Caso Ranucci, la redazione di Report non vuole un conduttore esterno ma neanche Sigfrido
Il fronte interno di Report si muove. Gli inviati del programma hanno scritto al direttore degli Approfondimenti Rai Paolo Corsini per mettere per iscritto una condizione: nessun conduttore che venga da fuori. Il testo della lettera non è pubblico, e non è chiaro se l'iniziativa sia partita dalla redazione o sia stata sollecitata dall'azienda. Ma la squadra ha diramato, in una giornata caldissima perché è quella in cui vengono ascoltati gli esecutori materiali del finto attentato a Sigfrido Ranucci, una nota che ne riassume il contenuto, e quella nota dice molto più di quanto sembri.
Cosa chiedono gli inviati
Il passaggio centrale è la "profonda contrarietà a qualsiasi ipotesi di conduttore e capoautore esterno alla guida di Report". Segue l'avvertimento: "Qualsiasi scelta differente sarà da noi giudicata come ostile e tesa alla normalizzazione e al commissariamento del programma". E la ragione, che è anche una candidatura collettiva: all'interno della redazione "ci sono già le professionalità necessarie", quelle che in questi anni hanno fatto funzionare la macchina.
Sul contesto politico la nota non lascia margini di lettura. "È ormai evidente come l'annunciata rimozione di Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report abbia a che fare solo in parte con la vicenda Lavitola e che segua in realtà un preciso disegno politico", scrivono gli inviati, che denunciano la "violenza" con cui "alcuni gruppi editoriali legati a partiti della maggioranza" avrebbero preso di mira la trasmissione e le sue inchieste, con l'obiettivo di "delegittimare e infangare uno degli ultimi presidi di libertà e di indipendenza informativa del servizio pubblico".
La redazione non chiede di lasciare Ranucci alla guida
Nel documento c'è la difesa del programma, c'è la denuncia della campagna contro Report, c'è la richiesta di autonomia. Non c'è la richiesta di lasciare Sigfrido Ranucci alla conduzione. La formula "conduttore e capoautore esterno" delimita il campo del contendere: non se Ranucci resta, ma chi prende il suo posto. È un passaggio che sposta l'asse della trattativa e che consegna alla Rai, di fatto, il perimetro entro cui muoversi.
Secondo Il Fatto Quotidiano, che ha anticipato la notizia, il conduttore si sentirebbe tradito da colleghi con cui ha lavorato per anni. Sempre secondo il quotidiano la redazione sarebbe divisa tra chi resta schierato con lui e chi guarda al dopo, e ieri la proposta di un documento di solidarietà a Ranucci non sarebbe passata.
L'incontro tra Corsini e la redazione è atteso per l'1 o il 2 settembre. Nel frattempo il borsino dei possibili successori resta affollato e quasi interamente interno: Giorgio Mottola, Giulio Valesini, Giulia Innocenzi, Daniele Autieri, con i nomi di Federico Ruffo e Riccardo Iacona che continuano a circolare come ipotesi di rientro da altre esperienze. Corsini, parlando a Repubblica, ha già escluso strappi: nessuna scelta marziana, ha detto.
Il segnale di Vespa da Cortina
Sullo sfondo, ieri, si è aggiunta la voce del volto più identificato con la Rai. Dal palco di Una Montagna di Libri a Cortina d'Ampezzo, lo stesso da cui Enrico Mentana ha messo le condizioni per il suo rinnovo a La7, Bruno Vespa ha scelto una formula obliqua per entrare nella partita: "Ho ancora un'etica aziendale, sono l'ultimo giapponese, quindi non parlo delle cose che riguardano casa mia. Dico solo una cosa, do un segnale: pensate se al posto di Ranucci ci fossi stato io".