4 Novembre 2022
18:08

Il caso Scafroglia, vent’anni fa Corrado Guzzanti faceva il suo ultimo capolavoro in Rai

A novembre del 2002 prendeva il via su Rai3 il primo programma di Guzzanti senza sua sorella Sabina e senza Serena Dandini. Trasmissione anomala, senza un genere predefinito, che ci ha lasciato alcuni dei momenti più alti della storia della televisione.
A cura di Andrea Parrella

Era il 4 novembre 2002 e su Rai3, in seconda serata, prendeva il via Il Caso Scafroglia, un'operazione televisiva corsara, una rara concentrazione di genio che corrisponde all'ultimo squillo di Corrado Guzzanti in Rai. È andato in onda per poco più di un mese e, a differenza delle precedenti operazioni di Guzzanti come Tunnel, Pippo Chennedy Show e L'Ottavo Nano, che avevano una vocazione puramente comica e che pure sono stati teatro di alcune trovate memorabili, la stessa sinossi de Il caso Scafroglia lasciava intendere non si trattasse di una cosa comune, ma anzi di un programma orientato a ribaltare ogni schema televisivo preesistente.

Cos'era Il caso Scafroglia

Per chi allora non fosse all'ascolto, si trattava di una sorta di Chi l'ha visto? incentrato sulla sparizione dello sconosciuto Mario Scafroglia. Il conduttore senza una precisa identità, interpretato dallo stesso Guzzanti, era sintesi di tutti i difetti della televisione generalista del tempo, un misto di sensazionalismo, impreparazione e morbosità. Il mistero di Scafroglia si rivelava poi essere una bolla, visto che nell'ultima puntata si capiva come lo scomparso non fosse altri che il conduttore stesso il quale, nel giorno della sparizione, il 10 maggio del 2001, era partito con l'idea di ritirare il certificato elettorale in vista delle elezioni, per poi ubriacarsi e schiantarsi con l'auto in un albero, finendo in coma per un anno. Il risultato delle elezioni del 2001, seconda vittoria di Berlusconi, sono una sottotraccia piuttosto esplicita di questa trama. Il contenitore televisivo, infatti, era solo un pretesto per riflessioni satiriche su temi di attualità, politica, costume e religione, che andavano a colpire in profondità il vento di destra che soffiava in quei mesi.

Gli sketch più belli de Il caso Scafroglia

È con Il caso Scafroglia che prendono vita alcune delle più esilaranti e surreali trovate di Guzzanti e del suo gruppo di lavoro (a scrivere il programma c'erano Andrea Purgatori, Gabriella Ruisi e Andrea Salerno, con la collaborazione di Andrea Blarzino e Curzio Maltese). Dallo straordinario "duetto" tra Tremonti e Bossi, entrambi imitati da Guzzanti, protagonisti di una citazione de Il Sorpasso di Dino Risi, alle assurde telefonate dell'ascoltatore abruzzese che fraintendeva temi e parole, lanciandosi in polemiche come quella su Oriana Fallaci (scambiata per "fa l'ACI").

E poi ancora il massone incappucciato con accento napoletano che dirigeva occultamente le dinamiche della Rai e l'indimenticabile Lorenzo, personaggio creato dal Guzzanti degli albori e reinventatosi critico cinematografico in stile Enrico Ghezzi.

Tra le cose più significative di quell'avventura anche Fascisti su Marte, cine-giornale che raccontava la conquista del Pianeta Rosso con toni parodistici, che poi sarebbe diventato un film intero anni dopo, così come il breve ma indimenticabile sketch dell'incidente stradale con la frase "allora rivolete il comunismo".

L'ultimo squillo di Guzzanti in Rai, si diceva, nonché il primo lavoro senza Serena Dandini e la sorella Sabina Guzzanti al suo fianco. Successivamente, un po' per indolenza mai negata dal comico, ma soprattutto per questioni di contesto, Guzzanti si è allontanato sempre di più dalle reti del servizio pubblico (è stato poi ospite a Parla con la stessa Dandini come ospite, più altre sporadiche comparsate).

Guzzanti dopo Il caso Scafroglia, gli anni di Boris

L'esperienza de Il caso Scafroglia ha lasciato un segno indelebile nella storia della televisione italiana. Un programma nato come numero zero e senza possibilità di essere replicato, fosse anche per la trama a supporto, in grado di aprire a un linguaggio comico spiazzante, più di quanto Guzzanti non fosse riuscito già a fare con i personaggi comici di incredibile successo creati negli anni precedenti, da Quelo al Rutelli in versione Alberto Sordi, fino allo spettacolare Funari.

Il comico ha avuto altri momenti di rilievo ma in contesti diversi, che pure funzionavano attraverso codici linguistici molto simili. Basti pensare al caso di Boris, dove ha trovato spazio sia con il personaggio folle di Mariano che con il suo agente, Padre Gabrielli. Interessante anche il parallelismo tra Il caso Scafroglia e Una pezza di Lundini, un caso televisivo che ha allargato le possibilità comiche della televisione negli ultimi anni.

La "rinascita" con LOL

La storia professionale di Guzzanti, che pure si era eclissato negli anni scorsi vivendo di una gloria assolutamente meritata, è stata segnata anche da un passaggio che dà modo di confrontarsi con gli effetti della rivoluzione digitale e del cambio generazionale. Molti tra i più giovani, che per ovvie ragioni anagrafiche non conoscevano le sue imprese televisive, hanno imparato ad amare Corrado Guzzanti con LOL, di certo l'esperimento comico di intrattenimento di maggiore successo degli ultimi anni. Un contesto in cui Guzzanti è stato accolto come un messia dagli altri partecipanti, dando la sua "benedizione" nella parte finale. I buongustai più in là con gli anni storceranno il naso al pensiero che Guzzanti si possa ricordare per LOL, ma se questo fattore può avvicinare nuove generazioni ad alcuni momenti fondamentali della storia della televisione e della comicità, ben venga.

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