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Il capolavoro Rai su Ranucci e Report: abbattere il simbolo senza sporcarsi le mani

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Conduttore rimosso e redazione spaccata. La Rai è riuscita a “domare” Report con la mossa perfetta: proporre due nomi inattaccabili e inaccettabili.

Ranucci fuori da Report non è più una probabile ipotesi, ma una certezza. Il simbolo è stato abbattuto con una manovra impeccabile con cui, approfittando del caso Lavitola, Rai è riuscita in un solo colpo a disinnescare il conduttore e calare una sorta di ordigno all'interno della redazione.

Ai vertici dell'azienda va riconosciuto il merito di avere sentito il tempo che arrivava, la capacità di cogliere un'occasione irripetibile per domare Report, innescando una deflagrazione all'interno del nucleo storico della trasmissione. Alla Rai3 storica, smembrata negli ultimi anni, era rimasto sostanzialmente un solo baluardo da abbattere, in vista della prossima tornata elettorale che il più delle volte corrisponde alla fine dei cicli Rai. Ed è stato colpito.

L'uscita di Ranucci era ormai scritta, ma l'esito finale è stato disastroso. Era difficile immaginare che la vicenda si concludesse con un programma privato non solo del suo volto più rappresentativo, ma anche della sua storica squadra di giornalisti, spaccata sui due nuovi conduttori scelti dall'azienda.

Qualcuno ha sostenuto che se Ranucci avesse accettato di fare autonomamente un passo indietro, avrebbe avuto più margini per difendere la sua squadra e ottenere una nuova conduzione in continuità. Che insomma abbia scelto di anteporre se stesso alla tutela del gruppo e del programma. Non si può dare per certa questa interpretazione ed è impossibile sapere come sarebbe andata se Ranucci avesse deciso di farsi da parte. Di certo lo strappo del 27 agosto — quando con una lettera gli inviati di Report avevano chiesto alla Rai una nuova conduzione interna — andava letto come un segnale di allontanamento tra la squadra e Ranucci.

In questo varco si è inserita alla perfezione la Rai. Approfittando della situazione, l'azienda ha agito con astuzia, scegliendo due nomi, Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, al contempo inattaccabili e inaccettabili. Inattaccabili perché volti del servizio pubblico e dipendenti Rai, nonché nel caso di Presutti parte della squadra di Report; inaccettabili perché calati dall'alto senza alcun dialogo con la redazione, estranei ai profili che gli inviati avrebbero proposto. A questo si aggiunge la palese disistima di Ranucci verso i due designati, come confermano le sue dure dichiarazioni.

Risultato: a pochi minuti dall'annuncio dei nuovi conduttori, la redazione di Report si è trasformata in una polveriera, con il nucleo storico di inviati che minacciano l'addio in assenza di un cambio di rotta dell'azienda. Un gruppo spaccato proprio al momento del cambio di guardia, aggravato dal rifiuto degli autori storici Iovene e Valesini di assumere la guida del programma dopo essere stati informati sui nomi della conduzione a giochi già fatti.

Decapitare Report e minarne l'unità, senza sporcarsi le mani. La Rai a trazione governativa degli ultimi anni non avrebbe potuto immaginare un epilogo migliore per completare il ribaltamento del corso precedente. E a chi si chiede perché l'azienda dovrebbe rallegrarsi di avere un Report indebolito, la risposta sta tutta nelle dichiarazioni di Fratelli d'Italia, che dopo le nomine si è augurata che il programma possa "tornare finalmente a fare il suo vero mestiere, ovvero il giornalismo d'inchiesta".

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"L'avvenire è dei curiosi di professione", recitava la frase di un vecchio film che provo a ricordare ogni giorno. Scrivo di intrattenimento e televisione dal 2012, coltivando la speranza di riuscire a raccontare ciò che vediamo attraverso uno schermo, di qualunque dimensione sia. Renzo Arbore è il mio profeta.
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