Comitato etico Rai, parere atteso su Ranucci: nei casi Vespa e Corsini l’esito non fu mai reso pubblico

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L’organo interno di viale Mazzini si è riunito sul conduttore di Report e il parere è atteso a giorni. Nei due precedenti che hanno riguardato figure di primo piano dell’azienda, l’esito non è mai stato reso pubblico.

Il Comitato per il codice etico della Rai si è riunito sul caso di Sigfrido Ranucci e il parere è atteso nel giro di pochi giorni. Il conduttore di Report è stato ascoltato per circa cinque ore. Oggetto della valutazione sono i suoi rapporti con Valter Lavitola, finito in carcere lunedì come presunto mandante dell'attentato dinamitardo del 16 ottobre 2025 di cui Ranucci è parte offesa, e i contenuti delle chat tra i due riprodotti nell'ordinanza del gip di Roma Iole Moricca: tra questi, la mail con cui il direttore dell'Approfondimento Paolo Corsini chiedeva un riequilibrio delle inchieste del programma, girata da Ranucci all'amico, e i giudizi del conduttore sull'amministratore delegato Giampaolo Rossi e su alcuni colleghi.

Mentre l'istruttoria è ancora in corso, sui giornali circolano già le ipotesi di una sostituzione alla guida di Report. Ma come si è comportato questo organo in passato, quando si è trovato a valutare il comportamento di altre figure di primo piano dell'azienda?

Tra i precedenti più illustri e recenti, dobbiamo arrivare al marzo 2020: Bruno Vespa. Il consigliere di amministrazione eletto dai dipendenti Riccardo Laganà, scomparso prematuramente nell'agosto del 2023, e l'allora segretario dell'Usigrai Vittorio Di Trapani presentarono un doppio esposto, al Comitato per il codice etico e al Consiglio di disciplina dell'Ordine dei giornalisti del Lazio. Contestavano al conduttore di Porta a Porta le accuse rivolte a Medici Senza Frontiere – smentite dall'organizzazione – e le dichiarazioni con cui aveva attribuito un "sapore politico" alla sospensione del proprio programma, sostenendo che un qualunque dipendente sarebbe stato sanzionato per comportamenti analoghi. Vespa replicò parlando di un tentativo di censura. Di quell'istruttoria non è mai stato reso pubblico alcun esito.

Il secondo caso è dell'ottobre 2024 e riguarda proprio Paolo Corsini, oggi direttore dell'Approfondimento e autore dei richiami a Ranucci. Dopo che una clip mandata in onda da Piazzapulita lo aveva mostrato rivolgersi in termini duri al conduttore Corrado Formigli, l'amministratore delegato Giampaolo Rossi lo convocò a viale Mazzini, espresse "il proprio disappunto" e diede mandato alle direzioni competenti di valutare "eventuali elementi sotto il profilo disciplinare". L'Usigrai chiese una verifica puntuale sul rispetto del codice etico e di disciplina; il presidente dell'Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli parlò di una chiara violazione deontologica. Non era il primo episodio: una precedente clip in cui Corsini si definiva "militante" aveva già portato all'apertura di un procedimento. Anche in questo caso, dell'esito non si è più saputo nulla.

È possibile che quelle valutazioni si siano concluse senza che l'azienda ne abbia dato conto. Nel caso specifico, però, il termine di paragone non è l'esito, ma il grado di esposizione pubblica del procedimento. Nei casi Vespa e Corsini il silenzio ha coperto l'intero percorso. Nel caso Ranucci sono di dominio pubblico la convocazione, la durata dell'audizione, i tempi del parere e persino le conseguenze che quel parere potrebbe avere sulla conduzione del programma.

C'è poi un contesto più ampio, che riguarda altri strumenti e altri organi. Nel 2023 la Rai non rinnovò la collaborazione con Roberto Saviano; nel 2024, nel caso del monologo mancato di Antonio Scurati, l'amministratore delegato Roberto Sergio sostenne che la conduttrice Serena Bortone andasse licenziata. Sono vicende che attengono a scelte contrattuali e disciplinari e non al Comitato etico, ma restituiscono il quadro in cui la valutazione su Ranucci si colloca.

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