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Quando Enrico Papi provocò un incidente diplomatico con gli italo-argentini: i 25 anni del ‘fattaccio’ al DopoFestival

Il 27 febbraio 2001 andava in scena, a notte fonda, l’imbarazzante collegamento con la comunità italo-argentina a Buenos Aires. Risate e battutacce che fecero arrabbiare anche la moglie del Capo dello Stato Franca Ciampi.
A cura di Massimo Falcioni
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Un quarto di secolo dal punto più basso toccato dal DopoFestival. Un momento televisivo che provoca ancora oggi fastidio ed imbarazzo, a venticinque anni di distanza.

Era il 27 febbraio 2001 ed Enrico Papi si rese protagonista di un vero e proprio incidente diplomatico con la comunità italiana in Argentina.

Una parentesi che sarebbe potuta finire tranquillamente nel dimenticatoio, come un qualsiasi collegamento via satellite con gli emigrati all’estero. Invece no. In soli cinque minuti Papi riuscì nell’impresa di scatenare un putiferio, talmente imponente che qualche settimana dopo fu nientemeno che la moglie del Capo dello Stato a intervenire per porre le sue scuse. “E’ stato un episodio inaccettabile” tuonò Franca Ciampi che, in occasione di una visita ufficiale in Argentina, apostrofò Papi come un “cretino”. “Certe trasmissioni ci involgariscono, ci imbastardiscono. Io e mio marito siamo troppo vecchi per sopportare cose simili: noi prendiamo e spegniamo il televisore”.

Una mazzata per il volto di “Sarabanda”, che con quell’evitabile siparietto condizionò pure la sua avventura al Festival, dove divideva il palco – oltre che con Raffaella Carrà – con Massimo Ceccherini e Megan Gale.

L’evento incriminato si verificò nella seconda delle quattro puntate in programma. Papi chiamò in causa Carmelina D'Antuono, funzionaria del Consolato generale d’Italia a Buenos Aires che si ritrovò a combattere con un mostruoso ritardo di satellite di ben 5 secondi. Un disagio che, sommato all’emozione e al comprensibile spaesamento, aggravò una conversazione che dal Casinò di Sanremo venne subito trasformata in farsa.

“Buonasera, siamo qui nella scuola Cristoforo Colombo di Buenos Aires, ringraziamo la Rai”, esordisce la donna, che osserva per tutto il tempo l’operatore dietro la telecamera quasi per attendere indicazioni sul da farsi. Basterebbe questo per comprendere le difficoltà del dialogo. Indizio non colto da Papi, che inizia inspiegabilmente a rivolgersi alla signora con marcato accento calabrese in tono irrisorio. A stretto giro arriva anche una battuta censurabile sull’abbigliamento della D’Antuono: “Si è comprata il vestito nuovo per il collegamento”.

Si intraprende una discesa senza freni e la situazione va rapidamente a degenerare. La D’Antuono, sempre più disorientata, si ripresenta: “Buonasera”. Gesto che Papi coglie purtroppo come un ennesimo assist per la sua personale gag: “Ho capito! Buonasera! Quante volte ce lo vogliamo dire? Parliamo tutta la serata così?”.

Al Casinò si ride e questa reazione spinge Papi a premere ancor di più sull’acceleratore. Si butta per terra, si finge svenuto. Nel frattempo, dall’altra parte del mondo il microfono passa a due ragazzini che, nell’indifferenza generale, cominciano ad elencare la classifica degli artisti a loro più graditi.

Nessuno se li fila, il caos è totale. La Carrà comprende che la soglia è stata oltrepassata e cambia faccia. Si dirige verso Papi e, di spalle, si rivolge a lui. “Adesso basta”, sussurra. Poi alza la voce: “Non è una sciocchezza. La musica italiana nei ragazzi nati a Buenos Aires è un passaporto per mantenere viva la tradizione italiana, la lingua e la cultura. Adesso basta”. Quindi si rivolge alla comunità: “Noi vi ringraziamo di questo collegamento e vi vogliamo salutare”.

Rimasti ‘soli’, la padrona di casa e Papi si siedono sulle scale della sala. L’umore di Raffaella è segnato, la regia evita forse strategicamente i primi piani, ma le occhiatacce al collega sono comunque visibili. La trasmissione prosegue e, dopo il lancio di qualche rvm, si giunge ai titoli di coda.

La questione, tuttavia, esplode. Papi finisce nel mirino di una critica già sul piede di guerra. E anche dall’Argentina, nei giorni seguenti, i diretti interessati non rimangono con le mani in mano. La D’Antuono, infatti, denuncia il presentatore ritenendo lesa la propria immagine.

Dopo un iter giudiziario di cinque anni, Papi verrà condannato per dileggio dal Tribunale Civile di Sanremo. Stralci della sentenza saranno pubblicati da “Il Giornale”, nel 2007: “Papi inizia a storpiare il nome della D'Antuono con diminutivi, assume l'accento meridionale, la interrompe quando inizia a rispondere, sottolinea che non sa esprimersi, afferma che si è comprata il vestito nuovo per l'occasione”.

Nel 2025, al “Corriere della Sera”, Papi confesserà: “Fui ingenuo io. Ero al Sanremo condotto da Raffaella Carrà. Lei mi disse di fare un DopoFestival dissacrante, il rischio di commettere un errore era alto”. Un errore divenuto un marchio indelebile.

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