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Fazio manda Marzullo in piazza e copre la festa scudetto dell’Inter meglio di Rai2

La Domenica Sportiva ha aperto con il ricordo di Alex Zanardi mentre l’Inter festeggiava lo scudetto. Fazio, invece, mandava Marzullo in Piazza Duomo con senso della notizia e dello spettacolo.
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Straniamento. Una sensazione insolita, un'immagine deformata della realtà. Una parola che mi sembra raccontare bene quello che è successo ieri sera alla Domenica Sportiva, su Rai2. Fuori, nelle strade di Milano, migliaia in piazza a sfilare in nerazzurro. Dentro, in studio, il ritratto di Alex Zanardi. E il senso della notizia dov'è?

Il ricordo a un campione come Alex Zanardi era giusto, necessario, sentito. Ma si tratta di tempismo, appunto. Senso della notizia, materia prima del giornalismo televisivo.

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Dieci minuti per arrivare allo scudetto

Il punto è che la DS è partita esattamente nei minuti successivi al fischio finale di Inter-Parma 2-0, il risultato che ha consegnato all'Inter il ventunesimo scudetto della sua storia. Un momento che il pubblico sportivo aspettava da mesi. La redazione ha scelto di aprire con un lungo blocco dedicato a Zanardi, scomparso il primo maggio a 59 anni, di cui per l'appunto si era già scritto e parlato abbondantemente nelle ore precedenti, nei giorni precedenti, con la cura e l'attenzione che un personaggio del suo calibro meritava. Ma per guardare qualcosa sulla festa nerazzurra, in quel momento, era meglio trovarsi su 7Gold.

Perché le prime immagini della festa interista sono arrivate dieci minuti dopo l'inizio del programma. Dieci minuti in cui chiunque volesse vedere il Meazza in delirio aveva già cambiato canale, o stava guardando il telefono. Il ricordo di Zanardi andava fatto, e ci mancherebbe altro. Ma forse andava collocato diversamente all'interno della scaletta, non come apertura di una domenica in cui la notizia sportiva era altrove, rumorosa, inequivocabile.

Fazio ha fatto quello che la DS non ha fatto

I numeri sono lì: 8.3% di share. Un punto percentuale in meno rispetto alla domenica precedente, quando non c'era nessuno scudetto da celebrare. È una cifra che fa riflettere, perché dimostra una cosa precisa: lo scudetto dell'Inter, da solo, non ha portato pubblico alla DS. O, detto in modo più scomodo, la DS non è riuscita a capitalizzare un evento che avrebbe dovuto gonfiarle le vele.

La cosa più paradossale è che a capire di più il momento è stato Fabio Fazio. A Che tempo che fa, durante il segmento del Tavolo, la scelta è stata diversa: Gigi Marzullo mandato in mezzo alla fiumana di Piazza del Duomo, microfono in mano, a commentare la festa. E in studio Diego Abatantuono, storico milanista, tifoso della sponda opposta, chiamato a improvvisare gag sulla vittoria nerazzurra.

È la televisione che funziona: contestuale, leggera dove serve, capace di trasformare la notizia in intrattenimento senza svilirla. Non un programma sportivo, ma un talk di prima serata su Nove che ha letto meglio il momento di chi quella serata avrebbe dovuto possedere per definizione.

Il problema non è Zanardi. È la gerarchia delle notizie

Vale la pena essere precisi: non si tratta di mettere in contrapposizione la memoria di un grande atleta con la festa per uno scudetto. Zanardi meritava il suo spazio, e lo ha avuto. Il punto è un altro: la Domenica Sportiva è il principale contenitore sportivo del servizio pubblico, va in onda nel momento esatto in cui si conclude la partita che assegna il titolo, e sceglie di non aprire con quella notizia. È una questione di gerarchia. Di senso della notizia. Di quella tempestività che dovrebbe essere nel DNA di una redazione sportiva, soprattutto quando lavora per la Rai.

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Gennaro Marco Duello (1983) è un giornalista professionista e scrittore. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa di Napoli. Lavora a Fanpage.it dal 2011. È autore di "Un male purissimo" (Rogiosi, 2022) e "California Milk Bar - La voragine di Secondigliano" (Rogiosi, 2023). "Un desiderio di ieri" (2025) è il suo ultimo romanzo. 
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