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Elena Santarelli e il tradimento vendicato con una forchetta: se lo diceva un uomo, Belve diventava un caso

Elena Santarelli ha raccontato a Belve di aver inforchettato il fidanzato traditore. Una confessione accolta con leggerezza: ma se lo diceva un uomo, sarebbe finita diversamente.
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C'è una scena, nella puntata di Belve andata in onda martedì 28 aprile, che è scivolata via quasi senza lasciare traccia. Elena Santarelli racconta a Francesca Fagnani del tradimento subito da un ex fidanzato brasiliano, ribattezzato "il bananaro" dal padre di lei, e arriva al punto: scoperto il tradimento con un'altra modella, la showgirl confessa di averlo inforchettato. Con una forchetta. Letteralmente. Applausi, sorrisi, il classico gesto con la mano che fa capire quanto fosse meritato. Avanti il prossimo.

Proviamo a girare la scena al contrario. Un uomo, ospite di Belve o di qualsiasi altro salotto televisivo, confessa alla Fagnani di aver aggredito fisicamente la compagna che lo aveva tradito. Con una forchetta, con una spatola, con qualsiasi oggetto contundente stia passando per casa in quel momento. Magari ride anche, mentre lo racconta, come per dire: se l'è cercata.

La puntata non finirebbe nemmeno. Prima ancora che la trasmissione andasse in onda ci sarebbe già la nota del comunicato stampa, l'indignazione sui social, le associazioni pronte a chiedere conto alla rete, gli opinionisti in fila per la condanna. E in parte avrebbero ragione. Ma allora perché la stessa storia, raccontata al femminile, non produce nemmeno un sopracciglio alzato?

Il doppio standard che non si vuole vedere

Non è una questione che riguarda Elena Santarelli, né la sua persona, carriera o storia personale. Peraltro, l'intervista è stata godibilissima. Ma è una questione di grammatica culturale. Quando una donna racconta una reazione violenta a un torto subito, lo schema narrativo che si attiva è quello della rivalsa, quasi sempre letto con simpatia. Quando lo fa un uomo, il frame cambia radicalmente: diventa minaccia, controllo, tossicità.

Il meccanismo non è nuovo. Era già successo con Elisabetta Canalis, che confessò di aver vandalizzato l'automobile di Christian Vieri, o con Belen Rodriguez, che aveva confessato il suo atteggiamento "manesco" con quasi tutti i fidanzati. Il caso Scamarcio, invece, aveva fatto scalpore al contrario: l'attore aveva detto cose molto meno plateali, e si era ritrovato nel tritacarne del dibattito pubblico, etichettato come patriarcale e sessista. La differenza di reazione, messa a confronto con la serata di ieri, è quasi didattica.

Nessun processo, ma una domanda

La forchetta di Elena Santarelli è finita in un archivio di aneddoti divertenti. Un uomo che avesse raccontato la stessa cosa sarebbe già su tutti i giornali. Non necessariamente per torto suo, ma sicuramente per merito del sistema.

La violenza fisica – anche nella sua versione da commedia della vita reale, con la forchetta e il bananaro – non è un argomento neutro. Non perché bisogna per forza trasformare ogni confessione in un'udienza, ma perché i parametri con cui giudichiamo certi gesti dovrebbero essere coerenti, indipendentemente dal genere di chi li compie. Finché non lo saranno, continueremo ad avere un dibattito pubblico che si indigna a corrente alternata.

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Gennaro Marco Duello (1983) è un giornalista professionista e scrittore. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa di Napoli. Lavora a Fanpage.it dal 2011. È autore di "Un male purissimo" (Rogiosi, 2022) e "California Milk Bar - La voragine di Secondigliano" (Rogiosi, 2023). "Un desiderio di ieri" (2025) è il suo ultimo romanzo. 
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