riesce a fare subito breccia nel pubblico. La campagna di lancio sembra voler inserire il prodotto nel filone La Porta Rosa/Il Cacciatore/Rocco Schiavone, serie lanciate sulla seconda rete del servizio pubblico negli anni precedenti con l'ambizione di diversificare e ampliare la proposta Rai con prodotti dal carattere meno generalista. A limitare la spinta iniziale di "Mare Fuori" è, tuttavia, il combinato disposto della saturazione dell'immaginario di Napoli, sovraesposta per una spropositata quantità di serie e film ambientati nella città in questi anni, unita all'inevitabile, per quanto inappropriato, confronto con "Gomorra – La Serie", dati il contesto criminale e la  presenza di alcuni interpreti della serie Sky. La trama iniziale, per altro, sembra dare molta centralità ai personaggi di Paola Vinci (Carolina Crescentini) e Carmine Recano (Massimo Esposito), lasciando il presagio di una serie in cui le storie dei ragazzi in carcere finiranno per avere un ruolo secondario.

Con il passare degli episodi si intuisce che non è così e la serie certifica un seguito interessante, che oscilla di puntata in puntata tra il 6.3% e il 7.5% di share, spesso superando il milione e mezzo di spettatori medi. Numeri positivi su Rai2 e anche su RaiPlay (lo aveva raccontato a Fanpage.it la sceneggiatrice Cristiana Farina inquesta intervista) che l'azienda di viale Mazzini pare faticare a decifrare, ma soprattutto a valorizzare, per la fandom enorme nascosta dietro i numeri.

La seconda stagione in crisi

Non a caso la seconda stagione di "Mare Fuori", in onda da novembre 2021, parte con numeri disastrosi, sotto il 5% di media e spesso sotto il milione di telespettatori medi. Pur prendendo una forma sempre più definita le storie di Naditza (Valentina Romani) e Filippo (Nicolas Maupas), quella di Carmine (Massimiliano Caiazzo) e tanti altri, la crisi profonda di identità attraversata da Rai2 rallenta in modo drastico la corsa di "Mare Fuori" verso l'affermazione definitiva. La serie si riprende contando solo sulle proprie forze e sul coinvolgimento social degli attori protagonisti. Gli ascolti arrivano al 7,50% di share dell'ultimo episodio, in un certo senso clamoroso date le circostanze.

È con la conclusione della seconda stagione che scatta qualcosa e il fenomeno "Mare Fuori" spicca definitivamente il volo. A inizio del 2022 i diritti della serie vengono acquisiti da Beta Film per la distribuzione internazionale. Arrivano accordi con WarnerMedia Latin America e HBO Max, il canale svedese in chiaro TV4, HOT per Israele e lo streamer Blu TV in Turchia, oltre alla certezza di diritti che verranno venduti anche in Francia, Spagna e Germania. A marzo Rai rinnova per una terza e una quarta stagione "Mare Fuori", dimostrando di averne compreso il potenziale.

L'arrivo su Netflix e il video virale della suora

Quindi, a giugno, l'arrivo su Netflix, momento che disegna, in modo categorico, lo spartiacque quasi invalicabile tra il pubblico generalista della Rai e quello affiliato alla piattaforma streaming per eccellenza. Per "Mare Fuori" è una consacrazione definitiva, molti si accorgono dell'esistenza della serie solo dopo averla vista tra le proposte Netflix, la cui forza sta soprattutto nell'affidabilità, la capacità di dare una certificazione ai prodotti: se è qui, significa che puoi vederlo. Negli anni Novanta il motto era "non è Tv, è HBO", oggi il discorso è simile per Netflix. Arrivano le clip con le ship dei protagonisti, perfette per la circolazione sui social e tipiche dello stile comunicativo Netflix. La ciliegina sulla torta è il video virale della suora che blocca le due attrici di "Mare Fuori" mentre si baciano nelle strade di Napoli per un servizio fotografico.

Tutto pare finalizzato a dare concretezza all'idea che "Mare Fuori" sia una serie Netflix e questo è un aspetto molto interessante. Non è la prima volta che Rai e Netflix collaborano tra loro, in una direzione e nell'altra, da "Don Matteo" a "Montalbano" sulla piattaforma streaming a "L'Isola delle Rose" in onda in prima serata su Rai1. Il fenomeno "Mare Fuori" potrebbe inaugurare unafase del rapporto tra le due aziende che veda Netflix implementare prodotti Rai dal linguaggio allineato al suo pubblico, variando quindi la sua strategia produttiva; allo stesso tempo, che la piattaforma implementi sempre di più contenuti non original, consolidando il sistema produttivo Rai conscia che nella percezione comune ciò che è su Netflix è di Netflix. Oppure, come nel caso appena raccontato, lo diventa.

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"L'avvenire è dei curiosi di professione", recitava la frase di un vecchio film che provo a ricordare ogni giorno. Scrivo di intrattenimento e televisione dal 2012, coltivando la speranza di riuscire a raccontare la realtà che vediamo attraverso uno schermo, di qualunque dimensione sia. Renzo Arbore è il mio profeta.
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