Sanremo 2026 cresce agli ascolti: il Festival di Conti trova la rotta alla terza serata nel segno di Sal Da Vinci

Ci sono due modi per leggere i numeri di questa terza serata di Sanremo 2026. Il primo è quello degli assoluti: 9 milioni 543mila telespettatori, contro i 10 milioni 700mila della terza serata dello scorso anno. Un milione e 150mila persone in meno davanti alla tv. Il secondo è quello della percentuale: 60,6% di share, contro il 59,8% del 2025. E qui il segno si capovolge: Conti batte per la prima volta se stesso.
Il vero punto di svolta, però, non è nei grafici Auditel. È in qualcosa di meno misurabile che sta accadendo nelle ultime serate: le canzoni stanno cominciando a funzionare. La prima serata aveva lasciato un senso di incompiuto, come un motore che fatica ad avviarsi. La seconda serata ci ha dato la percezione che a Carlo Conti mancasse un fil rouge, una narrazione solida che portasse il Festival in orizzontale e non solo in verticale, cioè a compartimenti stagni, serata per serata. Poi, appunto, sono esplose le canzoni. Anzi: è esplosa la canzone. È arrivato Sal Da Vinci, e qualcosa si è mosso. Vederlo piangere, vedere l'Ariston cantare e ballare con la sua "Per sempre sì" è stato fantastico. Lì si è capito che forse il Festival ha trovato il suo centro di gravità. Se permanente, lo vedremo.
La terza serata ha avuto in scaletta più carne al fuoco rispetto alle precedenti. Eros Ramazzotti, che festeggia quarant'anni di carriera, ha duettato con Alicia Keys su L'Aurora — un incontro che aveva già una storia, e che sul palco dell'Ariston ha avuto il peso che meritava. Irina Shayk co-conduttrice, Fabio De Luigi e Virginia Raffaele, il Premio alla carriera a Mogol. Una costruzione più solida, più attenta ai momenti che restano.
Siamo oltre la metà del Festival. Il quadro che emerge è quello di una kermesse che ha perso qualcosa in volume – e sicuramente in narrazione, su questo non c'è dubbio – ma che tiene bene in percentuale e che sta trovando, serata dopo serata, il suo passo. Conti ha scelto il modo più composto possibile per congedarsi e questo è un peccato. Il rischio di questo approccio è l'anonimato; il vantaggio è la tenuta. Il verdetto definitivo arriverà sabato. Ma intanto il 60,6% dice una cosa chiara: chi è rimasto davanti alla tv, ha scelto di non andarsene.