Giulia Innocenzi su Report: “La Rai ci ha ingannato, Presutti e Piervincenzi facciano un passo indietro”

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La giornalista e inviata di Report rompe il silenzio su Fanpage.it dopo la nomina dei nuovi conduttori: “Scelta calata dall’alto e voluta dai partiti. Siamo pronti a rinunciare al lavoro pur di non veder morire il programma”.

La decisione della Rai di sostituire Sigfrido Ranucci alla guida di Report e di affidare la conduzione alla coppia composta da Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi ha aperto uno strappo profondo e forse insanabile all'interno della redazione. Di fronte a quella che viene definita come una scelta "calata dall'alto" e benedetta dalla maggioranza di governo, il gruppo degli inviati storici si compatta e si dice pronto ad andarsene in blocco. Intervistata da Fanpage.it, Giulia Innocenzi ricostruisce le ragioni del terremoto scoppiato dietro le quinte del format di inchieste di Viale Mazzini. E ai due nuovi conduttori rivolge un appello diretto: fare un passo indietro prima che la trasmissione venga definitivamente smantellata.

Fino a quando la squadra di Report ha pensato che Sigfrido Ranucci sarebbe potuto rimanere alla guida del programma?

Noi siamo rimasti in un limbo da quando la Rai ha deciso di sospendere le repliche estive, con una decisione che ci ha lasciati spiazzati. Da lì nessuno ci diceva come avremmo potuto continuare a lavorare e a fare le nostre inchieste. Aspettavamo delle decisioni o delle rassicurazioni da parte della Rai, perché dopo quel provvedimento ci eravamo messi in allarme. Poi si è arrivati all'esito finale, con la comunicazione tramite agenzie stampa di questo cambio di conduzione. È stato tutto molto strano, perché la Rai ci inviava rassicurazioni che poi non corrispondevano alla realtà: ci dicevano di stare tranquilli, che avrebbero messo le cose a posto per farci lavorare con serenità, e invece è successo l'esatto contrario.

Prima che l'agenzia comunicasse i nomi dei due nuovi conduttori, era emerso che la Rai avesse parlato con gli inviati. Quand'è che avete capito di dover proporre un piano per la conduzione con un nome alternativo a quello di Ranucci?

A fronte di una campagna stampa incessante che dava per certa la sostituzione di Ranucci, la Rai ha poi confermato informalmente ad alcuni di noi questa decisione, che era sui giornali da settimane. A quel punto abbiamo deciso di proporre alla Rai dei piani alternativi. Da un lato una riforma del format di Report, per rafforzare ancora di più il nostro giornalismo d'inchiesta andando incontro agli standard internazionali più alti; dall'altro avevamo avanzato proposte concrete sia per il ruolo di capo autore che per eventuali conduttori. Per stilare il piano che avremmo sottoposto alla Rai, avevamo indotto una riunione con tutti gli inviati alla quale era stata ovviamente invitata anche Presutti. Che però ci aveva fatto sapere che, per ragioni personali, non avrebbe potuto esserci.

Quali nomi avevate proposto per la conduzione?

Avevamo proposto Giorgio Mottola e Giulio Valesini. Mottola è uno dei giornalisti di Report più riconosciuti, lavora nel programma da 15 anni e le sue inchieste le ricordiamo tutti: ha contribuito a far dimettere Daniela Santanchè, è l'autore del servizio sull'Autogrill di Renzi, è un profilo che rende Report un marchio prestigioso. Giulio Valesini è un interno Rai, rappresentava al meglio la squadra del programma ed è colui che ha portato avanti le inchieste sulla mancanza del piano pandemico e sulla gestione del Covid durante il governo Conte e il ministero Speranza. Questo anche in risposta a chi ci attacca dicendo che Report fa inchieste solo contro Fratelli d'Italia: Report indaga chi detiene il potere. Quando c'era il governo Conte abbiamo fatto decine di inchieste sulla gestione della pandemia. Oggi c'è Fratelli d'Italia al governo ed è ovvio che si indaghi soprattutto su chi governa.

Le proposte inviate alla Rai erano a nome degli inviati di Report. Tra le firme figurava anche quella di Giulia Presutti?

Quelle controproposte erano firmate da noi inviati, ma Giulia Presutti era semplicemente sparita da un po'. La sua ultima mossa era stata quella di chiedere un comunicato di solidarietà a Sigfrido Ranucci quando ormai le cose stavano andando in un'altra direzione e non aveva più senso. Lei e pochi altri hanno chiesto quel comunicato un po' per cercare di spaccare la redazione. Questa è stata la sua ultima mossa a due giorni dall'annuncio che sarebbe stata la conduttrice. Noi non sapevamo niente di questa scelta, lei molto probabilmente sì.

Perché ritenete che la coppia Presutti-Piervincenzi non abbia la struttura per condurre Report?

Prima di tutto perché la forma è sostanza, soprattutto in partite così delicate. La scelta di Presutti e Piervincenzi è una decisione calata dall'alto e voluta dai partiti di maggioranza, che hanno fatto a gara a dare la loro benedizione non appena sono stati resi noti i nomi. Per fare Report, e 30 anni di storia lo dimostrano, l'unica garanzia per mantenere l'indipendenza necessaria è che non ci sia alcun tipo di interferenza esterna, altrimenti crolla tutto. Quando Milena Gabanelli decise di lasciare dopo 20 anni, la sfida del successore la affrontò esclusivamente all'interno della redazione e scelse Sigfrido Ranucci, che era il suo capo autore: colui che le era stato al fianco e aveva maturato l'esperienza per avere le spalle d'acciaio necessarie a difendere le inchieste dagli attacchi dei partiti, dei gruppi industriali e dalle battaglie legali. Questa scelta calata dall'alto è sbagliata nel metodo. Questi colleghi hanno lavorato alle nostre spalle mentre noi inviati da mesi lavoravamo insieme per far sopravvivere Report: è una vera pugnalata alle spalle. Non voglio entrare nel merito professionale dei colleghi perché lo trovo inelegante, ma chi ha agito così non può essere chi difenderà le nostre inchieste.

Dall'esterno la percezione è che la squadra di Report si sia spaccata. È davvero così o c'è unità d'intenti tra gli inviati?

Dipende da cosa intendiamo. La squadra di Report è composta da 60 persone e fortunatamente abbiamo idee diverse e confronti accesissimi. Siamo stati sottoposti per mesi a una campagna di fango e attacchi personali, io stessa mi sono ritrovata oggetto di ben tre interrogazioni parlamentari da parte dei partiti di maggioranza. La tensione è altissima, quindi viva Dio che ci sono posizioni diverse. Detto questo, quando è arrivata l'agenzia che annunciava Presutti e Piervincenzi – frutto di un gioco fatto alle nostre spalle con un chiaro mandato politico – la squadra degli inviati non ci ha messo mezzo secondo a dire che, se la scelta verrà confermata, ce ne andremo via in blocco. Eravamo tutti d'accordo. Ci tengo a sottolineare che siamo freelance e stiamo mettendo a disposizione la cosa più preziosa che abbiamo, ovvero il nostro lavoro. La maggior parte dei colleghi ha famiglie e mutui da pagare, ma per noi è più importante salvare Report che accettare che venga ucciso per mandato politico.

I vertici Rai hanno fatto sapere in una nota che intendono sostituire gli inviati che andranno via. Pensi che la situazione sia ancora recuperabile?

Un'ora prima dell’agenzia che comunicava il nome dei nuovi conduttori, la Rai aveva chiamato Giulio Valesini e Bernardo Iovene per sondare la loro disponibilità come capo autori. Loro avevano dato una disponibilità di massima a seconda di quale sarebbe stata la squadra e la conduzione, e la Rai aveva risposto che i nomi non c'erano ancora. Un'ora dopo è uscita l'agenzia con i conduttori e i colleghi si sono immediatamente sfilati. Ora ci saranno gli incontri con il direttore degli Approfondimenti Paolo Corsini. Io spero davvero che i colleghi che hanno accettato la conduzione si mettano una mano sulla coscienza e facciano un passo indietro: come puoi dirigere una trasmissione sapendo che con la tua scelta stai partecipando alla sua distruzione? E mi rivolgo anche alla Rai: ora che sanno che siamo disposti ad andarcene pur di non far morire Report, spero che si possa trovare una soluzione. La casa naturale di Report è la Rai e il servizio pubblico, ma Report è la sua squadra di lavoro. Se togli chi fa le inchieste, come fai a fare Report?

Qualora le strade si dividessero definitivamente, sarebbe ipotizzabile una squadra di lavoro che si sposta in blocco per creare un "Report alternativo" altrove?

Se la Rai mantiene il punto è perché il piano iniziale era proprio quello di distruggere Report. Magari per loro sarà una vittoria politica, ma sicuramente sarà una sconfitta per il servizio pubblico e per i cittadini che pagano il canone. Noi faremo di tutto affinché Report continui a vivere.

Ranucci ha fatto sapere che non intende mollare. Laddove dovesse verificarsi il suo ritorno alla conduzione di Report, come vi comportereste? Chiedereste ancora di poter interloquire con la Rai per la scelta di un nuovo conduttore?

Vedo due piani distinti. Da una parte c'è Ranucci che sta portando avanti una legittima battaglia legale, vedendo il diritto dalla sua parte. Noi adesso stiamo conducendo una battaglia per cercare di non far morire Report oggi. Ovviamente sono battaglie che vanno nella stessa direzione.

Poche ore fa è emersa l’esistenza di una chat di lavoro che dimostra che tra gli inviati già serpeggiasse una certa perplessità a proposito dei rapporti tra Ranucci e le inviate del programma. Qual è il tuo punto di vista sulla questione?

Se i fatti raccontati fossero confermati sarebbero ovviamente inaccettabili. In passato c'era stata già un'altra denuncia che era stata comunque archiviata a seguito di un audit della Rai. Bisogna però aggiungere anche che queste nuove testimonianze arrivano nel mezzo di una campagna di fango dei giornali, soprattutto del gruppo Angelucci che è un gruppo editoriale che risponde a un parlamentare della maggioranza di governo. Anche questo va detto, altrimenti non stiamo guardando il quadro nel suo insieme.

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