Bruno Vespa sul caso Ranucci: “Pensate se al posto suo ci fossi stato io”

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Dal palco di Cortina, lo stesso scelto da Mentana per l’ultimatum a La7, Bruno Vespa interviene sul caso Ranucci mentre la Rai lavora al futuro di Report: “Vi do un segnale”.

C'è un palco, a Cortina d'Ampezzo, che quest'estate è diventato il posto in cui i giornalisti televisivi italiani dicono le cose che in video non dicono. Da quello di Una Montagna di Libri, Enrico Mentana ha posto le condizioni e dato l'ultimatum per il suo rinnovo con La7. Dallo stesso palco Bruno Vespa ha scelto di parlare dell'unico argomento che in Rai, in questi giorni, tiene banco: il caso Ranucci.

"Ho ancora un'etica aziendale, sono l'ultimo giapponese, quindi non parlo delle cose che riguardano casa mia. Dico solo una cosa, do un segnale: pensate se al posto di Ranucci ci fossi stato io".

Vespa non aggiunge altro. Non spiega, non argomenta, lascia la frase in sospeso e passa oltre. Ma il ragionamento implicito è leggibile: se al centro dell'inchiesta giornalistica, dell'ordinanza del gip, delle chat pubblicate e del parere del Comitato etico ci fosse stato il conduttore di Porta a porta, il paese si sarebbe diviso in modo diverso. Nessun fronte parlamentare a difesa, nessuna mobilitazione dell'Usigrai, nessun appello sulla libertà di stampa.

È un argomento che circola da settimane nelle pubblicazioni e nelle opinioni che arrivano da centrodestra e che Vespa consegna al pubblico senza pronunciarlo per intero, protetto dalla premessa dell'"etica aziendale" e da quell'"ultimo giapponese" che è insieme autoironia e rivendicazione: il dipendente che non parla male dell'azienda, in un'epoca in cui i dipendenti dell'azienda parlano in continuazione.

Il precedente del 2020: quando davanti al Comitato etico finì lui

C'è un dettaglio che rende la frase meno teorica di quanto sembri. Il Comitato per il codice etico della Rai, l'organo che ha appena consegnato all'amministratore delegato Giampaolo Rossi il parere su Sigfrido Ranucci, si era già occupato di Vespa. Era il marzo 2020: il consigliere di amministrazione Riccardo Laganà e l'allora segretario dell'Usigrai Vittorio Di Trapani presentarono un doppio esposto, al Comitato e al Consiglio di disciplina dell'Ordine dei giornalisti del Lazio, sulle accuse rivolte da Vespa a Medici Senza Frontiere e sul "sapore politico" che il conduttore aveva attribuito alla sospensione del proprio programma. Vespa parlò di censura. Di quell'istruttoria non è mai stato reso pubblico alcun esito.

Il paragone che Vespa suggerisce, insomma, si può rovesciare. Nel suo caso il procedimento si svolse nel silenzio. Nel caso Ranucci sono finiti sui giornali la convocazione, le cinque ore di audizione, i tempi del parere e le ipotesi di ricollocazione, giorno per giorno.

La Rai al lavoro sul futuro di Report

Il contesto in cui la battuta atterra è tutt'altro che tranquillo. L'ad Rossi, il direttore degli Affari legali Francesco Spadafora e il direttore delle Risorse umane Felice Ventura hanno lavorato nelle scorse ore alle ipotesi di un nuovo incarico per Ranucci, che di Report è capo autore ed è vicedirettore ad personam dell'Approfondimento. L'ipotesi più accreditata è la ricollocazione in una testata; qualora non si trovasse un'intesa, il contratto integrativo firmato dall'Usigrai prevede la proposta di tre incarichi equivalenti sul piano professionale.

Il conduttore ha risposto per la strada che non intende trattare: "In queste ore e in questi giorni i vertici Rai sono al lavoro per il mio allontanamento da Report", ha scritto su Facebook, e a chi lo ha intercettato a Cerveteri ha aggiunto che accetterebbe soltanto qualcosa di meglio del programma che conduce. Il tutto mentre l'inchiesta della procura di Roma sull'attentato del 16 ottobre 2025 davanti alla sua abitazione va avanti: Ranucci resta parte offesa e per il gip è estraneo ai fatti, Valter Lavitola è in carcere come presunto mandante, e per giovedì 27 agosto è fissato l'interrogatorio dei quattro arrestati come esecutori materiali.

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