Marchesa d’Aragona: “Tornerei al Gf se mi chiamasse Ilary. Misi in riga Mughini, di lingua e di favella non ho rivali”
Quando nel 2013 l'aereo che la riportava da Pechino Express atterrò a Fiumicino, ad aspettarla c'era una folla spaccata in due: da una parte chi giurava che fosse una marchesa vera, dall'altra chi giurava di no. Lei di quel viaggio aveva fatto un trionfo, e ci scherzò sopra: raccontò in tv che non riuscivano ad atterrare perché nemmeno la torre di controllo si metteva d'accordo.
Tredici anni dopo quella folla non si è mai sciolta. C'è stato il Grande Fratello Vip del 2018, con i salotti pomeridiani che le smontavano pezzo per pezzo l'albero genealogico, la laurea, la casa. Daniela Del Secco d'Aragona, 74 anni, si racconta a Fanpage.it e parla senza fermarsi, in una lingua perfetta, un italiano che sembra arrivare dal secolo scorso. "Di lingua e di favella francamente non ho rivali", dice tra un "adorato" e l'altro, mentre racconta di come ha saputo mettere in riga avversari ben piazzati dialetticamente, da Giuseppe Cruciani a Giampiero Mughini.
Oltre il personaggio popolare, esploso dopo Pechino Express nel 2013, oltre la signora dello stile c'è una giornalista attiva dal 1992, "da 34 anni sono iscritta all'Ordine", ci tiene a ricordare. Una donna che collaborato negli anni con Il Giornale, Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno e che ha condotto per diverse edizioni Il Salotto della Versiliana con Romano Battaglia.
Una conversazione lunga, senza freni, in cui parla del Grande Fratello che riparte a settembre con Ilary Blasi, di Barbara d'Urso che torna in tv, del terzo matrimonio celebrato a Padova e dei due precedenti, in cui, ci racconta, non è stata felice. E parla di quella frase, detta in tv da Monica Setta, che mezza Italia ha colto come un rilancio su quel tormentone: Marchesa oppure no?
A "Storie di donne al bivio", da Monica Setta, ha detto, parlando del tormentone sul titolo nobiliare: "C'è chi su questo ha costruito intere carriere e io ho lasciato che andasse”.
Io non l'ho mai fatta, questa esposizione, a nessuno. Perché credo molto nel divenire, le cose vanno come devono andare. Ho letto tante cose sui giornali, perché mi arrivano, ogni volta che parlano di me la notizia arriva. Allora, qual è il problema? Che hanno travisato quello che ho detto dalla mia adorata amica Monica.
E invece?
Io volevo intendere che io sono quella che sono. Non era un'ammissione. Qualcuno l'ha presa così: "Ah, la Marchesa finalmente l'ha detto". No. In realtà dice tutto e il contrario di tutto. Ognuno pensi un po' quello che vuole.
Ricorda il momento in cui è esploso il suo personaggio?
Al ritorno da Pechino Express. Anzi, prima: mi ricordo che ero a Uno Mattina con Franco Di Mare, andavo tutti i giorni al caffè, il momento si chiamava Uno Mattina Rosa. E a un certo punto mi arriva una telefonata, mi chiedono se voglio partecipare a questo reality. Da lì comincia il tutto. Io chiedo a mia figlia: "Ludovica, ma forse vogliono fare un reality sulla mia vita, vogliono sapere come passo la giornata". E mia figlia: "Mamma, no! È un reality bellissimo, forse il più colto che c'è, è un trattato di antropologia".
E lei disse subito di sì?
Io non sapevo che cosa fosse. Sono andata a vedere le puntate e ho detto: "No, io non andrò mai". Mia figlia ha insistito: "Mamma, ma come? Tutta la vita hai raccontato delle vestigia dei nostri antenati. Sei una guerriera, combatti e vinci, non perdi mai, affronti la vita a mani nude". E allora vado a dormire, e comincio a sentire: "Ma allora tu sei una vigliacca? Non è vero quello che dici? Prova ad andare all'altro capo del mondo, dove non hai nulla, non hai soldi, è proprio una situazione di sopravvivenza. E tu che fai, torni indietro? I tuoi antenati sono stati tutti grandi personaggi, da secoli". Allora mi sono svegliata e ho detto: "Ludovica, vado".
E fu un successo.
Un trionfo planetario. Ma guardi: noi smetteremo di essere giovani quando avremo perso queste due ancelle, lo stupore e la meraviglia. Finché avremo stupore e meraviglia come il primo giorno alle elementari, come alla prima comunione… Io vivo proprio in questo stato. Vivo ogni giorno come se avessi atteso tutta la vita per quel giorno. La positività me la creo: io disegno la strada dove camminerò.
E al ritorno in Italia?
Avevo capito che sarei stata presa di mira. Che qualcuno avrebbe detto: "Ma questa che vuole? Perché non se ne sta a casa sua, nei suoi agi? Che vuole da noi?". La Marchesa del popolo. Allora ho immaginato una cosa e l'ho detta in televisione: che non riuscivamo mai ad atterrare. "Come mai?" "Perché gli operatori di controllo continuavano a dire: ma è Marchesa o non è Marchesa? E non si decidevano a darci l'atterraggio, perché c'era questa disputa: sarà o non sarà?". Tutti a ridere. Poi siamo atterrati, e a Fiumicino c'era il bagno di folla: da una parte chi diceva che ero Marchesa, dall'altra chi diceva che non lo ero. Perciò è stata una cosa ludica. Poi qualcuno l'ha strumentalizzata.
Strumentalizzata fino a dove?
Ha straripato, siamo andati troppo oltre, anche al Grande Fratello. Io, pur avendo figlia e genero avvocati, non avevo messo dei fermi. Perché uno poteva anche dire: va bene, non stiamo sempre a rivangare questa cosa. Perché a un certo punto, non tanto per me, ma per la famiglia, per un domani per i nipoti, non è bello che uno debba stare a giustificarsi.
Signori si nasce…diceva Totò.
Io detesto l'auto-incensamento. Però penso che una persona, nelle movenze, nel disquisire, nel modo in cui si pone davanti agli altri, nel modo in cui tratta anche le persone subalterne, è lì che si vede il grande signore. La gentilezza che ha, andando in un ristorante, con i camerieri, con gli autisti. Le persone veramente signore hanno una grande generosità nell'eloquio, hanno un grande rispetto di chi lavora. Il saper vivere, per me, è la mia cifra.
Tra un mese riparte il Grande Fratello con Ilary Blasi, la stessa che conduceva la sua edizione. Si dice che stiano ripescando dal passato: hanno richiamato anche lei?
Che io sappia, no. Non credo, non so nulla. E le dico la verità: la mia vita è un po' cambiata con il mio matrimonio, perché cerco di non scontentare e di rispettare anche il ruolo di mio marito.
Ma se la chiamasse Ilary?
Se Ilary mi chiama per andare a fare una giornata, io vado. Se mi dicesse di andare lì a stare proprio dentro, un paio di giorni, un giorno: presente. Per Ilary ci sarò sempre. Ilary mi ha accolto a braccia aperte, io la adoro. È una donna meravigliosa, buona e semplice.
Che ricordo ha di quell'edizione?
Sono stata molto lì con loro anche dopo la mia uscita. Mi hanno fatto rientrare tante volte, era molto meglio tenermi fuori e farmi rientrare, perché c'era più lo scoop, la sorpresa per le persone che erano dentro. Una volta, in studio nella penombra c’era anche Totti. Alto, con questi occhi azzurri. E parliamo del 2018. Ho detto: "Ilary, ma c'è il Pupone, c'è tuo marito!". Educatissimo, stava lì che guardava la moglie. Poi, quando siamo andati via, mi sono girata e li ho visti: lei con lui, e lui che portava a casa la moglie. Una coppia bellissima. Poi le cose vanno come vogliono andare, lasciamo stare. Ma io ho un ricordo meraviglioso di questa bellissima donna, che in quel periodo portava le parrucche tutte le sere per Nadia Toffa. Erano gli anni de Le Iene, e lei tutte le sere cambiava parrucca per affetto verso Nadia.
Barbara d'Urso dovrebbe tornare in televisione come giurata a Ballando con le Stelle. Che rapporti avete oggi?
Io e Barbara ci scriviamo spessissimo. L'ho seguita durante tutto il percorso un anno fa, ho inneggiato alla sua vittoria, per me doveva vincere lei a Ballando. Non l'ho mai dimenticata. Io ho il suo cellulare diretto, personale. Le ho detto: "Quando vieni a Roma fammelo sapere, perché avrei tanta voglia di rivederti”. A volte immagino quello che può aver provato, a sapere dalla televisione che da un giorno all'altro non c'era più il suo programma. Io penso che sia stato un colpo molto forte, molto duro. È una grande professionista, per me rimane sempre una regina e lo rimarrà sempre. Se Barbara torna, io sarò come sempre con lei. E poi spero che le diano un programma, perché lei è donna da conduzione, una grande professionista. Felicissima sarei.
Si è scritto che si è trasferita a Padova.
No, no, no, no. Ho anche casa a Padova, perciò, vicino a mia figlia, ho la possibilità di fermarmi quanto tempo voglio. La casa padronale rimane sempre a Fontana di Trevi. Dai miei giardini pensili domino Roma imperiale: alla mia sinistra il Quirinale, i cavalli alati, poi il Pantheon, il Cupolone. Poi girando sul secondo giardino pensile, che è a 360 gradi come visione, arrivo a Piazza di Spagna, Trinità dei Monti, sotto un cielo stellato. Questo belvedere lei dove lo vuole trovare?
Perché sposarsi a Padova, allora?
Perché se avessi dovuto sposarmi a Roma, sia pure per il terzo matrimonio, avrei dovuto fare il ricevimento forse all'Olimpico. Ma forse no, perché si sarebbe offeso qualcuno. In verità mia figlia è un eccellente avvocato, come suo marito: lui è veneziano, hanno studio a Venezia e a Padova. E allora ho detto: cosa c'è di meglio, per non far muovere lei con i bambini? E lì potevo fare anche una cosa molto intima, eravamo diciotto, venti persone. Mio marito non è mondano, tutt'altro, voleva una cosa molto intima: a Roma non poteva essere, per tanti motivi.
E la notizia uscì prima che la dicesse lei.
Due giorni prima, durante la presentazione di un libro che facevo per un amico caro, uno psichiatra, uno scienziato dell'animo umano, che mi aveva chiesto di essere relatrice. E qualcuno ha detto: "Ma l'adorata Marchesa si sposa dopodomani". Tac. Era un giornalista, è uscita la notizia. Io volevo dirlo dopo. Ma è andata bene lo stesso.
“Cum Feris Ferus”, il suo motto di famiglia. Feroce con chi è feroce?
Si ricordi che noi nella vita dobbiamo avere una memoria storica. Se le persone ci hanno fatto del male, intanto il perdono non è un atto di gentilezza o di generosità: fa bene prima di tutto a noi stessi, per non avere quell'ansia, quell'acredine. Però immaginiamo una biblioteca, davanti a me. I libri che consulto, quelli che mi piace leggere e rileggere, stanno nei primi scaffali. Poi c'è qualcosa che tu dici: "No, io non lo butto, ma non lo rileggerò più, perché non mi piace". Ed è questo che voglio dire: perdonare, sicuramente. Però ricordare. Perciò: feroci con chi è feroce con te. È inutile essere gentili quando dall'altra parte, se tu sei un agnellino, c'è la pantera.
Lei però dice di non attaccare mai.
Io non attacco mai. Però di lingua e di favella francamente non ho rivali: non ti faccio neanche parlare. Mi ricordo la prima volta che Cruciani mi chiamò per La Zanzara. Cominciarono tutti e due, c'era anche Parenzo: "Ma la sua casa quant'è grande?". E io: "Diecimila metri quadri". Lui rimane zitto. "Quanti camerieri ha?" "Mi pare trecentoventi." "Cosa?" "Sì, perché uno per ogni stanza, poi uno per ogni tipo di insalata, uno per ogni tipo di ortaggio." Erano tutte domande alle quali io rispondevo così. Alla fine mi dissero: "Ma lei ci sta prendendo in giro" — detto in un linguaggio un po' più forte. E io: "Adorato, fatemi una domanda che mi faccia battere il cuore. Non domande scontate, come l'ultimo giorno dei saldi, dove non solo te li tirano dietro, ma te li pagano, se acquisti". Chiudemmo la telefonata, poi lui mi richiamò e mi disse: "Adorata, ma lo sai perché tu vinci sempre? Perché è come giocare a squash, e tu sei il muro".
Con chi altri ama rivaleggiare di “lingua e di favella?
Si parlava dei reali in una trasmissione, dietro le quinte Mughini cominciò: "Eh, ma lei parla troppo". Alla fine gli dico: "Senti, Mughini, ai microfoni di là eri un gentiluomo, ci conosciamo, sei un amico caro. Però perché quando si accendono le telecamere diventi acido? Allora, se non vuoi sentire quello che dico, sai che facciamo? Fai la ninna, fai la nanna, bel cocchino della mamma. Quando io avrò finito, ti sveglio". Tutti a ridere. Io mi diverto. E allora le persone non ti possono nemmeno odiare, o volerti male, perché tu li fai divertire.
Da dove viene questo spirito?
Tutti dicono: la Marchesa porta bene, porta il sole, porta la luce. Perché io sono positiva. Penso fermamente che anche nel momento più buio, nella circostanza più avversa, noi dobbiamo trovare la luce, perché c'è: basta cercarla. E questa è l'intelligenza, il saper vivere: trasformare la cosa negativa in un momento di crescita. Ma ricordati sempre che, come detto prima, ci deve essere una memoria storica, altrimenti è come se indossassi un impermeabile. Invece tu ti devi far permeare dalle vicissitudini. Io ho fatto la Versiliana con Romano Battaglia, ho intervistato tutti, da Jacques Le Goff ad Andreotti a Spadolini. E arriva l'emozione: tu che fai? Ti metti dentro un capanno, oppure la prendi a braccia aperte? Quella sono io: a braccia aperte, prendo l'emozione e faccio tesoro dell'insegnamento.
Che rapporto ha con i giovani?
Ottimo. Quando mi fermano, magari la notte di Capodanno, un gruppetto di ragazzi di vent'anni, io dico: "Ma voi che volete? Che volete da me?". E loro: "Noi la amiamo perché lei ci insegna la vita". E a me escono le lacrime.
Che madre è stata?
Prima di tutto mamma, questa è la prima cosa. I figli non hanno bisogno di consigli, hanno bisogno di esempio. Del buon esempio. Ludovica ripercorre tutti i miei percorsi di vita, nell'educazione ai figli, nella scelta delle scuole. Io vedo che Ludovica è come un mio prolungamento, come lo sono stata io di mamma e di papà.
E i suoi genitori?
Proprio pochi giorni fa era Sant'Elena, la festa di mia madre. Io pensavo a lei e l'ho sentita tanto vicina, perché chi ci ha amato continuerà ad amarci oltre la vita. Avere avuto la fortuna di essere cresciuta in una famiglia dove c'era sempre il sole, dove mamma e papà erano innamorati, papà suonava il pianoforte, mamma cantava e raccontava le fiabe: io non dimenticherò mai la mia vita.
E il dolore, invece?
Devo dire la verità: nei matrimoni precedenti, non sono stata felice. Io penso che ci spetti una parte, sempre. Quando uno è stato tanto felice, da qualche parte il Signore deve sempre un pochino bilanciare. Però anche quando non sono stata felice ho avuto una figlia meravigliosa, che è la luce dei miei occhi. Perciò: positività, e vivere ogni giorno come se avessimo atteso tutta la vita per quel giorno.
Se dovesse riassumere tutto in una regola sola?
Essere soave. E uno dei motti più importanti: la vita è soltanto una questione di stile. Bisogna essere persone di stile prima, durante e dopo.