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Gli attori di Hollywood sono ufficialmente in sciopero, la macchina del cinema si ferma

Hollywood si ferma, anche gli attori hanno aderito allo sciopero che ormai da settimane interessa gli sceneggiatori di cinema e televisione, chiedendo garanzie e un miglioramento del loro contratto di lavoro. Anche le produzioni più importanti rischiano di dover essere posticipate.
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A cura di Ilaria Costabile
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Fran Drescher, presidente SAG-AFTRA si unisce allo sciopero degli autori. Foto LaPresse
Fran Drescher, presidente SAG-AFTRA si unisce allo sciopero degli autori. Foto LaPresse

Hollywood è in stand by, anche le star hanno deciso di firmare per quello che rappresenta il più grande sciopero del settore cinematografico americano, il primo avanzato dalla categoria dal 1960, sebbene siano stati gli sceneggiatori a dare il via a questo processo. La Screen Actors Guild (SAG-AFTRA) ha indetto lo sciopero dopo l'ultimo incontro con gli studi cinematografici, in cui si è affrontata la tematica della retribuzione e la minaccia dell'intelligenza artificiale sul lavoro dell'attore.

L'inizio dello sciopero di Hollywood

È proprio quello di cui ha parlato nel suo discorso la presidente del SAG-AFTR, Fran Drescher, che ha dichiarato: "Questo è un momento della storia, un momento di verità: se non teniamo duro ora, saremo tutti nei guai. Stiamo tutti rischiando di essere sostituiti da macchine e grandi imprese". Dalle ore 8:00 italiane del 13 luglio gli attori, insieme agli sceneggiatori già in sciopero, smetteranno di lavorare. Gli scrittori sono già fermi da undici settimane, ma le loro richieste, avanzate soprattutto verso le piattaforme, come Netflix e Disney, non sono state accolte.

Le produzioni sono state rimandate

Questo stop ha portato ad un posticipo, da parte delle grandi produzioni, dei lavori sui film che sono in fase di realizzazione e che, quindi, subiranno dei ritardi significativi, dal momento che ormai anche gli attori fanno attivamente parte dello sciopero, il più grande e significativo indetto dalla categoria dal 1960. Grandi nomi, come Meryl Streep, non si sono tirati indietro nell'appoggiare la categoria, firmando la lettera rivolta alle case di produzione. Al momento, però, le trattative sembra siano particolarmente difficili e non si riesce ad arrivare ad una risoluzione. Fran Drescher ha dichiarato: "Noi siamo le vittime. Siamo vittime di un’entità molto avida. Sono scioccata dal modo in cui le persone con cui lavoriamo ci trattano". 

Il sindacato, inoltre, in una nota ha fatto presente che la retribuzione degli attori è notevolmente diminuita, a seguito dell'affermarsi dello streaming. Se prima, con ogni replica in televisione, gli attori ricevevano una percentuale, adesso che le piattaforme non comunicano i loro dati, è impossibile riproporre lo stesso schema. A questo, poi, si aggiunge il problema dell'intelligenza artificiale che, a lungo andare, può rappresentare una minaccia per tutte le professioni creative.

Sceneggiatori americani scioperano. Foto Getty Images
Sceneggiatori americani scioperano. Foto Getty Images

La versione dei produttori cinematografici

I produttori, invece, dichiarano di aver fatto una controproposta consistente, offrendo aumenti di stipendio significativi agli artisti e proponendo delle soluzioni per contrastare l'imperversare dell'intelligenza artificiale. Alcuni produttori, infatti, avrebbero proposto di scansionare il viso degli attori non protagonisti, in modo da poter riutilizzare la loro immagine quante volte è necessario, pagandoli per un solo giorno di lavoro, senza percepire compenso per le altre apparizioni. Una proposta a dir poco aberrante per la categoria che, ovviamente, si è subito allarmata.

Questo sciopero comporterà delle difficoltà finanziarie non indifferenti alle produzioni e secondo alcuni, come Bob Iger, ceo di Disney, le richieste avanzate da attori e sceneggiatori sarebbero "irrealistiche". Intanto lo sciopero ha portato comunque dei risultati, dal momento che se con gli scrittori fermi, si è ridotto il numero di film e serie, con lo stop degli attori si assiste ad un blocco totale delle attività, Jennifer Van Dyck, membro del sindacato attori, ha dichiarato a New York:

Sono triste, stanno facendo così tanti soldi e dicono che non stiamo affrontando questo problema in modo equo… nessuno vuole scioperare, ma non c’è proprio modo di andare avanti.

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