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Perché No other choice è un film da vedere: alla ricerca del posto fisso più ambito, quello nel mondo

No other choice del regista coreano Park Chan-wook si arma di una comicità surreale, cavalca il crime, si diverte a giocare con il ritmo di un buon thriller. Cuce addosso al protagonista, un sicario al servizio di se stesso, un mantello da antieroe con il quale, nel picco massimo della sua miseria umana, non si può che solidarizzare e del quale è impossibile non ridere. Bisogna vederlo, non c’è altra scelta.
A cura di Eleonora D'Amore
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Indagare la corsa all’ambizione, la competizione per il posto migliore, l'ossessione di uno stile di vita agiato, in cui non manchi niente. No other choice del regista coreano Park Chan-wook si arma di una comicità surreale, cavalca il crime, si diverte a giocare con il ritmo di un buon thriller. Non rivela mai cos’è fino alla fine, lasciando lo spettatore in balia delle sue interpretazioni. Conclude il suo racconto con una morale che sfiora questo tempo, dove il lavoro tenta spesso di inquinare i pozzi umani e si traveste da condizione imprescindibile per avere il posto fisso più ambito, quello nel mondo. La denuncia è spietata, l’orrore di alcuni aspetti sociali palpabile. In questo i coreani sono maestri, Parasite lo aveva già dimostrato.

"Si ride dei suoi sforzi patetici, ma allo stesso tempo non si perde mai la compassione. La tragedia finale, la critica sociale e la comicità sono sempre state, per me, un’unica entità” dice il regista, spiegando in parte come ha immaginato questo progetto che si propone di approfondire la crisi personale e le conseguenze del capitalismo. Un bonsai come manifesto perché "c’è un legame simbolico tra la carta e gli alberi, ma anche un contrasto: per lavoro distrugge alberi, nel tempo libero li cura".

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Tratto dal romanzo The Ax di Donald E. Westlake, noto in Italia anche come "Il cacciatore di teste" e già adattato per il cinema con il film Cacciatore di teste di Costa-Gavras del 2005, questo film si propone di stravolgerne alcune parti per far emergere tutto il cinismo e la disperazione che a un certo punto animano il protagonista Man-soo, convinto di agire nel bene per riportare la sua famiglia a uno stile di vita invidiabile. La spinta verso l'eliminazione dei concorrenti diretti, in lizza per il medesimo posto, cuce addosso a questo sicario al servizio di se stesso un mantello da antieroe con il quale, nel picco massimo della sua miseria umana, non si può che solidarizzare e del quale è impossibile non ridere.

Parimenti con sua moglie Mi-ri, appassionata di ballo e tennis, che si trova costretta a far quadrare il bilancio familiare dopo il licenziamento del marito in carriera fino al giorno prima, tornando a vestire il camice di igienista dentale. La connivenza con il piano criminoso del coniuge delineerà anche la sua condotta e la farà figurare in una zona grigia, dove c'è possibilità di recuperare le perdite ma di fatto non vince nessuno.

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Una natura avvelenata, a partire da terreno e serra loro prezioso giardino, che non ha capacità di redenzione e perisce nell'illusione di una conquista che, in realtà, funge solo da copertina. Il disco sul piatto produce un suono distorto, nonostante le note del Concerto in la maggiore K. 488 di Mozart risuonino nitide e potenti sin dall'inizio, riportando la mente al dramma familiare per eccellenza contenuto nell'Incompreso di Luigi Comencini.

No other choice si difende, pur essendo arrivato in Italia nel momento d'oro di Zalone e Avatar: sfiora i due milioni di incasso e continua a collezionare ovazioni ed elogi da pubblico e critica. Bisogna vederlo, non c'è altra scelta. 

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Casertana di origine, napoletana di adozione. Laureata in Lingue e Letterature Straniere all'Università L'Orientale di Napoli, sono Caposervizio dell'area spettacolo a Fanpage.it dal 2010, anno in cui il giornale è nato. Cinefila e appassionata di tv, nel tempo libero mi alleno a supportare un cognome impegnativo. 
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