
Se Sal Da Vinci dovesse vincere Eurovision, alla fine sarebbe "colpa" anche di Maria De Filippi. La partecipazione di Sal Da Vinci a Eurovision dopo la vittoria a Sanremo è ampiamente divisiva, questo lo sappiamo e basta ricordarsi la polemica sollevata da Cazzullo per capire come mai. È una questione eterna, l'immaginario partenopeo spesso irrita, in Italia più che all'estero. Se infatti l'esibizione di Sal Da Vinci sembra riscuotere in Europa un enorme consenso, perché pizzica corde melodiche e culturali riconoscibili e riconducibili a un'identità precisa – lo racconta l'esperta di Eurovision Marta Cagnola in questa intervista a Francesco Raiola su Fanpage – nel dibattito nazionale la spaccatura c'è e continuerà ad esserci, nemmeno una vittoria eventuale di Sal Da Vinci la sanerà.
Si tratta quasi di un pregiudizio interiorizzato che permane in determinate sacche di popolazione indipendentemente dalla direzione del dibattito. Se non si può definire legittimo, è quantomeno normale.
Resta il fatto che l'esibizione di Sal Da Vinci a Eurovision è dirompente, non ci sono altre parole per descriverla. Non è questione che piaccia o meno, ma proprio un fatto di costruzione scenica, che va anche oltre la riconoscibilità della canzone e le qualità vocali di Sal Da Vinci, messe in discussione da un video con audio alterato pubblicato sui social per sbaglio, come successivamente chiarito dall'organizzazione.
La coreografia di Marcello Sacchetta
L'elemento coreografico a supporto della canzone si prende quasi tutta la scena, diventando centrale perché perfettamente integrato al contenuto del pezzo e al messaggio che vuole evocare. Ma a renderlo riconoscibile è soprattutto lo stile. Dietro al progetto c'è Marcello Sacchetta, che è il coreografo che balla sul palco con Francesca Tocca. Per chi non lo conoscesse, Sacchetta è un ballerino che ha lavorato per molti anni nella scuola di Amici, prima come concorrente e poi nel cast artistico, per poi condurre alcune edizioni del pomeridiano.

Il marchio di Giuliano Peparini
In particolare Sacchetta ha lavorato ad Amici negli anni in cui la direzione artistica era in capo a Giuliano Peparini, che nei suoi anni nel talent ha pesantemente influenzato la visione del pubblico con i suoi tableaux, i "quadri", come ricorderà qualcuno. E l'influenza di questo immaginario sul lavoro che Sacchetta ha fatto a Eurovision sembra evidente, in senso naturalmente positivo, tanto che in alcuni passaggi dell'esibizione di Sal Da Vinci sembra di assistere a una sfida di danza di Amici, in cui la musica è al servizio della coreografia e le arti si mescolano.
I dettagli fanno la sostanza: dalla preparazione dello sposo alle nozze, l'uso di quello specchio che riflette Sal Da Vinci di spalle, l'elemento dell'abito da sposa che si trasforma in bandiera tricolore, niente sembra casuale e, convinca o no il messaggio che sta alla base di tutta l'operazione Per sempre sì, è innegabile il fatto che il risultato sia eccellente.

Sacchetta ha fatto molto altro, lavorando con molti coreografi tra cui Luca Tommassini, che a sua volta ha gravitato anche nel mondo di Amici e non sembra affatto un caso. Questo dovrebbe farci riflettere su un aspetto. Si parla spesso di come l'universo defilippiano abbia influito sulla televisione e lo si fa per lo più in senso negativo, ma è altrettanto evidente che casi come questo dimostrano la capacità di De Filippi nell'avere plasmato l'immaginario visivo attraverso la competenza, l'investimento sul talento delle persone, accudite e stimolate in una fucina creativa che poi, inevitabilmente, dà i suoi frutti. Vale per Sacchetta, vale per Peparini, così come d'altronde vale anche per De Martino.