Nino D’Angelo: “Costretto a lasciare Napoli quando spararono fuori casa. Mio padre? Il mio primo falsario”

Nino D'Angelo ripercorre la sua carriera a Verissimo. Il celebre cantante napoletano si è raccontato a Silvia Toffanin, soffermandosi su alcuni dei momenti più delicati per sé e la sua famiglia. In particolare, ha parlato della scelta, sofferta ma necessaria, di lasciare Napoli in una fase molto delicata, forse quella di maggior successo.
La scelta di lasciare Napoli
D'Angelo è tornato al momento in cui le circostanze l'hanno obbligato a trasferirsi in un'altra città: "Al primo Sanremo, mia moglie mi chiamò per dirmi che avevano sparato fuori casa mia. Pensavo fosse un caso, invece un mese dopo accadde di nuovo. Mi resi conto che era una cosa molto seria, mi chiesero un miliardo di lire. Per mia moglie e per i miei figli e anche per la paura, siamo scappati. Siamo andati a vivere a Roma e siamo lì da tanti anni. Però la casa a Napoli, nel palazzo di mia madre, restava òì".
Un'esperienza che incrinò inevitabilmente gli equilibri familiari: "Mia madre dopo questa cosa incominciò ad ammalarsi. Andò a fare una visita perché la vedevo dimagrita. Di ritorno da una tournée andai a trovarla in ospedale, mi prese la mano, si addormentò per non svegliarsi più". Il rapporto con la madre è stato cruciale per Nino D'Angelo: "Scrivevo sempre le canzoni su di lei, qualunque cosa parlava di lei, qualcuno mi suggerì che potessero diventare canzoni d'amore. Dopo 11 mesi ho perso mio padre, come un dolore non sentito per quello che ancora era in circolo per la perdita di mia madre. Dopo un po' di tempo scrissi anche una canzone dedicata a lui".
Il rapporto di Nino D'Angelo con suo padre
A proposito della figura paterna, Nino D'Angelo racconta un aneddoto dei primi anni di carriera, definendolo affettuosamente "il mio primo falsario". Racconta il cantante: "Una mattina mio padre a Palermo mi svegliò per una foto, appena sveglio. Dopo aver cantato alla sera, vennero dei fan a salutarmi e si presentarono con le foto mie in pigiama. ‘Ma chi ve le ha date?', chiesi. ‘L'abbiamo comprata qui fuori'. Io allora mi arrabbiai con mio padre, gli dissi che mi aveva promesso fossero destinate ai malati: ‘E perché questi non sono malati? Malati di te' "
E sul suo rapporto con i figli, Nino D'Angelo si guarda da fuori: "Forse bisognerebbe chiederlo a loro, ma io penso di essere stato un bravo padre, qualche volta assente perché il mio lavoro mi ha costretto a stare spesso in giro, però credo i miei figli abbiano fatto una bella vita e per questo devono ringraziare, anche per l'amore che non gli ho fatto mai mancare".