Nada Loffredi, sessuologa di Matrimonio a Prima Vista: “Il partner ideale? Spesso non è ciò di cui abbiamo davvero bisogno”
Matrimonio a Prima Vista compie dieci anni, ed è ancora uno dei programmi capaci di solleticare l'attenzione e la curiosità del pubblico, nonostante il tempo che passa. Da quando è arrivato in Italia, prendendo spunto dal format americano, è diventato un cult, vuoi perché l'amore è un argomento universale, o perché costruire una relazione al giorno d'oggi sembra essere diventata un'impresa impossibile, ma il reality in cui si cerva l'anima gemella, o almeno ci si prova, è diventato una cartina al tornasole di quello che nella nostra società è il modo in cui si è soliti approcciarsi ai rapporti sentimentali. A parlare dell'evoluzione del programma, ma anche del modo in cui nascono le coppie di oggi è Nada Loffredi, sessuologa e psicoterapeuta che fa parte del team di esperti dalla prima edizione. Ci racconta come nelle relazioni odierne ci sia il rischio di non soffermarsi mai, spinti dalla convinzione che "ci sia sempre di meglio" e come questo aspetto, insieme alla mancanza di desiderio, ma anche di predisposizione al mettersi in gioco sul serio siano dei punti sui quali è necessario lavorare.
Sei ormai una veterana della trasmissione che quest'anno compie dieci anni. Come è cambiato Matrimonio a Prima vista?
C'è stato un cambiamento di visione, inevitabile, rispetto alle aspettative dell'inizio. Abbiamo perso qualcosa, ma abbiamo guadagnato molto altro. Finalmente si è aperto il concetto della scommessa, il programma non veniva valutato per quello che è, cioè un esperimento psicosociale, ma come un "c'è chi vince e c'è chi perde".
E pensi che anche gli aspiranti sposi siano cambiati dagli inizi?
Mi sono resa conto che, a parte rarissime eccezioni, tutti i candidati hanno acquistato consapevolezza e un modo di guardare al programma diverso, con la curiosità di vedere quali sono le dinamiche che si sviluppano. Si è aggiunto molto valore all'esperienza in sé e questo mi fa estremamente piacere. Molti si approcciavano con una visione molto ingenua, adesso sono anche un po' più presuntuosi, magari arrivano e dicono "ma non era questo quello che volevo", senza capire fino in fondo che a volte quello che si vuole nella scelta di un partner non è di certo quello di cui si ha bisogno, psicologicamente ed emotivamente.
Tu, invece, hai dovuto modificare il tuo di approccio?
All'inizio ero molto più concentrata sui risultati del test, la combinazione, il match giusto, adesso sono allineata con un visione più interpretativa di quello che succede in corso d'opera. Da parte mia c'è la voglia di far andare bene le cose, aiutarli a capire gli errori che stanno facendo, cercando di spingerli a tirare fuori quello che hanno, visto che il programma non è molto lungo.
In dieci anni da esperta del reality, oltre alla ricerca della cosiddetta anima gemella, c'è qualcos altro che accomuna chi si presenta a Matrimonio a Prima Vista?
La motivazione che è quella che cerco di sondare in maniera quanto più profonda è possibile. Ancor prima di arrivare al matching dobbiamo essere sicuri che non sia soltanto il risultato del "sono all'ultima spiaggia", perché poi nell'esperimento devono davvero mettersi in discussione. Chi si presenta deve capire che puntare il dito contro l'altro nella relazione non funziona. È un meccanismo che però hanno interiorizzato, hanno abbandonato quel tono accusatorio e infatti ci sono coppie in cui si sono definiti l'uno lo specchio dell'altra.
Il programma ha una durata di cinque settimane: vista la tua esperienza da terapeuta c'è un tempo nel quale si capisce se una persona è adatta a noi o meno?è
No, non c'è un momento giusto, non è databile, quantificabile. Ma c'è un monitoraggio, bisogna vedere in quel tempo cosa accade, lasciando spazio a una previsione Le cinque settimane di Matrimonio a Prima Vista sono pochine, soprattutto per chi è arrivato con qualche idea pregiudiziale che andrebbe smontata, per abbandonare certi concetti che appartengono a questa società un po' narcisistica.
Quali sarebbero queste idee da smontare?
La prima idea da abbandonare è che ci sia sempre qualcosa di meglio che ci aspetta dietro l'angolo, quindi non devo fermarmi. Concetto che va a braccetto con il proverbio "chi si accontenta gode", come se fosse un disvalore quello di stare in una situazione e provarci in modo un po' diverso. Per questo penso che sia più interessante capire come si sta usando il tempo che si ha a disposizione, poco o tanto che sia, perché se resto ancorato alla mia visione di come dovrebbe funzionare la coppia, non si va da nessuna parte.
Nel programma la percentuale di coppie "scoppiate" è più alta di quelle che hanno resistito, credi perché mancasse quell'inclinazione "a restare" di cui parli?
Non vorrei essere fraintesa, non vorrei si generalizzasse, ma credo che il più delle volte non ci sia quella reale predisposizione, non fino in fondo, non si è avuto il coraggio di fidarsi di una certa compatibilità. Forse manca un po' di fiducia nel darsi più tempo e non fermarsi al primo impatto.
Forse abbiamo fatto dell'amore una chimera e questo non ci permette davvero di metterci in gioco.
È verissimo. Spesso e volentieri quello di cui si ha paura è di entrare veramente in intimità con un'altra persona. L'amore possiamo descriverlo in tanti modi, se lo andiamo a spezzettare, razionalizzare, non è più quella cosa romantica e bella, però non considerare questi aspetti allontana l'amore non lo avvicina, non è qualcosa che esiste solo in astratto. Il rischio è idealizzarlo al punto da non poter essere vissuto.
Il paradosso è l'essere delusi da un'idea che noi stessi abbiamo costruito, la troppa idealizzazione ammazza il sentimento.
Spesso i ragazzi e le ragazze avvertono certe sensazioni, come le farfalle nello stomaco no?, che sono sensazioni di ansia, scambiate per amore. Vogliono ritrovare quella roba lì, non rendendosi conto che probabilmente hanno imparato a stare in rapporti che non si basano sull'amore, ma si basano sulla tensione, sull'ansia, sul fatto che la persona non sia così raggiungibile. Ognuno di noi si porta dietro dei copioni relazionali, bisogna stare bene attenti a ciò che ci si aspetta di provare.
In tema di giovani, si parla di introdurre l'educazione sessuoaffettiva nelle scuole. Questo potrebbe favorire la nascita di future relazioni più sane?
L'educazione affettiva, sentimentale e quindi anche sessuale dovrebbe essere trasversale, dovrebbe partire dai primissimi anni all'interno della famiglia. Quando ci si rapporta con bambini, adolescenti e poi giovani adulti si dovrebbero sempre veicolare dei messaggi, degli insegnamenti, se ci fossimo impegnati in questo forse non avremmo dovuto inventare un corso ad hoc, ma a conti fatti è più che giusto che ci siano delle lezioni sull'argomento nelle scuole.
A proposito di educazione e anche di messaggi da veicolare, oggi secondo te abbiamo dato al sesso meno valore di quanto in realtà ne avrebbe?
Forse si è un po' annacquato. L'intimità non è sessuale e basta, è da un'intimità psichica che si passa a quella più sessuale. Se non c'è la capacità di stare in un'intimità psicologica si può fare del sesso, ma è completamente sganciato da quell'aspetto mentale e quindi ha un valore diverso. O, viceversa, chi dà troppo valore all'aspetto sessuale corre il rischio di depauperare la bellezza e l'intensità di stare con una persona. Ma oggi a mancare è proprio il desiderio.
Siamo una società che non è più capace di desiderare?
È un concetto che sta calando a picco. Ci sono quelle persone che vanno alla ricerca spasmodica di sensazioni e non si fermano mai, ma assistiamo anche a disturbi, calo del desiderio, coppie che vivono sporadicamente la loro sessualità. Ma d'altra parte, il desiderio si alimenta dell'assenza e in questa società è difficile tollerare la frustrazione di non avere.
Oggi, però, è sempre più difficile costruire una relazione, non c'è il rischio che si possa preferire sempre di più stare soli?
Sì, c'è chi assume una posizione più individualista, senza andare a ricercare quali siano le cause, si può volere una maggiore intimità con se stessi. L'idea è che lo si possa preferire perché stare in relazione è molto faticoso. Comporta delle rinunce, dei compromessi, concetti un po' fuori moda, come se quasi mai valesse la pena impegnarsi. Lo dico senza alcun giudizio, ma a volte ho la sensazione che sia una forma di evitamento di una fatica relazionale.
Facciamo un passo indietro e torniamo alla prossima edizione del programma. Cosa dobbiamo aspettarci?
Se posso anticipare qualcosa, in questa edizione si noterà un impegno profuso decisamente più spinto, che porta vantaggi evidenti nella conoscenza, c'è un'attesa molto bella.
Ma qual è l'elemento che insieme ai tuoi colleghi vi fa pensare che quello possa essere il match giusto?
Partiamo da una base molto comune. Io somministro i test che inizialmente non contestiamo, perché poi il singolo test deve essere incrociato e quindi c'è la fase di rifinitura. Siamo molto aperti, disposti anche a rinunciare a qualche idea se le argomentazioni che portano gli altri ci convincono.
Se dovessi individuare il segreto per far durare una relazione nel tempo, quale sarebbe?
L'apprezzamento di quello che si ha davanti. Dare valore a quello che ho e smettere di pensare a quello che non ho. Non dare nulla per scontato, quindi se si sta bene con una persona comunicarselo, dirselo, certo non tutti i giorni, ma non deve mancare la manifestazione di quell'apprezzamento, di quella stima, la fiducia nei confronti dell'altra persona.